
Lamezia Terme - "Ripartire dalla Laudato Sì per salvare la vita del Creato". È questo il messaggio al centro della riflessione di Pino Campisi, presidente Acli Terra Provinciali Catanzaro, che richiama l’Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune per rilanciare l’impegno collettivo contro la crisi climatica e ambientale.
La riflessione di Pino Campisi

"Nel mese di maggio del 2015 Papa Francesco, al terzo anno del suo Pontificato, pubblicava la “Laudato Sì “, Lettera Enciclica sulla cura della casa comune. Un messaggio dal valore universale che anticipava la drammaticità della crisi ecologica e del riscaldamento climatico. Il suo pensiero è stato profetico: "I cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità". Dall’Enciclica, infatti, nasceva forte la chiamata ad un impegno universale, a partire dall’Italia dove, per verità, una prima risposta v’è stata con la nascita dei Circoli Laudato Sì, allo stato circa duecento, accompagnati da una comunità di animatori che conta oltre tremila persone. Questo impegno civico e civile rappresenta un valore etico e ambientalista di straordinario valore, e accade nel periodo in cui alcuni grandi Paesi si sono smarcati, prendendo le distanze da un impegno istituzionale e di governo verso la tutela dell’ambiente. In Italia, a dire il vero, si era provveduto, anche attraverso un’importante modifica dell’art. 41 della Costituzione, a creare condizioni più favorevoli per la tutela dell’ambiente, laddove si afferma: "L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali". Questa, sicuramente è stata una scelta di buona politica istituzionale-costituzionale perché la questione climatico-ambientale è la prima emergenza. D’altra parte l’inarrestabile globale riscaldamento climatico, a partire dall’area mediterranea, nuoce non poco alla biodiversità e ci consegna scioglimento di ghiacciai, inondazioni violente, aumento delle migrazioni causato in gran parte dalla fuga dei conflitti e dalla scarsità di cibo, creando maggiore povertà alimentare. La crisi dell’economia agricola, la devastante siccità e la desertificazione dei territori sono ulteriori e crescenti elementi che la stessa FAO dovrebbe affrontare con nuovi paradigmi sociali ed economici. Come dire, la crisi climatica principalmente rende ancor più poveri milioni di persone già povere".
"E allora, forse - scrive ancora Campisi - richiamandoci alla profezia di Francesco, è arrivato il periodo giusto, non più rimandabile, per parlarci tra cittadini europei, ri-mobilitarci perché le Nazioni si parlino, che i capi di Stato si cerchino e richiamino tutti gli attori sociali alla corresponsabilità sociale verso la tutela della terra, aiutandoci ad uscire da ogni forma di eco-rassegnazione. In più, aprire un varco di dialogo con e tra le imprese multinazionali per un costante confronto sulla salvaguardia del bene comune che oggi si condensa nella vita dell’uomo, nel rischio di una “minaccia globale ed esistenziale". L’ASvis, (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), impegnata a sostenere Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ha registrato che nel 2025, tra i 17 Goal, vi è stato un arretramento nei risultati per ben sei GOAL, tra questi anche il Goal 15 (Vita sulla Terra), che in buona sostanza è centrale e indirizzata a "Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica". Per superare la complessa condizione dei nostri tempi per nulla favorevoli alla tutela e salvaguardia dell’ambiente, bisogna investire nella responsabilità dei singoli e delle aggregazioni sociali e politiche, perché assumano finalmente impegni verso il Creato. Come Acli Terra, attraverso il nostro contributo, vogliamo salvarlo questo nostro pianeta. La nostra azione deve concretizzarsi in una “rinnovata civiltà ecologica” al servizio dei territori, delle città degli alberi, operando senza sosta perché la generatività non rimanga una definizione priva di significato ma rappresenti la chiave di volta del XXI secolo rispetto alla vita, alla natura, al paesaggio, alla bellezza di quanto ci è stato donato e che va tutelato con la stessa forza con cui si tutelano le cose a noi più prossime e care: la famiglia, con al primo posto figli, la salute e il benessere, i valori fondativi della democrazia, la cultura, la scienza. Vogliamo essere testimonianza attiva dei principi costituzionali della nostra Repubblica, laddove anche l’ambiente assume un posto centrale e valoriale altissimo. A tutto questo ci accompagna la “ Laudato Sì”. In buona sostanza, ogni giorno, nel nome dell’amore per la tutela della vita, non solo per noi ma soprattutto per chi verrà dopo di noi, dovrà esserci un convinto cammino di salvaguardia, tutela e conservazione del creato. Ma una proposta dobbiamo pure pensarla o mutuarla perché utile e, dunque, per dirla con l’urbanista prof.ssa Elena Granata bisognerebbe dotarsi di un Piano locale per il Clima, il modo più intelligente di trasformare un’emergenza in una possibilità di miglioramento della vita dei cittadini".
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