
Lamezia Terme – “Le temperature eccezionalmente elevate del mare possono prolungare il caldo, alterare gli ecosistemi e fornire maggiore energia alle perturbazioni autunnali. Non bastano, però, da sole a provocare nubifragi e alluvioni”. A spiegarlo a Il Lametino.it è il geologo Mario Pileggi, che analizza il forte riscaldamento del Tirreno calabrese e le possibili conseguenze sull’autunno, sull’ambiente marino e sul clima costiero.
“Anche alla fine di agosto – spiega Pileggi - il mare intorno alla Calabria presenta temperature superficiali eccezionalmente elevate. Il fenomeno interessa l’intero Mediterraneo, ma assume particolare rilievo nel Tirreno calabrese, dove il calore accumulato potrebbe produrre effetti ambientali e alimentare eventuali perturbazioni intense nei prossimi mesi.
Valori vicini ai 30 gradi
I dati aggiornati al 24 agosto indicano valori prossimi ai 29-30 gradi lungo quasi tutta la costa tirrenica: circa 29,7 °C nell’Alto Tirreno cosentino, 29,3 °C nel Basso Tirreno cosentino, 29 °C nel Vibonese e 28,9 °C nel Golfo di Sant’Eufemia e sul litorale lametino. Al largo del Tirreno meridionale si raggiungono 29,6 °C. Anche lo Ionio calabrese è molto caldo, con temperature fra 28,8 e 29,6 °C.
Sono prevalentemente elaborazioni satellitari e modellistiche riferite ad aree relativamente ampie. Particolarmente significativo è il dato rilevato direttamente dall’ARPACAL a Cirella, sulla costa tirrenica cosentina: il 12 agosto, alle 12:15, l’acqua ha raggiunto 31,8 °C. È una misura costiera e diurna, quindi non direttamente confrontabile con le rilevazioni satellitari notturne, ma indicativa dell’eccezionale riscaldamento raggiunto.
Le elaborazioni per Cetraro e Tropea mostrano valori superiori di circa 1-1,5 °C alle medie recenti del periodo. Il dato calabrese rientra in un fenomeno più ampio: Copernicus ha documentato nell’estate 2026 una diffusa ondata di calore marino nel Mediterraneo occidentale. Il 13 agosto persistevano vaste anomalie positive, con punte prossime a 6 °C oltre la media nel Golfo del Leone. Già a fine giugno le temperature eccezionali interessavano le acque intorno alla Penisola italiana, il Tirreno, la Corsica e la Sardegna.
Temperature autunnali superiori alla norma
Nei prossimi giorni è prevedibile una diminuzione graduale, ma non un rapido ritorno alla normalità. Il raffreddamento sarà più veloce con Maestrale, mare mosso e rimescolamento della colonna d’acqua; più lento con alta pressione, venti deboli e notti calde. All’inizio di settembre il Tirreno calabrese potrebbe mantenersi fra 26 e 28 °C, con oscillazioni locali dovute a venti, correnti e risalita di acque più fredde. “Il mare ha una capacità termica molto maggiore dell’atmosfera – spiega ancora Pileggi - e restituisce lentamente il calore accumulato. Temperature così elevate possono quindi prolungare le condizioni calde e umide sulle coste, rendere le notti più miti e ritardare il raffreddamento autunnale. Le previsioni stagionali di Copernicus del 10 agosto indicano, per gran parte dell’Europa meridionale, una maggiore probabilità di temperature autunnali superiori alla norma. Per le regioni meridionali e occidentali europee emerge anche un segnale di precipitazioni superiori alla media, ma meno affidabile rispetto alla previsione termica.
In territori fragili come la Calabria potrebbe aumentare rischio mubigragi
L’aspetto più delicato è il rapporto fra mare caldo e fenomeni meteorologici intensi. Un Tirreno prossimo ai 30 °C costituisce un notevole serbatoio di calore e vapore acqueo. Se fra settembre e novembre arrivassero depressioni con aria fredda in quota e correnti occidentali o sud-occidentali dirette verso la Calabria, l’atmosfera disporrebbe di maggiore umidità ed energia. Potrebbero allora svilupparsi temporali marittimi intensi, piogge brevi e abbondanti e fenomeni persistenti sui versanti tirrenici, accentuati dal sollevamento orografico.
Un’atmosfera più calda può contenere mediamente circa il 7 per cento di vapore acqueo in più per ogni grado di aumento. Ciò non significa necessariamente più giorni di pioggia, ma precipitazioni potenzialmente più abbondanti quando ricorrono le condizioni adatte. In un territorio fragile e acclive come la Calabria, con corsi d’acqua brevi, pendenze elevate e diffusa urbanizzazione delle pianure costiere, può aumentare il rischio di nubifragi, allagamenti, piene improvvise, frane ed erosione dei litorali.
"Il mare caldo da solo non provoca alluvioni e cicloni"
È però indispensabile evitare automatismi e allarmismi. Il mare caldo, da solo – chiarisce il geologo Pileggi - non provoca alluvioni, cicloni mediterranei o altri eventi estremi. Occorrono una precisa configurazione atmosferica, instabilità, convergenza dei venti, persistenza della perturbazione e trasferimento dell’umidità verso terra. Le previsioni stagionali indicano soltanto tendenze probabilistiche; localizzazione e intensità dei singoli eventi diventano valutabili con sufficiente attendibilità solo a pochi giorni di distanza.
Le conseguenze riguardano anche gli ecosistemi. L’aumento della temperatura riduce la solubilità dell’ossigeno e rafforza la stratificazione, ostacolando il ricambio fra acque superficiali e profonde. Può inoltre sottoporre a stress la Posidonia oceanica, gli organismi bentonici e le specie adattate a condizioni più fresche, modificando periodi riproduttivi, distribuzione e spostamenti dei pesci.
"Preparare il territorio prima degli eventi estremi"
Acque persistentemente calde favoriscono l’espansione di specie termofile e aliene provenienti da aree subtropicali. Se al calore si aggiungono nutrienti, scarso ricambio e apporti di fiumi, torrenti o scarichi, possono crescere le condizioni favorevoli ad alghe, mucillagini e microrganismi. Dopo piogge intense, inoltre, il dilavamento dei suoli e le criticità dei sistemi fognari e depurativi possono incidere più rapidamente sulla qualità delle acque costiere.
Il Tirreno calabrese resta dunque molto caldo, dopo avere raggiunto localmente valori prossimi ai 32 °C. Il calore accumulato accompagnerà probabilmente l’inizio dell’autunno, con conseguenze sul clima costiero, sull’ambiente marino e sull’energia disponibile per le perturbazioni. Non è possibile prevedere oggi dove e quando si verificheranno eventuali nubifragi, ma questi dati rafforzano la necessità di controllare il mare, aggiornare le previsioni e preparare il territorio prima degli eventi estremi” conclude.
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