Lamezia Terme – A nome della Uil Fpl, Bruno Ruberto ha inviato una lettera al sindaco, agli assessori comunali e – tra gli altri – al collegio dei revisori per chiedere la convocazione di un tavolo tecnico sugli atti prodotti da uffici comunali e Giunta relativi all’ attività di ricognizione e rideterminazione dei fondi anni 2010- 2020 e approvazione piano di recupero.
“La nostra organizzazione sindacale – afferma - storicamente non è mai entrata nel merito delle modalità di costituzione dei fondi delle risorse decentrate destinate alla retribuzione del salario accessorio dei dipendenti del Comune di Lamezia Terme, nella piena consapevolezza che la gestione del fondo di finanziamento dei singoli istituti che costituiscono l’insieme del salario accessorio dei lavoratori, rappresenta attività autonoma di natura datoriale e, come tale, rimessa all’esclusivo potere determinativo dell’Ente. Onde evitare tendenziose ricostruzioni su quanto legittimamente attivato, definendo una ricognizione e rideterminazione dei fondi del salario accessorio nel periodo ricompreso tra gli anni 2010/2020, rammentiamo che nessun dipendente ha percepito risorse economiche illegittime, tantomeno nessuna organizzazione sindacale e la Rsu ha sottoscritto contratti decentrati aziendali che potenzialmente potevano essere in violazione o in contrasto con la normativa di settore”.
Il sindacalista cita la Sentenza del Tribunale Civile di Lamezia Terme – sezione lavoro, nella quale si afferma che:“è pacifico che il Comune di Lamezia Terme ha omesso di attivare il ciclo di gestione della performance e che, a causa di tale lacuna, non si è proceduto ad una valutazione del personale effettuata in base ai parametri previsti dalle disposizioni legislative e contrattuali vigenti”; attestando una “…condotta inadempiente imputabile al Comune di Lamezia Terme”. “Da ciò – per la Uil -consegue che il Comune di Lamezia Terme non poteva autorizzare la sottoscrizione definitiva dei citati contratti decentrati aziendali, che contenevano pattuizioni in contrasto con i vincoli risultanti dai contratti collettivi nazionali e dai limiti di legge o che comportava oneri premianti che non erano assistiti dagli strumenti di programmazione dell’Ente, violando palesemente i fondamentali principi di correttezza e buona fede, oltre a danneggiare i dipendenti, le organizzazioni sindacali e le Rsu. Risulta pertanto di solare evidenza che se le materia dove la legge attribuisce alla contrattazione collettiva la regolamentazione degli istituti e il datore di lavoro pubblico decide di non applicarli unilateralmente o peggio quantifica illegittimamente il fondo delle risorse ad esse destinate, configura plasticamente una responsabilità amministrativa e patrimoniale in capo ai soggetti facilmente identificabili nella relazione a corredo della delibera che approva il piano di recupero, che nel tempo si sono resi responsabili di un illegittimo e gravemente lesivo calcolo di quantificazione del fondo e il conseguente sperpero di risorse pubbliche”. “La procedura di approvazione del piano di recupero necessita di approfondimenti al fine di non inficiare un auspicabile, legittimo e atteso riallineamento della contrattazione decentrata aziendale ma, nel contempo non deve pregiudicare l’entità economica del fondo del salario accessorio necessario ad assicurare il godimento di veri e propri diritti economici riconoscibili al personale dipendente”.
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