
Lamezia Terme, 12 febbraio - Il sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza, ha ricevuto al Comune Vincenzo Teodoro, l'operaio licenziato dopo aver denunciato il suo datore di lavoro con l'accusa di trattenere metà dello stipendio. Speranza, che ha accolto la richiesta del signor Teodoro di incontrarsi con lui, si è messo in contatto con il sindacato che ha assistito l'operaio perché vengano riconosciuti i diritti del lavoratore e ha altresì chiamato il Prefetto ringraziandolo per il suo interessamento. Il sindaco ha auspicato che la giustizia faccia il suo corso in maniera celere ed efficace.Spera inoltre che il lavoratore possa essere reintegrato nel suo posto di lavoro così da poter incoraggiare tutti i lavoratori che dicono la verità.
La lettera dell'operaio al Prefetto
"Ill.mo Sig. Prefetto, il sottoscritto, era un dipendente della Martino Salvatore & C. s.a.s di Lamezia Terme ed era uno di quei lavoratori costretti a restituire circa metà del proprio stipendio al proprio datore di lavoro per poter lavorare; non è un gioco di parole, ma una triste realtà calabrese. Nel dicembre del 2010 ebbi il coraggio di rivolgermi alla Guardia di Finanza di Lamezia Terme che arrestò il mio datore di lavoro e proseguì le indagini accertando che tutti i dipendenti delle aziende di famiglia dei Martino versavano nelle mie stesse condizioni. Di recente i giornali hanno pubblicato il risultato delle indagini che il mio legale mi dice siano relative ad un procedimento penale della Procura di Lamezia Terme 2706 R.G.N.R.. Premetto che nel momento in cui mi sono rivolto alla Guardia di Finanza, ero cosciente a priori che quella “mossa” mi sarebbe costata il posto di lavoro, ma ero così stufo di vedere calpestata giornalmente la mia dignità. In effetti, dopo la conclusione delle indagini, nel dicembre u.s., Martino salvatore mi ha licenziato per “riduzione di personale”, motivo ingiusto per il quale ho adito le competenti vie legali, ma so bene individuare la vera ragione. Se avessi avuto la possibilità di avere un altro posto di lavoro, sarei stato io stesso a licenziarmi; ma non l’ho avuta ed ho continuato a lavorare sotto quel padrone che io ho fatto arrestare; quindi immaginate ciò che ho dovuto subire ed in quale clima mi sono trovato. Tuttavia non mi pento di ciò che ho fatto; almeno ho ritrovato la mia dignità; alcuni mi dicono: altri mi domandano: . In effetti non posso dare torto a queste persone e mi presto a scrivere la presente per comunicare tutto il mio rammarico nel constatare che lo Stato, a Lamezia Terme, è completamente assente. La mia tristezza si acuisce nel momento in cui sento la S.V. ed altre autorità che esortano i cittadini a denunciare i soprusi, la mafia, etc. ed adesso chiedo: io ho denunciato…e le istituzioni dove sono? Leggendo gli articoli apparsi sul caso Martino nel mese di dicembre, credevo servissero a smuovere qualcosa, ma il “silenzio assordante” che ne è conseguito è indescrivibile. Dove sono tutti quei signori che fanno le sfilate a favore della legalità? Sindaco, assessori, politici vari, sindacati (che per primi dovrebbero interessarsi al problema)….NESSUNO SI E’ FATTO VIVO, eccezion fatta per il sig. Rocco Mangiardi ed Armando Caputo che mi hanno convocato in una occasione ed ovviamente e soprattutto gli agenti della Guardia di Finanza di Lamezia Terme che tuttora mi sono vicini moralmente ed ai quali mi rivolgo nei momenti di sconforto. A loro vada il mio ringraziamento e stima per come servono lo Stato e per come fanno sentire lo Stato vicino ai cittadini. I sentimenti contrari, non pronunciabili, vadano a tutti gli altri. Per dare l’idea del fenomeno che mi ha visto coinvolto (e che tutti sono perfettamente a conoscenza di come sia diffusissimo nel nostro territorio), posso dire che a me ed i miei colleghi venivano estorte somme per circa 10.000,00 € annui (senza contare gli ulteriori danni che derivano da ciò); mi risulta, da quello che apprendo sui giornali, che la mafia a volte estorce somme inferiori ai malcapitati commercianti. Eppure nessuna levata di scudi vi è stata per noi 40 dipendenti “taglieggiati”. Forse perché non è il periodo giusto, almeno per i politici e per gli enti ad essi collegati; in effetti siamo in campagna elettorale e come ben sappiamo le imprese sono un bacino di voti e “sponsorizzazioni” che non possono essere trascurate, quindi non è il caso di sollevare questioni in questo momento contro di loro; tanto gli operai, morti di fame erano e morti di fame restano. Con questo intendo solo segnalare alla S.V. che sono un padre di famiglia rimasto senza lavoro “perché ha denunciato” e che aveva avuto fiducia nelle Istituzioni. Mi scuso se mi rivolgo alla S.V. in questi termini, ma sento il bisogno di dirvi, ancora, che la presenza dello Stato deve essere tangibile per i cittadini, non aleatoria e mediatica. Con ossequio".
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