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Catanzaro - “Sono molto dispiaciuto di lasciare la squadra mobile di Catanzaro. Palermo è stata una notizia comunicata a sorpresa, lo sapevo da circa un mese poi mi hanno notificato il trasferimento. Mi insedierò giovedì”. Queste le parole di Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile di Catanzaro che giovedì andrà a dirigere la mobile di Palermo, nella conferenza di saluto con i giornalisti. Al suo posto, l'attuale vice della mobile di Palermo Nino De Santis. “Sono molto onorato di questo nuovo incarico, sono entrato in polizia con il mito di Palermo dove c’era un fenomeno che sembrava invincibile... speriamo che me la cavo”.

Per quanto riguarda il lavoro su Lamezia ha affermato “quando sono arrivato su Lamezia si parlava di una guerra di mafia, ma le vittime erano solo da una parte morivano solo Gualtieri e i Torcasio, poi è successo quello che tutti sanno. Ci sono processi, qualcuno viene assolto e qualcuno condannato ma c’è gente condannata all’ergastolo e questi sono quelli della cupola su Lamezia. Sono stati colpiti tutti - aggiunge - anche i Iannazzo che non avevano mai avuto un procedimento giudiziario che li definisse una cosca”. “I capi sono tutti in galera ma ci deve essere cambio di cultura. Loro si cibano dell’omertà e della paura, che sia ‘ndrangheta, mafia o camorra. Solo il cambio della cultura può cambiare il territorio”. “Questa squadra mobile ha competenza interprovinciale. In questi anni abbiamo fatto circa mille arresti. Ci sono state operazioni che hanno lasciato un segno tangibile. Lascerò questa squadra mobile più forte di quella che ho trovato. Quando sono arrivato aveva 50 uomini ora ne ha 80, grazie ai rinforzi ministeriali. Inoltre è stata elevata di livello. Lascio questa squadra arricchito dell'esperienza trasmessa dai colleghi ai quali spero di avere trasmesso anch'io qualcosa".

E poi, il dispiacere nel lasciare i colleghi “quello che mi rimane dentro è il rapporto con i colleghi perché questi ragazzi fanno un lavoro particolare, non è facile stare giorni interni ad ascoltare intercettazioni telefoniche. Una squadra mobile è un po’ come una squadra di calcio, non come quelle di Dirty Soccer - ironizza - ognuno ha il suo compito ed il capo deve essere un bravo allenatore”. “Quella di Catanzaro è stata un'esperienza importantissima. Venendo da Caserta, pensavo di aver fatto un passo indietro. Qui ho trovato tante cose da fare ma non capivo perché non avessero una visibilità mediatica. Poi mi sono reso conto che era per la qualità del lavoro. Adesso, grazie anche all'attività della Procura le cose sono cambiate. Abbiamo lavorato tanto sulla città, sui fenomeni mafiosi e sulla droga”. Giovedì Ruperti intraprenderà quindi questa nuova avventura a Palermo.

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REAZIONI

Costantino Fittante: "A nome mio e dell'Associazine che presiedo, desidero esprimere l'apprezzamento e il sentito ringraziamento al dott. Rodolfo Ruperti - Capo della Mobile di Catanzaro, per l'impegno profuso nella lotta alla 'ndrangheta della nostra Provincia e segnatamente di Lamezia e del Lametino. Sono stati fondamentali le indagini della Squadra Mobile da lui diretta per lo smantellamento delle tre agguerrite cosche di Lamezia e per i conseguenti arresti e i rinvii a giudizio con le prime esemplari condanne. Il dott. Ruperti ha ragione quando nel lasciare Catanzaro per la nuova sede, sottolinea che le operazioni fino ad ora realizzate fanno"respirare un'area migliore" nella nostra Città e, sopratutto, quando afferma che la "reppresione non basta" e che "serve un cambio di cultura tra i cittadini" perchè le "mafie si nutrono di omertà e paura". Un richiamo all'impegno della società civile che non può più essere eluso. Necessita passare dall'antimafia burocratizzata impegnta nell'attuazine di spesso inutili progetti sostenuti finanziariamente dal Pon Sicurezza a quellapraticata quotidianamente lungo una linea di mobilitazione delle coscienze e di aggregazione delle forze sane della società. Con il dott. Ruperto sono stati compiuti grandi e significativi passi contro le cosche lametine, pur con la scarsa  collaborazione delle Istituzioni pubbliche, della politica e dell'associazionismo sociale e imprenditoriale. Con l'opera del nuovo Capo della Squadra Mobile dott. De Santis, al quale esprimiamo il nostro benvenuto, ci auguriamo possa realizzarsi un ulteriore passo avanti nella lotta alle cosche, per rompere i comodi collateralismi e le compromissioni di ogni tipo, anche attraverso una più pregnante collaborazione frutto di un più diffuso passaggio dalla cultura mafiosa alla cultura della legalità, della responsabilità e della solidarietà”.

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