
Lamezia Terme - Numeri che raccontano storie d'ascolto e di solidarietà quelli condivisi nella X Giornata Mondiale dei Poveri da Caritas Diocesana nel report relativo ai primi 6 mesi d'attività del 2026 presso il Complesso Interparrocchiale di San Benedetto alla presenza del vescovo Monsignor Serafino Parisi, del presidente di Caritas Nazionale don Marco Pagniello e del presidente di Caritas Diocesana don Fabio Stanizzo.
Presenti a San Benedetto, per assistere al report di Caritas, le autorità civili e militari, fra cui il prefetto di Catanzaro Clemente Di Nuzzo e il sindaco Mario Murone che dopo la preghiera del Salmo 14 “Il Signore è il Rifugio del Povero” hanno voluto dare un saluto a una platea composta da operatori, insegnanti, associazioni, religiosi, consacrati, in una serata animata dal Coro del Polo Liceale “Campanella-Fiorentino” diretto dal Maestro Giovanna Massara e accompagnato al pianoforte dal Maestro Sara Saladino, con i canti “Ti cerco, Signore, mia speranza”, “La vera gioia” e l’Inno Giubilare “Pellegrini di Speranza”. Il report, relativo ai primi sei mesi del 2026 e alla diocesi di Lamezia Terme, è stato condiviso dalla rappresentante di Caritas Alessandra Cugnetto, e ha rivelato dati importanti.

Sono stati in totale 1.375 gli accessi totali registrati nei vari servizi di Caritas nei primi sei mesi dell’anno corrente, contro i 971 del 2025, e 510 le persone accolte, contro le 495 del 2025, di cui 185 sono nuovi utenti, contro i 175 del 2025: tutti dati in aumento che segnalano appunto una crescita del fenomeno povertà, confermato dai dai dati nazionali di don Pagniello. A rivolgersi ai servizi di Caritas sono soprattutto uomini (il 62,2%) per la maggior parte stranieri (il 72,5%) provenienti soprattutto da Marocco, Nigeria, Bangladesh e Gambia, mentre gli italiani sono il 23,3%, e si segnala, rispetto allo scorso anno, un aumento significativo dell’accesso di madri singole con bambini di origine Marocchina. I bisogni espressi dagli utenti al centro d’ascolto sono soprattutto quelli legati all’immigrazione, dunque di tipo legale e amministrativo, seguiti da ambito occupazionale e lavoro, disagio economico diretto, poi ambito sanitario e cura. Per quanto riguarda le richieste concrete totali sono state 8.958, di cui 5.796 inerenti beni materiali (Mensa, bagni e doccia, lavanderia, empori solidali); 2.074 riferite all’ambito abitare, in forte aumento rispetto al 2025 per quanto riguarda l’accesso al dormitorio accoglienza (1983 accessi contro 1400), ma inerenti anche tasse morose, affitti e bollette di casa; poi consulenza e orientamento, un ambito pure in forte aumento, per l’espletamento di pratiche burocratiche digitali come l’apertura Spid, orientamento ai servizi, aiuto sanitario e farmaci.

Per quanto riguarda mensa e dormitorio, sono stati 8.608 i pasti erogati finora nel 2026, di cui 5.162 consumati in sede e 3.446 pasti da asporto (una pratica preferita in caso di presenza di minori o di famiglie che non hanno la possibilità di cucinare in casa); 1.937 le accoglienze notturne al centro “Querce di Mamre”, con 25 uomini senza fissa dimora accolti stabilmente con cena e letto. Moltissimi gli interventi segnalati in tema d’autonomia e inclusione lavorativa, con 172 interventi, di cui 25 contratti stipulati con esito positivo e 10 tirocini formativi attivati nel territorio; 265 pratiche per l’immigrazione e 357 colloqui d’ascolto e orientamento ai servizi. Infine, 1.754 le visite mediche gratuite effettuate presso l’ambulatorio solidale, con 26 specializzazioni attive e necessità prossima di nuovi locali.
“Non dobbiamo vantarci del male che riusciamo a sanare: non è nello spirito Caritas” ha spiegato in conclusione don Marco Pagniello, sottolineando l’augurio che i numeri possano scendere e che diminuiscano i bisogni, nell’ottica di un percorso che porti a cambiamenti sociali reali. E sottolineando anche che la presenza maggiore di accessi da parte di cittadini migranti, unico dato lametino in disaccordo con le tendenze nazionali, debba allertare alla prevenzione dello sfruttamento lavorativo e del caporalato nelle nostre zone. “Prenderci cura è diventare responsabili del futuro dell’altro”, ha concluso Monsignor Parisi, “Intervenire non solo sulle emergenze urgenze, ma concedere di dare uno sguardo sul futuro a coloro che hanno bisogno del nostro aiuto”.
Giulia De Sensi



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