Salta al contenuto principale

mulino-fate-lamezia-5-nov27cc25ee1_590c1.jpg

Lamezia Terme – “Un atto d’amore disinteressato verso la propria terra d’origine, un modo per consegnarla migliore alle future generazioni”: in questo si riassume lo spirito dell’iniziativa di Fabio Aiello e della moglie Anna, entrambi ingegneri, nativi della zona ma emigrati in Svizzera, che hanno deciso, da privati, di ristrutturare e rendere agibile a tutti il vecchio mulino ad acqua che sorge nella zona nord del Castello Normanno, sulle sponde boschive del fiume Canne, creando l’Associazione Culturale “Amici dell’Antico Mulino delle Fate”. 

“La loro lungimiranza – ha sottolineato l’ambientalista Francesco Bevilacqua, conoscitore del luogo – ha permesso loro di vedere in questo posto non semplici macerie ma rovine capaci di parlare”. Perché i luoghi parlano, appunto, attraverso il cosiddetto Genius Loci, che per il Mulino delle Fate è rappresentato dalla figura mitologica della Fata Gelsomina, in una scultura posta all’entrata, opera del Maestro Maurizio Carnevali, inaugurata per l’occasione. Infatti, la leggenda narra che la creatura, abbandonata trovatella sulle sponde del fiume, sia stata cresciuta dalle fate e poi, andata in sposa al figlio del Principe Carlo d’Aquino e rinchiusa per gelosia, abbia trovato nuovamente rifugio presso le fate e, per generosità verso gli abitanti che aveva sempre amato, abbia chiesto il portento di far uscire farina dal mulino per tutti, senza che nessuno macinasse. A lei è stata dedicata una poesia scritta dal professor Polopoli e recitata da Giancarlo Dattilo.

mulino-fate-lamezia-5-nov7294e7_07da0.jpg

È una storia di cura e di dedizione, come quella dei giovani coniugi Aiello, ispirati fin da bambini dall’opera pastorale di Don Vittorio Dattilo, al quale hanno voluto dedicare la “Biblioteca del bosco” che sorgerà al piano superiore del Mulino, pronta ad accogliere i volumi che gli abitanti e gli autori del luogo vorranno donare. All’ambientalista Bevilacqua è stata invece dedicata una “Roverella di Francesco” appena piantumata, alla quale si spera si aggiungeranno altri alberi, che tutti sono stati invitati a donare per rendere boscoso il terreno circostante. "Un progetto all’insegna dell’ecosostenibilità", visto che, secondo le parole di Fabio Aiello “ad ogni giro di ruota si sente il suono di un campanello pe ricordare che in quest’intervallo di tempo si producono 6,5 grammi di farina sana, si evitano emissioni tossiche di CO2 pari a 5.7 grammi, per l’assorbimento della quale sarebbe necessario l’intervento di 11 alberi”.  “Tutto questo dà un senso di gratitudine – ha sottolineato il Vescovo Schillaci, presente all’inaugurazione – Gratitudine a Dio, e agli uomini che si prendono cura, e cura è la parola d’ordine che dobbiamo sempre più assimilare nella nostra vita. Papa Francesco l’ha detto nella “Laudato Sii”: dobbiamo prenderci cura della Casa comune. Ogni luogo ci parla, dobbiamo solo farci trasportare dall’incanto, dalla meraviglia, e rendere grazie al Signore”. Una fiaba intrisa di Cristianesimo, dunque, che ha portato alla palingenesi di un posto dimenticato.

Giulia De Sensi

mulino-fate-lamezia-5-nov27127_b9601.jpg

mulino-fate-lamezia-5-nove28_78f7f.jpg

mulino-fate-lamezia-5-nov8755ad_4a532.jpg

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.