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Lamezia Terme - Il Rotaract Club di Lamezia Terme ha fissato per sabato 14 dicembre, alle 10:00, presso l'Istituto Tecnico per geometri di Lamezia Terme, un convegno indirizzato ai giovani per parlare dei risvolti scaturenti da chi decide di ribellarsi alla 'ndrangheta. A raccontare la propria esperienza in merito ci sarà Pino Masciari: imprenditore che dal 1997 al 2010 è stato sottoposto al programma speciale di protezione previsto per i testimoni e attualmente è sotto scorta, insieme a tutta la sua famiglia, per aver denunciato e fatto condannare con le sue dichiarazioni decine di capi e gregari di importanti famiglie della ‘ndrangheta. Nel 1988 Masciari cominciò a lavorare nell'impresa edile di suo padre, il quale si era già rivolto alle Forze dell'Ordine per riferire sulle pressioni e le estorsioni che la 'ndrangheta esercitava sul loro lavoro. Da subito egli si ribellò alle pretese dell'organizzazione a delinquere, vedendo così le prime ripercussioni sull'azienda e ostruzionismi di varia natura, come furti, incendi, danneggiamenti e minacce. Nel 1994 fu costretto a licenziare tutti i suoi operai e a denunciare presso le forze dell'ordine quanto stava subendo. Dopo numerose perdite economiche, le banche smisero di prestargli denaro e fu costretto a ricorrere agli usurai per ottenere quella liquidità che veniva meno dai mancati pagamenti dei lavori già realizzati dalla ditta. Nell'ottobre del 1996 la ditta "Masciari Costruzioni" fallì: il fallimento dell’impresa era la conseguenza della sua ribellione al sistema criminale del potere ‘ndranghetistico, per cui la Commissione Centrale del Ministero dell’Interno assunse con delibera l’onere del pagamento della procedura fallimentare e di tutto ciò che ne derivava. Per denunciare la criminalità, Pino Masciari ha abbandonato la sua attività di imprenditore e tutta la sua famiglia ha dovuto abbandonare la propria terra, nella quale non possono tuttora tornare a vivere vista l'attualità del rischio. Ora sono anche costretti a pagare una pendenza relativa al fallimento dell'impresa, eppure il fallimento è conseguenza alla ribellione contro il potere 'ndranghetista. Le Istituzioni preposte non intervengonobarricandosi dietro questioni formali, e presto Masciari sarà costretto a vendere la casa.

In rete ora, la moglie, Marisa Salerno Masciari, auspica che venga portato a termine l’impegno che la Commissione Centrale ha assunto con determinazione nelle sue delibere coordinando la chiusura fallimentare, chiedendo attraverso una petizione (http://www.change.org/pinomasciari) che la pendenza relativa al fallimento della impresa di suo marito venga estinta dallo Stato, come era stato assicurato da precedenti sentenze. "Siamo ben lieti dunque di invitare prendere parte a questo appuntamento - dicono dal Club - che mira a smuovere le coscienze e a destare in ciascuno la consapevolezza che sia necessario eradicare qualsiasi sopruso nei confronti degli imprenditori calabresi.".

 

 

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