
Lamezia Terme, 26 marzo - “E’ semplicemente allarmante pensare di chiudere il carcere di Lamezia Terme in una regione ad alta densità ‘ndranghetistica ed in cui solo per le gravi responsabilità dell’Amministrazione Penitenziaria e del ministero della Giustizia non c’è da anni un provveditore regionale a coordinare stabilmente le politiche penitenziarie”. E’ quanto afferma Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. “Non è da esempio assurdo - prosegue - distaccare agenti dalla Calabria, dove ci sono serie carenze di organico nelle carceri, per mandarli in servizio temporaneo a S. Angelo dei Lombardi? Non ci stiamo e manifestiamo il 4 aprile a Roma”. “Altro che vigilanza dinamica e celle aperte - rimarca Capece - questa incomprensibile rivisitazione dei circuiti regionali penitenziari voluta dal Dap è una vera e propria resa della Stato alla criminalità organizzata ed è inaccettabile. Mi appello alla ministro della Giustizia, Paola Saverino: non si può più perdere tempo. Bisogna dare nuovi vertici all’Amministrazione Penitenziaria visto che quelli attuali, Giovanni Tamburino e Luigi Pagano, sono incapaci di risolvere i problemi ed anzi perseguono soluzioni pericolose”. “Nonostante le chiacchiere di Tamburino e Pagano, che pontificano sugli effetti salvifici di questa soluzione – taglia corto il leader dei baschi azzurri del Sappe - la vigilanza dinamica dei penitenziari voluta dall’Amministrazione Penitenziaria per alleggerire l’emergenza carceraria è una resa dello Stato alla criminalità”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA