
Riceviamo e pubblichiamo
Lamezia Terme, 1 febbraio - “Circa un anno fa, sulla scia di quanto denunciato negli anni precedenti, presentammo un dossier in cui denunciammo lo stato di degrado ambientale in cui versava l’area industriale lametina e nella fattispecie gli impianti di depurazione, i canali di scolo interno e l’area fociale del torrente Turrina. Fummo attaccati duramente dall’ASICAT e dalla De.Ca. Srl – la società che gestisce il depuratore consortile - ed addirittura minacciati di querela per diffamazione. Oggi, a distanza di pochi mesi dalla data di pubblicazione del nostro dossier, l’Espresso pubblica i dati forniti dalla Commissione Europea sulle città che non posseggono un idoneo sistema depurativo delle acque e che dal 1° gennaio 2016 potrebbero essere oggetto di salatissime multe (fino ad un massimo di oltre 700 mila euro). Ovviamente Lamezia Terme è in pole position assieme ad altri 21 comuni calabresi. Ribadiamo, ancora una volta, che l’unica alternativa è quella di uscire dalla gestione privata della depurazione La vittoria referendaria dello scorso giugno ha visto l’abolizione dell’art. 23 bis che riguarda tutti i servizi pubblici locali e non soltanto il servizio idrico. L’intero servizio idrico integrato – dalla captazione alla depurazione – deve, pertanto, ritornare in mano pubblica sotto il controllo dei cittadini e dei lavoratori impegnati negli impianti. E’ necessario quindi agire con urgenza! Nessun ritardo è ammesso! Ribadiamo le nostre posizioni e chiediamo un intervento immediato all’ASICAT e al Sindaco Speranza, in qualità di massima autorità sanitaria locale, affinché:
1) Venga avviato l’iter di trasformazione della Lamezia Multiservizi in una azienda speciale di diritto pubblico e che ad essa venga affidata la gestione dell’intero ciclo integrato;
2) venga redatto e messo a conoscenza dei cittadini un piano di bonifica dell’intera area industriale ex SIR;
3) vengano pubblicati e diffusi i risultati delle analisi effettuate sui reflui a monte e sull’acqua depurata a valle dell’impianto di depurazione;
4) venga avviata una adeguata campagna di monitoraggio ambientale sull’intera area con analisi su diversa matrice (in primis alimentare visto anche la vicinanza di grandi aree coltivate);
5) venga realizzata una mappatura di eventuali “depositi non autorizzati” di fanghi nelle vicinanze della piattaforma depurativa e, comunque, da estendere all’intera area industriale;
6) Venga bonificata e riqualificata l’area della foce del Turrina.
A valle di tutte queste osservazioni ci sembra assurda e ridicola l’idea di realizzare un porto con oltre 900 posti barca in una zona, appunto, delicatissima e in parte compromessa dal punto di vista ambientale. Un porto in quest’area sarebbe l’ennesimo tentativo di saccheggio e l’ennesima prova che il sud è solo terra di conquiste per facili predoni. Bonifichiamo l’area e preserviamola dal cemento!”.
Gennaro Montuoro
Sinistra Critica
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