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Lamezia Terme - Stesse dinamiche collusive e stessi personaggi di spicco delle organizzazioni criminali che resero inevitabili i precedenti scioglimenti del 1991 e del 2002: il copione si ripete anche per il 2017 dove a tutto questo si aggiungono le ombre sulla campagna elettorale del 2015, “un diffuso quadro di illegalità in diversi settori dell’Ente” e ancora “un vero e proprio sistema che ha consentito di aggiudicare gli appalti sempre alle medesime ditte”. La relazione del Ministro Minniti sui lavori conclusi dalla prefettura di Catanzaro parla chiaro: “Le vicende hanno rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Lamezia Terme, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell'istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività, rendendo necessario l'intervento dello Stato per assicurare il risanamento dell'ente”.

Nell’attesa che il Decreto firmato dal Presidente della Repubblica il 24 novembre scorso venga a breve pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, emergono elementi dalla relazione allegata che hanno portato la città al suo terzo scioglimento in 26 anni. In ballo ci sono aspetti non di poca importanza: “frequentazioni, rapporti a vario titolo tra numerosi componenti sia dell'organo esecutivo che di quello consiliare con soggetti appartenente alla criminalità organizzata” e ombre dunque, sulla tornata elettorale del 2015. Ma sotto la lente d’ingrandimento anche gli incarichi legali dell’ex sindaco Mascaro, affidamenti diretti a cooperative sotto indagine, appalti “sempre alle medesime ditte”, gestione del verde pubblico e gare che non hanno convinto la commissione d’accesso chiamata a verificare gli atti del Comune.

L’operazione Crisalide e il coinvolgimento di alcuni consiglieri comunali

“Il comune di Lamezia Terme - si legge nella relazione del Ministro dell’interno Marco Minniti - i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 31 maggio 2015, presenta forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l'imparzialità degli organi elettivi, il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio dell'ordine e della sicurezza pubblica. 

All'esito di un'operazione coordinata dalla procura della Repubblica di Catanzaro, nel mese di maggio 2017, è stata data esecuzione ad un'ordinanza di fermo nei confronti di 52 indagati appartenenti ad una cosca attiva nella piana di Lamezia Terme ritenuti responsabili, a vario titolo, di numerosi reati tra i quali associazione di stampo mafioso, detenzione illegale di armi, esplosivi e porto abusivo di armi, estorsione, rapina, danneggiamento a seguito d'incendio, traffico illecito di sostanze stupefacenti. Nell'ambito dell'operazione è stato inoltre eseguito un decreto di perquisizione nei confronti di un consigliere comunale in quel momento sottoposto agli arresti domiciliari per altre condotte costituenti reato, misura cautelare successivamente revocata, e del vice presidente del consiglio comunale, poi dimessosi. Ai predetti amministratori è stato contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa in quanto avrebbero chiesto e fruito dell'appoggio elettorale della locale cosca mafiosa.

In relazione a tali vicende il prefetto di Catanzaro, con decreto del 6 giugno 2017, successivamente prorogato, ha disposto, per gli accertamenti di rito, l'accesso presso il suddetto comune ai sensi dell'art. 143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. All'esito delle indagini, la commissione incaricata delle verifiche ispettive ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze il prefetto di Catanzaro, sentito nella seduta del 12 ottobre 2017 il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del procuratore aggiunto presso la procura distrettuale di Catanzaro ed il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lamezia Terme, ha trasmesso l'allegata relazione che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si dà atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l'applicazione delle misure di cui al citato art.143 del decreto legislativo n. 267/2000”.

“Stesse dinamiche collusive dei precedenti scioglimenti e illecita acquisizione di voti”

“I lavori svolti dalla commissione d'accesso hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, la cornice criminale ed il contesto ove si colloca l'ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le locali consorterie. Il comune di Lamezia Terme, il cui consiglio comunale è già stato sciolto due volte per condizionamenti di tipo mafioso nel settembre 1991 e nel novembre 2002, insiste in un contesto territoriale caratterizzato dalla presenza di quattro organizzazioni criminali, tra le più potenti del “sistema ‘ndrangheta” per la loro pervasività nel tessuto economico sociale ed anche istituzionale e per la loro capacità di intrecciare rapporti ed alleanze con i più importanti sodalizi criminali della Calabria e di altre regioni.

La relazione del prefetto effettua, a tal proposito, un raffronto tra le risultanze dell'accesso attuale e quelle che diedero luogo agli scioglimenti degli organi comunali per infiltrazioni della criminalità organizzata nel 1991 e nel 2002 rinvenendo, in assoluta continuità, la persistenza delle medesime dinamiche collusive e dell'operatività degli stessi personaggi di spicco delle organizzazioni criminali dominanti in quel territorio. Fonti tecniche di prova hanno attestato come la campagna elettorale per il rinnovo degli organi elettivi sia stata caratterizzata da un'illecita acquisizione dei voti che ha riguardato, direttamente o indirettamente, esponenti della maggioranza e della minoranza consiliare. È inoltre stata rilevata una sostanziale continuità amministrativa, atteso che molti degli attuali amministratori hanno fatto parte, a diverso titolo, della compagine eletta nel 2010”.

Frequentazioni dell’organo esecutivo con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata

“Ulteriore rilevante elemento che evidenzia un contesto ambientale compromesso è rappresentato dalla sussistenza di cointeressenze, frequentazioni, rapporti a vario titolo tra numerosi componenti sia dell'organo esecutivo che di quello consiliare con soggetti appartenente alla criminalità organizzata. Al riguardo il prefetto evidenzia che successivamente alla loro elezione e fino ai primi mesi del 2016 il sindaco ed il vice sindaco, entrambi avvocati, hanno assunto, contemporaneamente, la veste di difensori di fiducia di esponenti di massima rilevanza delle cosche lametine e di loro sodali e quella di organi di vertice dell’amministrazione comunale”.

Gli incarichi legali di Paolo Mascaro

“Solo nei mesi di marzo e maggio 2016, a seguito della costituzione di parte civile del comune nei processi di cui sopra, il primo cittadino ed il vice sindaco hanno rinunciato all'incarico di difensori dei menzionati esponenti della criminalità organizzata e il mandato conferito al sindaco è stato assunto da altro professionista in stretti rapporti di affinità con il primo cittadino. Il prefetto evidenzia come l'intricata rete di rapporti e cointeressenze tra amministratori e soggetti con precedenti penali è ulteriormente attestata dalla circostanza che un consigliere comunale ed il coniuge di questi sono indagati per numerosi gravi reati, tra i quali quello di bancarotta fraudolenta, per quest'ultimo unitamente ad un libero professionista che è in stretti rapporti di affinità con una dipendente comunale. La relazione della commissione d'indagine ha fatto emergere un diffuso quadro di illegalità, in diversi settori dell'ente locale che, unitamente ad un generale disordine amministrativo, si sono rivelati funzionali al mantenimento di assetti predeterminati con soggetti organici o contigui alle organizzazioni criminali egemoni ed al consequenziale sviamento dell'attività di gestione dai principi di legalità e buon andamento”.

“Concessione immobile comunale a cooperativa che non garantisce alcuna affidabilità gestionale”

“Il penetrante condizionamento posto in essere dalla criminalità organizzata nei confronti dell'amministrazione emerge, altresì, dall'analisi dei procedimenti concernenti l'affidamento di beni confiscati alla criminalità organizzata. L'amministrazione comunale ha infatti concesso, per quindici anni e gratuitamente, un immobile ad una cooperativa, pressoché inattiva da tempo perché sottoposta ad indagini per indebite percezioni di erogazioni pubbliche. L'organo ispettivo ha rilevato numerose criticità nella procedura di assegnazione del bene, in particolare, ha evidenziato che dall'esame della determina di affidamento non emerge lo scopo sociale perseguito dalla cooperativa né le finalità di utilizzo dell'immobile.

Ulteriori circostanze anomale di tale vicenda sono rappresentate dal fatto che alla procedura di assegnazione ha partecipato la sola cooperativa che ha poi ricevuto il bene in concessione, cooperativa che, dai controlli effettuati, non garantisce alcuna affidabilità gestionale atteso che, sono risalenti nel tempo, gli ultimi bilanci di esercizio e le altre dichiarazioni contabili. Viene altresì evidenziata la mancanza dei requisiti minimi morali da parte dei soci e degli amministratori, in particolare due dei soci sono gravati da pregiudizi di natura penale ed uno di essi è riconducibile ad esponenti della criminalità organizzata”.

Il sistema nel settore degli appalti e l’affidamento sempre alle medesime ditte

“La relazione del prefetto ha inoltre posto in rilievo come, sempre dall'esame delle determine, sia emersa l'esistenza, nel settore degli appalti di lavori e servizi, di un vero e proprio "sistema" che, da un lato consente di aggiudicare appalti sempre alle medesime ditte in base ad una rotazione delle stesse e, dall'altro, attraverso il meccanismo delle proroghe ripetute permette alle ditte un sostanziale recupero del ribasso offerto in sede di gara. Tale consolidato modus operandi ha permesso di eludere le disposizioni in materia di informazioni antimafia. È altresì evidenziato come in tale settore l'ente non abbia posto in essere alcuna preventiva forma di programmazione né alcuna attività di controllo nella fase di esecuzione delle opere e dei servizi”.

Irregolarità e anomalie nella gestione del servizio mensa

“Elementi concreti che attestano una gestione amministrativa non aderente al principio di legalità sono emersi anche in relazione all'affidamento del servizio di mensa scolastica per il periodo 2016-2019 disposto attraverso una gara d'appalto. L'organo ispettivo ha rilevato, nella procedura in questione, numerose irregolarità ed anomalie sia in sede di nomina e sostituzione dei componenti la commissione giudicatrice sia in ordine alle modalità di valutazione delle offerte. La gara è stata aggiudicata nel mese di febbraio 2017 ad una impresa che già aveva svolto lo stesso servizio nel triennio precedente ed il cui socio di maggioranza è gravato da precedenti penali. L'impresa nell'aprile 2017 è stata destinataria di certificazione interdittiva antimafia emessa dal prefetto di Catanzaro a seguito della quale l'ente nel mese di maggio ha revocato l’affidamento. Evidenzia inoltre la commissione d'indagine che la società in argomento fino ad agosto 2017 deteneva anche il 20% del capitale sociale di altra società a sua volta destinataria, sin dal mese di gennaio 2016, di provvedimento interdittivo antimafia”.

Disfunzioni nella gestione del verde pubblico, “stessa cooperativa destinataria di più affidamenti e successive proroghe”

“Disfunzioni e irregolarità sono state rilevate anche nelle procedure per l'affidamento del servizio di gestione del verde pubblico caratterizzate da un ripetuto ricorso ad assegnazioni dirette sulla base di infondati motivi di urgenza. Viene pure posto in rilievo che negli anni 2016-2017 l'ente, frazionando le prestazioni e le relative spese in elusione della normativa di settore, ha permesso ad una cooperativa, in via esclusiva o in associazione con altre imprese, di essere destinataria di più affidamenti e successive proroghe. Anche in tale ambito l'amministrazione comunale anziché procedere alla dovuta pianificazione e programmazione degli interventi manutentivi e porre in essere un’unica gara, al fine di garantire un servizio omogeneo e costante, ha ripetutamente fatto ricorso all'istituto dell'affidamento diretto attraverso singole determine alcune delle quali prive della corretta identificazione del luogo ove effettuare la manutenzione ed altre addirittura mancanti del periodo di durata della prestazione del servizio. Emblematico in tal senso si è rivelato l'esame di due determine dirigenziali con la prima delle quali il servizio di decoro del verde pubblico è affidato per un importo di circa 160.000 euro alla predetta cooperativa facente parte di una ATI e, solamente quattro mesi dopo, lo stesso servizio è nuovamente affidato alla stessa ATI per un importo di circa 50.000 euro”.

Manutenzione stradale, “impresa aggiudicataria in rapporti con soggetti legati alla criminalità organizzata”

“Analoghe illegittimità ed irregolarità, che delineano il quadro di un’amministrazione pervicacemente gestita in dispregio del principio di legalità, sono emerse dall'analisi delle procedure di appalto dei lavori pubblici. Anche in questo ambito la commissione d'indagine ha rinvenuto il frequente ricorso dell'amministrazione comunale agli affidamenti diretti in evidente violazione delle vigenti disposizioni. Le verifiche disposte hanno evidenziato che l'ente, anche nei rari casi in cui ha provveduto ad aggiudicare lavori mediante procedure ad evidenza pubblica, ha poi affidato alle imprese aggiudicatarie ulteriori lavori anche di altra tipologia.

In tal senso è significativa la vicenda relativa ad un’impresa alla quale sono stati aggiudicati con contratto stipulato nell'agosto 2016 lavori per la manutenzione delle strade comunali - per l'importo di circa 270.000 euro - a cui è seguita, nei mesi di novembre e dicembre 2016, l'assegnazione sempre alla stessa ditta e senza alcuna gara di nuovi lavori per importi di oltre 40.000 euro, soglia che supera il tetto previsto dalla normativa comunitaria per gli affidamenti diretti. Gli accertamenti effettuati dalle Forze dell'ordine hanno inoltre messo in rilievo che il titolare dell'impresa aggiudicataria di tali lavori è persona gravata da numerose segnalazione all'autorità giudiziaria per diverse fattispecie di reato ed ha rapporti di frequentazione con soggetti riconducibili alla locale criminalità organizzata e che alcuni dipendenti dell'impresa sono indagati per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”.

Minniti: “Perseguiti fini diversi da quelli istituzionali”

“Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto di Catanzaro hanno rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Lamezia Terme, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell'istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività, rendendo necessario l'intervento dello Stato per assicurare il risanamento dell'ente.

Ritengo, pertanto - conclude il Ministri Minniti nella relazione - che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme, ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi”.

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