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Maida – A distanza di un mese Maida celebra una giornata storica per la comunità. Dopo la proposta a firma dei consiglieri comunali del gruppo Costruiamo il Futuro, Galdino Dario Amantea e Antonio Sonetto, approvata dall'assise cittadina, Maida è diventata comune apripista con l'istituzione del Registro Comunale dei Dimoranti. Non si tratta di un atto burocratico o di una nuova cittadinanza giuridica, ma di un atto di riconoscenza e di un abbraccio morale verso quella "Maida diffusa" fatta di decine di migliaia di maidesi e discendenti sparsi nel mondo, dagli Stati Uniti all'Argentina, dalla Svizzera all'Australia, che continuano a dire con orgoglio: «Io sono maidese».

“Un doveroso e profondo ringraziamento - affermano dal gruppo Costruiamo il futuro - va all’autore Luca Cervadoro. Con il suo straordinario lavoro di ricerca e con il volume "Dimoranza. Manifesto per una Civiltà Ubiqua", Cervadoro ha donato alla nostra comunità la visione culturale che ha reso possibile questo passo storico. Dal suo testo prende vita il principio dello Ius Loci Latente. L'idea che, accanto allo ius soli e allo ius sanguinis, esista un legame indissolubile fondato sulla memoria, sull'identità e sulle radici. Un "diritto del luogo" di continuare a vivere nel cuore dei propri figli e dei loro discendenti, ovunque essi si trovino nel mondo. Un riconoscimento speciale e sentito va a Maria Concetta Pileggi, dalla cui intuizione, passione e sensibilità è nata la costruzione di questa proposta. Lei ha compiuto una scelta di straordinaria eleganza istituzionale, ha deciso di non apporre il proprio nome agli atti e alla relazione per evitare qualsiasi potenziale polemica o strumentalizzazione politica, scegliendo di fare un passo indietro affinché fosse l'idea ad andare avanti. Un gesto di generosità che dimostra come il bene comune e l'amore per Maida vengano prima di ogni personalismo”.

A spiegare il progetto, Luca Cervadoro ricercatore di storia patria: “il 29 luglio 2026, infatti, nella sala dell'ex scuola media "G. Pascoli" di via O. De Fiore, il Consiglio comunale di Maida si è riunito in seduta pubblica ordinaria. Tra i punti all'ordine del giorno "Maida, Città della Dimoranza. Valorizzazione della comunità maidese nel mondo mediante l'istituzione del Registro Comunale dei Dimoranti e l'adozione del Regolamento per il riconoscimento della cittadinanza affettiva". È stato approvato all'unanimità, in forma palese. Deliberazione n. 25 del 2026. Regolamento composto da nove articoli. Parere di regolarità tecnica favorevole del Responsabile dell'Area Amministrativa, dottor Walter Perri, in data 16 luglio. Parere contabile non dovuto, perché l'atto non comporta alcun onere per l'Ente: il futuro, in questo caso, costa zero euro. Copia trasmessa alla Prefettura di Catanzaro. Il Regolamento entrerà in vigore il quindicesimo giorno dalla ripubblicazione all'Albo Pretorio. In parole semplici: un Comune italiano ha deciso di aprire un registro dei propri figli che non sono mai nati qui”.

Che cosa dice quell'atto

“Il Registro Comunale dei Dimoranti - prosegue - è l'elenco pubblico dei discendenti dei maidesi emigrati, ovunque essi vivano e in qualunque generazione si trovino. La cittadinanza affettiva che il Regolamento riconosce non è la cittadinanza giuridica: non dà diritto di voto, non incide sull'anagrafe, non produce obblighi né per il Comune né per chi si iscrive. Riconosce una cosa diversa, e cioè che esiste un legame di appartenenza che precede i documenti e sopravvive ai documenti. Chi scrive ha proposto per questo legame il nome di Dimoranza, dal latino demorari, trattenersi a lungo, con il suffisso del lessico giuridico medievale che indica una condizione permanente dell'essere: la condizione per cui un luogo continua ad abitare una persona anche in totale assenza di residenza, di prossimità e talvolta perfino di esperienza diretta. E ha proposto, accanto allo ius soli e allo ius sanguinis, un terzo principio possibile, lo ius loci latente: il diritto del luogo che resta dormiente dentro una discendenza e si risveglia. A questo punto un lettore ha diritto di chiedersi se stiamo parlando di poesia. No. Stiamo parlando di un atto amministrativo con un numero di protocollo, un parere tecnico e una copia in Prefettura”.

Dieci proposte, aperte a chiunque

Queste che seguono non sono decisioni: “sono proposte che un cittadino mette sul tavolo della commissione consiliare, senza pretendere nulla e senza chiedere nulla per sé. Chiunque può correggerle, cancellarle, sostituirle con di meglio.

  • Uno. Il Registro accessibile online, in italiano, inglese, spagnolo e tedesco, che sono le lingue delle nostre partenze: le Americhe, la Svizzera e la Germania.
  • Due. Un Certificato di Dimoranza rilasciato dal Comune con numerazione progressiva e firma del Sindaco. Un pezzo di carta che per un discendente di quarta generazione vale una vita.
  • Tre. La digitalizzazione dei registri storici dell'emigrazione, atti di nascita e di partenza, perché ogni iscritto possa risalire alla propria linea. È il lavoro più noioso e il più decisivo.
  • Quattro. Una Giornata della Dimoranza con data fissa, agganciata a un rito che esiste già e non va inventato.
  • Cinque. Gemellaggi e patti di amicizia con le città dove la nostra diaspora si è depositata, a cominciare da quelle dove i cognomi maidesi sono ancora sull'elenco del telefono.
  • Sei. Una Casa del Dimorante: un luogo fisico, anche una sola stanza, dove chi arriva dall'altra parte del mondo trova gli archivi, una mappa e qualcuno che gli spiega da dove veniva suo nonno.
  • Sette. Convenzioni con ricercatori genealogici, guide e strutture ricettive per i rientri, con condizioni riservate agli iscritti al Registro.
  • Otto. Un canale trasparente e volontario per il capitale dimorante, cioè per chi da fuori vuole contribuire al recupero di un bene comune del paese, con rendicontazione pubblica di ogni euro.
  • Nove. Una mappa mondiale dei dimoranti registrati, aggiornata e pubblica, perché ogni iscritto veda gli altri e sappia di non essere solo.
  • Dieci, ed è la proposta a cui tengo di più. Che il Comune di Maida pubblichi il proprio Regolamento in forma libera e gratuita, perché qualunque altro comune italiano che si sta svuotando possa copiarlo, migliorarlo e adottarlo senza chiedere permesso a nessuno. Un'idea che resta di uno solo è un trofeo. Un'idea che diventa di tutti è una politica”.

L'invito

“La commissione consiliare – fanno sapere infine - annunciata dal sindaco dovrebbe essere aperta: a tutti i gruppi, maggioranza e opposizione, e a chiunque in paese abbia una competenza da mettere dentro, dagli archivi alle lingue, dall'informatica alla contabilità. E dovrebbe essere aperta anche a chi non abita qui, perché sarebbe paradossale scrivere il regolamento dei lontani senza chiedere niente ai lontani. Il 29 luglio un consiglio comunale ha votato all'unanimità che le persone partite da qui, e i figli dei loro figli, continuano ad appartenerci. Adesso viene la parte difficile, che è anche l'unica interessante: dimostrare che non era una frase”.

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