
Roma - Una risoluzione che metta nero su bianco alcune prassi - tra cui la decadenza o la limitazione della potestà genitoriale - già utilizzate negli uffici giudiziari per tutelare i minorenni che appartengono a famiglie della criminalità organizzata. È quella che il plenum del Csm discuterà domani, messa a punto dalla Sesta Commissione (relatori i togati Ercole Aprile e Antonello Ardituro): nel documento si evidenzia che, soprattutto nelle regioni meridionali, è frequente il coinvolgimento di minori in attività illecite legate ad associazioni criminali, spesso di tipo mafioso (quali spaccio di stupefacenti, estorsioni, omicidi).
Negli uffici giudiziari, dunque, si è affermata la tendenza ad adottare con sempre maggiore frequenza provvedimenti di decadenza o limitazione della potestà genitoriale - fino ad arrivare alla dichiarazione di adottabilità - e di collocamento del minorenne in strutture esterne al territorio di provenienza, per spezzare il legame con i condizionamenti socio-ambientali. La famiglia di origine, in questi casi, viene vista come "famiglia maltrattante" che, per le modalità con cui "educa" i figli, ne compromette lo sviluppo. Nella risoluzione della Sesta Commissione, si sottolinea che i provvedimenti sulla potestà genitoriale "pur costituendo l'extrema ratio", possono divenire "indispensabili per salvaguardare il superiore interesse del minore ad uno sviluppo psico-fisico rispettoso dei valori della convivenza civile". Nel documento che sarà esaminato dal plenum si evidenzia anche la necessità di indicare prescrizioni e progetti di "recupero" che, almeno in prima battuta, coinvolgano l'intero nucleo familiare, nonché un riassetto normativo che supporti l'applicazione di queste misure e che investa anche il diritto penale sostanziale, introducendo la pena accessoria della decadenza dalla potestà genitoriale per i reati associativi di tipo mafioso. Opportuno, infine, sottolinea la risoluzione (che, dopo il vaglio del plenum, sarà inviata ai presidenti delle Camere, al Guardasigilli e alla Commissione antimafia), garantire tutela anche ai figli minori di testimoni e collaboratori di giustizia, anche attraverso protocolli di collaborazione fra i diversi uffici giudiziari coinvolti.
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