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Lamezia Terme – Nella giornata in cui celebra la lotta alla violenza sulle donne, emergono i dati che imprimono nero su bianco i numeri che quelle violenze riguardano. 84, secondo i dati aggiornati della Polizia, sono gli omicidi volontari di donne nei primi nove mesi del 2017, in calo rispetto ai 109 nello stesso periodo del 2016. Numeri che però, non tengono ancora conto di quelli che si sono verificati negli ultimi due mesi e allora, secondo i dati Eures, i casi di donne uccise salirebbero a 114.

Numeri, solo numeri: e invece, questi numeri raccontano storie, di vita e di dolore, di un amore che si trasforma e diventa malato, così malato tanto da arrivare, nei casi estremi, ad uccidere. Ma quando si parla di violenza, non ci si riferisce solo a quella che scaturisce nei femminicidi, e il caso recente di Gizzeria ne è una testimonianza. Un caso estremo anche quello, certo, che ci ricorda quanto la violenza possa essere vicina e quanto, spesso, non ci si accorga di quello che accade intorno. C’è poi quella psicologica, subdola, che ferisce e denigra le donne facendole sentire delle nullità, non meno violenta di quella fisica.

Sono storie di mogli, di madri, di amanti e di figlie. E sono le loro storie quelle che vengono celebrate nella “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”, indetta dall'Onu nel 1999.

"Sbaglia chi pensa che la violenza sia una questione che riguarda esclusivamente le donne. No, riguarda tutto il Paese e sfregia la nostra comunità. Quindi, se su questo tema vogliamo fare sul serio, non può esserci solo la risposta delle vittime o delle altre donne, come in gran parte avviene ora: sono quasi sempre le donne a protestare, a ribellarsi, a promuovere mobilitazione". Ha affermato la presidente della Camera Laura Boldrini all'evento 'In quanto donna' nell'Aula di Montecitorio alla quale hanno partecipato oltre 1.400 donne. "La metà delle donne che vengono uccise sul pianeta - sostiene - sono uccise per femminicidio. Sono uccise, cioè, in quanto donne e per mano di chi dovrebbe amarle. In Italia ne viene uccisa una ogni due giorni e mezzo. Lo dice l'Istat. Ed è un dato spaventoso". "Il caso Weinstein ha scoperchiato la vergogna" delle molestie nel luogo di lavoro "in un mondo glamour e patinato come quello del cinema americano, provocando un terremoto in tanti altri ambiti della società. In Italia non ha avuto certo lo stesso effetto. Nel nostro Paese questo tema fatica ad affermarsi. Mi farebbe piacere se ciò accadesse perché non ci sono molestatori, ma ho paura che non sia così".

"La verità - rileva Boldrini - è che le donne tendono a non denunciare le molestie, e purtroppo in molti casi nemmeno le violenze e gli stupri, perché temono di non essere credute, temono di perdere il lavoro. Perché sanno che in questo Paese persiste un forte pregiudizio contro di loro, quasi che debbano giustificarsi di aver denunciato. Ma è il momento di non stare più zitte", dice Boldrini. "Siamo la maggioranza, non una sparuta minoranza. E sappiamo farci sentire! Sappiamo trovare la forza di rialzarci e parlare pubblicamente delle violenze subite. E il Paese non può ignorarci più", conclude.

E le cronache dicono che le donne uccise sono tre solo negli ultimi giorni: Maddalena Favole, 84 anni, uccisa domenica dal figlio in provincia di Cuneo; Anna Lisa Cacciari trovata morta lunedì nella sua cosa a Bubrio e Marilena Negri, la 67enne, accoltellata ieri al parco Milano. Le cifre degli ultimi 10 anni, dicono che gli omicidi volontari diminuiscono nel nostro Paese, ma non quelli in cui la vittima è donna, che erano, infatti, 150 nel 2007 e 149 nel 2016. Di conseguenza è aumentata la percentuale rispetto al totale, dal 24% degli omicidi nel 2007, al ben più grave 37% nel 2016. Il 73% avvengono tra le mura di casa e nel 56% dei casi l'assassino è il partner o l'ex partner. Ci sono poi quelli che le forze dell'ordine chiamano 'reati spia': stalking, maltrattamenti in famiglia e violenze sessuali. Tutti in calo quest'anno. Le denunce per stalking sono state 8.480 tra gennaio e settembre 2017, in calo del 15,76% rispetto alle 10.067 nello stesso periodo del 2016; i maltrattamenti in famiglia sono stati 9.818 a fronte di 10.876 nello stesso periodo del 2016; le violenze sessuali (di cui oltre il 90% su donne) 3.059 a fronte di 3.095 nello stesso periodo del 2106 (- 1,16 %). 

Secondo la Polizia, questi reati sono "indici importanti di un rapporto uomo-donna malato, che può pericolosamente degenerare". Sono tutti in leggera flessione, ma i dati però vanno letti con attenzione: da un lato possono essere un segnale positivo nella lotta alle discriminazioni di genere, ma dall'altro, la riduzione delle denunce, può nascondere un sommerso di paura e solitudine. Un aspetto messo in rilievo dal Capo della Polizia, Franco Gabrielli che parla di un "numero oscuro" di chi non denuncia perché pensa ai figli, alle conseguenze, alla vergogna: "Noi forze di polizia interveniamo quando il male è acuto e si manifesta. Ma questo genere di reati, che sono in fondo dei crimini contro l'umanità prima ancora che con la repressione deve essere affrontato con la prevenzione". 

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