
Lamezia Terme – Un momento di riflessione dedicato alle criticità e alle prospettive future del lavoro in Calabria. La Festa del Primo Maggio rappresenta un’occasione per riportare al centro dell’attenzione il tema delle morti sul lavoro, così come quello della carenza e della precarietà occupazionale. Numerosi gli interventi di rappresentanti del mondo politico, istituzionale e sindacale, tutti orientati a promuovere la tutela della sicurezza e il diritto a un lavoro dignitoso.
Senese (UIL Calabria): "La Calabria non chiede assistenza, chiede diritti"
"Questo Primo Maggio non è solo una festa, ma una voce collettiva che chiede rispetto, che chiede diritti, che chiede dignità". Con queste parole Mariaelena Senese, Segretaria Generale della UIL Calabria, ha aperto il suo intervento alla manifestazione del Primo Maggio tenutasi, in maniera simbolica, a Gioia Tauro. Davanti a lavoratrici e lavoratori, Senese ha articolato l'agenda della UIL Calabria intorno a tre grandi temi strutturali — mobilità, sanità, qualità del lavoro — e ha riservato ampio spazio alla condizione delle donne e dei giovani calabresi, valutando infine il Decreto Lavoro approvato dal Consiglio dei ministri. "In Calabria la questione delle infrastrutture e dei trasporti è una questione sociale - ha dichiarato Senese -. C'è chi rinuncia a un lavoro perché non riesce a raggiungerlo. C'è chi spende metà dello stipendio per spostarsi. C'è chi è costretto ad andare via. E questo non è accettabile". La Segretaria ha ricordato che la mappa Istat delle Aree Interne classifica come periferici o ultraperiferici i territori privi di ospedale, scuola e ferrovia insieme, e che questa combinazione riguarda la maggior parte dei comuni calabresi. "Non è accettabile che muoversi diventi un lusso. Non è accettabile che il diritto al lavoro dipenda da dove sei nato - ha aggiunto -. La UIL Calabria chiede infrastrutture moderne, una rete ferroviaria adeguata, collegamenti efficienti tra costa e aree interne e un sistema di trasporto pubblico che non scarichi i costi sui cittadini più deboli".
Sul fronte sanitario, Senese ha citato i dati del Rapporto OsservaSalute 2025, secondo cui il Mezzogiorno è la macro-area che invecchierà più rapidamente, con una perdita di quasi il 18% della popolazione nei Comuni ultraperiferici. Ha ricordato che dal 2020 al 2024 la spesa per mobilità sanitaria passiva in Calabria ha superato 1,5 miliardi di euro: "Quando le persone sono costrette a curarsi fuori regione, non perdiamo solo soldi. Perdiamo fiducia. Perdiamo comunità. Perdiamo futuro». La UIL Calabria chiede la fine della mobilità sanitaria forzata e il ripristino di un sistema sanitario regionale capace di garantire prossimità, tempi certi e qualità delle prestazioni per tutti i cittadini. Sul tema della sicurezza, Senese ha richiamato uno studio UIL secondo cui solo lo 0,4% delle risorse delle Aziende Sanitarie italiane viene destinato ai Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, mentre in Calabria il dato medio sale allo 0,82%, restando però insufficiente: «Dove la sicurezza è trascurata, crescono il rischio, il dolore, le tragedie. La UIL continuerà a pretendere più controlli, più prevenzione, più legalità".
Il passaggio più intenso dell'intervento è stato dedicato alla condizione delle donne e dei giovani: "In Calabria essere donna significa ancora, troppo spesso, essere costrette a scegliere tra lavoro e famiglia. Significa accontentarsi di un contratto precario, di un part-time non voluto, di uno stipendio più basso», ha detto Senese. I numeri citati dalla Segretaria fotografano una situazione di forte disparità strutturale: meno del 35% delle donne calabresi lavora, a fronte del circa 50% della media italiana e di oltre il 60% della media europea. Oltre il 70% delle donne inattive in Calabria dichiara di non lavorare per ragioni legate alla cura di figli o familiari, e in Italia circa 30.000 donne ogni anno sono costrette ad abbandonare il lavoro dopo la maternità. «Che libertà è quella di una donna che deve rinunciare al lavoro per prendersi cura della famiglia? Che giustizia è quella di un sistema che considera il lavoro di cura invisibile, non pagato, non riconosciuto?" La condizione dei giovani è stata indicata come l'altro versante critico della stessa ingiustizia: più del 50% delle ragazze tra i 15 e i 24 anni è disoccupata e quasi un giovane su due è NEET — né occupato né in formazione: "Non è solo un problema sociale. È un freno allo sviluppo. È un futuro che si spegne". La UIL Calabria chiede investimenti concreti: più asili nido, voucher per l'assistenza, servizi per le famiglie, lavoro flessibile e telelavoro, sostegno all'imprenditoria femminile, microcredito, incentivi per le nuove attività di donne nel turismo, nell'artigianato e nell'innovazione. "La verità è semplice — ha concluso Senese su questo tema —. Quando lavora una donna, cresce tutta la società".
Sul Decreto Lavoro varato dal Governo, Senese ha rivendicato i risultati ottenuti dalla UIL, in linea con quanto dichiarato a Roma dal Segretario Generale nazionale PierPaolo Bombardieri. Sul fronte dei contratti, il decreto recepisce una richiesta centrale del sindacato: «Abbiamo fatto una battaglia contro i contratti pirata, che generano una diminuzione di salari e diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Il Governo ha fissato un paletto importante: il contratto dignitoso è quello sottoscritto dai sindacati comparativamente maggiormente rappresentativi, e gli aiuti andranno solo alle aziende che applicano quei contratti».
Senese ha chiarito che la partita non è ancora chiusa: «Riproporremo le nostre richieste sulla detassazione degli aumenti contrattuali. E restano senza risposta temi essenziali per i lavoratori calabresi: le pensioni per chi ha svolto lavori usuranti per tutta la vita, la copertura assicurativa per i caregiver familiari, il rafforzamento strutturale dei controlli e della prevenzione. I lavoratori non possono più aspettare i tempi lunghi della burocrazia: vogliamo atti concreti, tempi rapidi, risultati». Senese ha concluso il suo intervento con un messaggio chiaro: "La Calabria non chiede assistenza, chiede diritti. Chiede di potersi muovere. Chiede di potersi curare. Chiede di poter lavorare senza essere sfruttata. Chiede di poter restare". "Il Primo Maggio, qui a Gioia Tauro, non è solo una celebrazione. È una promessa. La promessa che il lavoro tornerà al centro. La promessa che questa terra può rialzarsi. Ma solo se il lavoro sarà vero, sicuro, giusto. Solo se sarà, finalmente, dignitoso", ha concluso la Segretaria.
Sindacati Polizia Catanzaro: “Questore Linares esempio di guida e umanità che rafforza la sicurezza e la dignità del lavoro in divisa"
Nel giorno della Festa dei Lavoratori, 1° maggio 2026, i poliziotti della provincia di Catanzaro, attraverso le Segreterie Provinciali delle Organizzazioni Sindacali SIULP, SAP e FSP Polizia di Stato, intendono esprimere un sentito e convinto ringraziamento al vertice della Questura di Catanzaro e, in particolare, al Questore Giuseppe Linares. "In una fase storica caratterizzata da crescenti esigenze di sicurezza e da risorse spesso non adeguate a sostenere appieno la complessità del sistema, appare doveroso sottolineare il valore di una guida capace di coniugare visione strategica, concretezza operativa e profonda attenzione alla dimensione umana del lavoro in uniforme. L’azione del Questore Linares si è distinta, in questo anno e mezzo di permanenza nel capoluogo, per una gestione equilibrata ed efficace dell’intera macchina della sicurezza, imprimendo un impulso determinante a tutte le articolazioni operative e amministrative, con risultati tangibili sia sul piano dell’efficienza del servizio sia su quello della coesione interna".
"Pur nella piena consapevolezza delle criticità legate alla cronica carenza di risorse umane e materiali, non si può non evidenziare lo sforzo straordinario e la lungimiranza dimostrati nel garantire quotidianamente sicurezza ai cittadini, senza trascurare un aspetto spesso sottovalutato: la serenità lavorativa delle donne e degli uomini della Polizia di Stato. Elemento distintivo della sua azione è, infatti, una spiccata sensibilità umana che si traduce in una presenza costante accanto al personale, non solo nelle dinamiche professionali, ma anche nelle situazioni più delicate della vita privata. Numerosi sono stati gli episodi in cui il Questore ha dimostrato una vicinanza concreta ai colleghi in difficoltà, sia intervenendo personalmente in momenti critici, sia mantenendo un contatto quotidiano con chi affrontava problemi di salute, propri o dei propri familiari. Un modello di leadership che supera il mero ruolo istituzionale e si radica in un’autentica cultura del servizio. “In occasione della Festa dei Lavoratori – dichiarano i Segretari Generali Provinciali Giuseppe Lupia (SIULP), Sergio Riga (SAP) e Rocco Morelli (FSP Polizia di Stato) – riteniamo doveroso evidenziare come, anche in un contesto segnato da oggettive difficoltà strutturali, sia possibile garantire elevati standard di efficienza e tutela del personale quando alla guida vi è una figura dotata di visione, equilibrio e profondo senso dello Stato. Il Questore Linares ha saputo interpretare il proprio ruolo con una capacità organizzativa di alto profilo, ma soprattutto con una sensibilità umana che rappresenta un valore aggiunto imprescindibile per chi opera quotidianamente al servizio della collettività.”
“La sua costante attenzione verso il benessere del personale – proseguono – testimonia un approccio moderno e responsabile alla gestione delle risorse umane, che riconosce nella dignità del lavoratore un elemento centrale per l’efficacia dell’azione istituzionale. In un’epoca in cui il lavoro in Divisa è sempre più esposto a pressioni e criticità, esempi come questo rafforzano il senso di appartenenza e la motivazione di tutto il personale.” “Per tali ragioni – concludono i Segretari – riteniamo che l’esperienza della Questura di Catanzaro rappresenti oggi un modello virtuoso, in cui professionalità e umanità si fondono, restituendo centralità al valore del lavoro e al ruolo della Polizia di Stato quale presidio di sicurezza e coesione sociale.” Nel celebrare il 1° maggio, i Sindacati di Polizia della provincia di Catanzaro ribadiscono dunque l’importanza di investire non solo in risorse e mezzi, ma anche – e soprattutto – in modelli organizzativi fondati sul rispetto, sull’ascolto e sulla valorizzazione delle persone. Perché la sicurezza dei cittadini passa anche dalla dignità e dalla serenità di chi ogni giorno è chiamato a garantirla".
Trotta (Cgil): “Vogliamo risposte a breve dalla Regione. Altrimenti sarà mobilitazione”
Il Segretario Generale Cgil Calabria ha fatto il punto su salari, sanità, lavoro, infrastrutture richiamando la politica a togliere questi temi dalle campagne elettorali impegnandosi a risolverli. “Abbiamo scelto di fare al Porto di Gioia Tauro la manifestazione unitaria del Primo Maggio per dare un messaggio: il lavoro buono, dignitoso e di prospettiva, è possibile con i giusti investimenti! Ma il lavoro dignitoso sta anche nel vivere e lavorare in pace. Stiamo, invece, vivendo in un contesto internazionale difficile e noi siamo contro la guerra e per la pace. Vivere in pace significa anche investire su welfare e sui contratti di lavoro, sulla sanità e sulle infrastrutture e non investire in armi. Esprimiamo solidarietà a tutti i popoli che in questo momento subiscono la guerra. L’economia di guerra sta già avendo degli effetti devastanti come la crisi energetica che sta falcidiando i redditi delle famiglie. E questo aggrava ancora di più la situazione di lavoratori e pensionati su cui la pesa la perdita del potere d’acquisto legata alla questione salariale e pensionistica".
"Al governo continueremo a chiedere risorse per i rinnovi contrattuali equi, per il miglioramento del sistema sanitario pubblico e dei servizi. Temi calati in un contesto drammatico in cui la produzione industriale nazionale sta calando e la Calabria, secondo i dati Inps, ha salari più bassi del 20 per cento rispetto alla media del Paese, ha le pensioni più basse d’Italia, nonché il reddito pro capite più basso. Grandi temi come quello sanitario e quello industriale si inseriscono in Calabria su un radicamento del precariato, la presenza del caporalato, di lavoro sfruttato o in nero, lavoro povero, lavoro sottopagato, part time involontario. Agricoltura, commercio, turismo, edilizia i settori più penalizzati. Senza dimenticare il grande tema della sicurezza sul lavoro. È inaccettabile che nel 2026 si assista a tre morti al giorno e a un infortunio ogni 50 secondi. È una vera e propria strage indegna di un paese civile ed è doveroso lanciare un appello alle parti datoriali: ci sono lavoratori a cui non vengono forniti i dispositivi di sicurezza. Non è ammissibile, bisogna ancora lavorare molto sulla cultura della sicurezza. Anche i lavoratori della sanità meritano attenzione: subiscono gli effetti di un mancato turnover, di mancanza di strutture e di uno sfruttamento lavorativo che valica i limiti contrattuali e si ripercuote sui cittadini. La situazione dell’emergenza urgenza è drammatica e non va meglio nella medicina territoriale e di prossimità. Sono tanti i settori che necessitano di interventi mirati. Con Cisl e Uil abbiamo sottoposto una piattaforma rivendicativa al presidente Occhiuto in più tavoli. Ma non possiamo più attendere. Chiediamo tempi brevi e certezze per i calabresi altrimenti andremo alla mobilitazione Tra i temi che abbiamo posto c’è quello della fuga dei giovani dalla Calabria, il completamento orario degli ex Lsu, Tis, la vicenda Konecta. La Calabria ha bisogno di un progetto organico che guardi al manifatturiero,al turismo, al commercio, all’agricoltura, al lavoro, alla forestazione con un piano del lavoro. Chiamiamo la politica all’assunzione delle sue responsabilità: questi ed altri temi vanno tolti dalle campagne elettorali e risolti per il bene dei calabresi".
Mons. Savino: "Lavoro soglia sacra dell'umano, sfruttamento ferisce dignità"
"Il lavoro non è soltanto fatica, salario, produzione. È una soglia sacra dell'umano: il luogo in cui la persona depone il proprio tempo, affida le proprie mani stanche, consegna l'intelligenza, custodisce una speranza talvolta velata di mestizia. Per questo, quando il lavoro si trasforma in sfruttamento, in giogo pesante, in precarietà che umilia, in ricatto silenzioso, in invisibilità quotidiana, non viene violato soltanto un diritto: viene ferita la carne viva della dignità". A sostenerlo è monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano all'Ionio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, in un messaggio per la ricorrenza del Primo maggio. "Penso a chi ancora oggi - prosegue - vive il lavoro non come compimento, ma come sottrazione di vita; a chi rientra a casa con il corpo stanco e l'anima impoverita; a chi accetta condizioni ingiuste perché il pane, quando manca, diventa una porta stretta; a chi consuma i giorni senza sentirsi chiamato per nome, ma soltanto contato, usato, sostituito". "Penso anche a chi - evidenzia il vicepresidente della Cei - il lavoro lo cerca e non lo trova, a chi bussa a porte che restano chiuse, a chi conosce l'umiliazione dell'attesa, la fatica di sentirsi escluso, il dolore di non poter mettere a frutto i propri talenti". "Per questo servono - afferma Savino - riforme davvero strutturali: non gridate, ma attuate; non astratte, ma capaci di rispettare le specificità dei territori e di valorizzare le ricchezze delle nostre terre, perché ogni comunità possa generare lavoro pulito, stabile, dignitoso".
Tridico: "Il lavoro resti al centro delle politiche pubbliche"
"Il Primo maggio, in un luogo come Borgia, assume un significato ancora più forte e attuale. Qui si intrecciano memoria e diritti: le lotte per la terra, le rivendicazioni dei braccianti, i sacrifici di intere generazioni che hanno contribuito a costruire le fondamenta della nostra democrazia. Non è soltanto un giorno di celebrazione, ma un'occasione per ribadire con forza che il lavoro deve restare al centro delle politiche pubbliche, in Italia e in Europa". Lo ha dichiarato l'europarlamentare Pasquale Tridico che, insieme al consigliere regionale della Calabria Enzo Bruno, si è recato a Borgia, nel Catanzarese, in occasione del Primo maggio. Tridico ha sottolineato il valore della presenza condivisa: "Essere qui oggi, insieme alla Cgil, alla sindaca e a tanti cittadini e lavoratori, significa riconoscere che quella storia non è chiusa nel passato. È una storia viva, che ci interpella e ci responsabilizza rispetto alle sfide attuali: dalla precarietà alle disuguaglianze, fino alla necessità di garantire diritti e tutele a tutti". "Borgia rappresenta una pagina fondamentale della storia del lavoro in Calabria. Qui il Primo maggio richiama gli eventi legati all'occupazione delle terre e il sacrificio di tanti braccianti e lavoratori che hanno lottato per dignità e giustizia sociale. È una memoria che non possiamo disperdere", ha affermato Bruno.
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