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Lamezia Terme - Un evento articolato, denso di interventi che chiamano in causa competenze diverse, quello realizzato dall’Associazione “Per te” in sala Napolitano per affrontare il tema della violenza su donne e minori. Quello scelto dagli organizzatori è un sottotitolo eloquente: “difendere, intervenire, proteggere”. Al tavolo dei lavori, moderati da Maria Scaramuzzino e accompagnati dalla musica del Maestro Maurizio De Paola e di Vittoria Pileggi, sono infatti intervenuti rappresentanti della magistratura, delle forze di polizia, delle istituzioni, ma anche della scuola e della Chiesa, uniti dall’unico intento di rendere noti i mezzi di cui la lotta alla violenza dispone ad oggi, per motivare le vittime ad uscire dal tunnel. La stessa Associazione “Per te”, con il suo presidente Francesco De Fazio, il vicepresidente Katia Nero e gli avvocati Laura Gigliotti e Matteo Folino, è una porta aperta per chi decida di denunciare o di chiedere aiuto, ma una volta fatto il primo passo si serve inevitabilmente di una serie di interlocutori istituzionali, che in questa occasione, dopo i saluti del sindaco Mascaro, hanno reso pubblico il proprio ruolo.

Il “codice rosso” 

“Quando si va ad incrociare una divisa o una toga significa che questa società è mancata in qualcosa” ha sottolineato il sindaco a preambolo, ma questo purtroppo accade spesso, e la Legge si è infatti adeguata, istituendo nel 2019 il cosiddetto “codice rosso” per i reati che implicano violenza di genere, con inasprimento delle pene e delle disposizioni cautelari per i maltrattamenti in famiglia e in caso di stalking – in quest’ultimo caso anche il braccialetto elettronico per controllare gli avvicinamenti del persecutore – introducendo misure prima inesistenti anche per il reato di revenge porn – per il quale è colpevole non solo chi produce e diffonde i video privati ma anche chi li condivide. Ne ha parlato diffusamente Marica Brucci, Sostituto Procuratore della Repubblica al Tribunale di Lamezia Terme che ha dichiarato: “Sono qui da due anni, e mi sono occupata finora quasi solo di reati di genere”. Un’altra vita dedicata alla causa è quella del comandante della polizia di Stato Maria Gaetana Ventriglia, che ha illustrato i nuovi strumenti in mano alla polizia per intervenire in casi di maltrattamento: la App youpol per favorire le segnalazioni da parte di minori, la campagna “Questo non è Amore” per avvicinare le vittime alle Istituzioni, il “Protocollo Zeus” per la rieducazione dei persecutori, e il nuovo “Protocollo Eva” che la polizia mette in atto anche a partire da una semplice telefonata anonima, e che va dall’identificazione del mittente alla verifica della possibile presenza di armi in casa, fino all’intervento, non più pacificatore ma teso a rilevare la reale situazione ambientale presente, con la messa in sicurezza delle vittime.

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L'ascolto delle vittime

Grande importanza riveste l’ascolto di queste ultime, accurata ma cauta, onde evitare la cosiddetta “vittimizzazione secondaria”, da scongiurare con l’intervento di esperti come la dottoressa Maria Mirabelli, psicologa clinica e forense, che ha illustrato come il dolore prodotto dalla violenza o dal ripercorrerne gli episodi possa essere superato da donne che “in realtà non sono fragili, ma vanno solo aiutate a tirare fuori la forza che c’è in loro”. Se ne occupano spesso anche avvocati difensori come Ramona Gualtieri, esperta di reati di genere, che ha sottolineato come non sempre l’intervento della Legge e delle Istituzioni sia pronto nei casi di maltrattamento e come le donne pensino spesso che denunciare sia come firmare la propria condanna a morte: un invito a fare meglio per tutti.

La violenza sul web

Un altro campo doverosamente indagato è stato quello della violenza sul web, con l’intervento dell’avvocato Claudia Ambrosio, criminologa e mediatrice penale e familiare, che ha introdotto la presenza di nuovi reati come il “deep nude”, in cui le immagini diffuse in rete sono alterate al computer, ma hanno la stessa valenza che nel revenge porn: questo reato va quindi ad affiancarsi al sexting o al cyberbullismo, dando filo da torcere ad un apparato legale che deve continuamente aggiornarsi, ma anche ad una scuola che come istituzione ha il dovere di intervenire. Ne ha parlato Teresa Antonietta Goffredo, dirigente scolastica del Liceo Galilei, la quale ha messo in evidenza l’importanza della collaborazione fra genitori – che invece a quanto pare si pongono spesso da antagonisti – e insegnanti. “Abbiamo tanti Maestri – ha sottolineato la dirigente – ma spesso manca l’esempio”. Anche la Chiesa per fortuna si sta muovendo in questo senso sotto il Pontificato di Papa Francesco, con una revisione dei propri apparati e l’istituzione degli Uffici diocesani per la tutela dei minori. Ne è responsabile a Lamezia Terme don Giuseppe Critelli, che ha sottolineato il raddoppiamento dei reati di pedopornografia durante la crisi pandemica.

Giulia De Sensi

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