
Lamezia Terme - La Calabria si ritrova ancora una volta a fare i conti con il dramma delle morti sul lavoro. Le tragedie avvenute nelle ultime ore tra Paola, Francavilla Angitola e Anoia hanno suscitato dolore e forte preoccupazione, provocando immediate reazioni da parte di istituzioni, sindacati e politica che chiedono più controlli e maggiori tutele per i lavoratori.
Reazioni
Cisl Calabria: "Una ecatombe. Una scia di sangue che va fermata"
"In appena due giorni tre vite spezzate in altrettanti incidenti mortali sui luoghi di lavoro avvenuti ad Anoia, Francavilla Angitola e poche ore fa a Paola. Settori diversi, contesti diversi, ma una stessa causa: la carenza di tutele reali sulla salute e sicurezza. La Cisl Calabrese esprime il suo cordoglio alle famiglie, chiedendo che possa essere fatta piena luce sull'accaduto e accertate le responsabilità. Di fronte a queste tragedie - dichiara il Segretario Generale Giuseppe Lavia - è evidente come le crepe dell'attuale sistema di prevenzione e di controlli siano enormi. Dinnanzi a questa autentica vergogna nazionale, serve una svolta radicale, che passa dal potenziamento immediato del numero di ispettori, da un più forte coordinamento degli Enti proposti, da un rafforzamento della prevenzione e da un innalzamento della qualità della formazione. Adesso è il momento del dolore, ma è anche il tempo di intervenire concretamente a tutti i livelli. Il tema della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro deve essere la priorità ad ogni livello istituzionale".
Senese (UIL Calabria): "Non si può parlare di lavoro dignitoso in una regione dove si continua a morire"
"Tre giorni, tre morti sul lavoro. Dopo l’operaio 46enne caduto da un ponteggio ad Anoia Superiore, ieri il decesso di operaio 53enne a Francavilla Angitola e stamani quello di un operaio 23enne che lavorava all’allestimento di un lido a Paola: un triste bilancio che è umanamente e socialmente insostenibile. A sottolinearlo è Mariaelena Senese, segretaria generale della UIL Calabria: "Non ci rassegniamo alla logica delle morti bianche come prezzo da pagare. Non possiamo stare in silenzio. E non basta un grido d'allarme. Serve un processo legislativo serio, responsabile e partecipato. Non vogliamo scorciatoie".
"Le tre morti sono giunte a poco più di una settimana dalla manifestazione nazionale dei sindacati per la Festa dei Lavoratori. In Calabria, i sindacati avevano scelto di trovarsi nell’area del Porto di Gioia Tauro, a pochi chilometri dalle due morti di questi giorni. Il tema scelto per celebrare il 1° maggio è stato il “Lavoro dignitoso”, un titolo che stride con la dura cronaca di questi giorni: "Non possiamo parlare di lavoro dignitoso — ha commentato Senese — in una regione dove si continua a morire. Abbiamo un problema drammatico e persistente. Si tratta, spesso, di precarietà, di assenza di controlli, di formazione inadeguata, di filiere degli appalti che diventano catene di responsabilità spezzate, dove a rimetterci è sempre l'anello più debole: il lavoratore".
"I dati INAIL elaborati dalla UIL documentano la tendenza: nel 2024 le costruzioni sono il settore con il maggior numero di morti nella Gestione Industria e Servizi in Calabria — 5 decessi su 17, il 29,4% del totale. L'artigianato nel comparto edilizio concentra il 60% dei morti dell'intero comparto artigiano. Nel primo trimestre 2026 la regione registra già una crescita degli infortuni dell'8,5%, quasi il doppio della media nazionale. Il settore è nel pieno dell'espansione PNRR: in Calabria sono stati sottoscritti 703 contratti d'appalto per 1 miliardo e 871 milioni di euro, coinvolgendo 271 imprese. Più cantieri aperti, più lavoro — ma non più sicurezza".
Al di là dei casi specifici di questi giorni, rileva come la Procura regionale della Corte dei Conti abbia documentato una "alta frequenza di episodi in cui si è accertata la violazione delle regole tecniche, degli obblighi contrattuali e di quelli di vigilanza e controllo in corso d'opera": progettazione inadeguata, omessa vigilanza, scarsa qualità dei materiali. Più di recente, la Sezione regionale di controllo ha evidenziato l'inefficiente utilizzo delle risorse Pnrr e il disallineamento tra i dati dichiarati e le risultanze contabili: "Quello che la Corte dei Conti descrive in termini di danno erariale è lo stesso contesto in cui lavorano e muoiono gli operai - sottolinea la segretaria generale della UIL Calabria -. Non possiamo più accettare che dietro un appalto pubblico si nasconda una filiera di sfruttamento. Non possiamo più accettare che chi lavora per conto dello Stato non goda delle stesse tutele di chi lavora dentro lo Stato. E non possiamo più accettare che le aziende irresponsabili non paghino mai davvero per i danni che causano".
"Perciò, le richieste della UIL Calabria sono precise e concrete: si costruisca un sistema ispettivo specializzato, perché non basta aumentare il numero degli ispettori ma gli organi di vigilanza devono essere specializzati nei settori maggiormente colpiti. Il controllo generalista non funziona: "Senza un reale adeguamento delle risorse e dei criteri di programmazione, il sistema ispettivo stesso rischia di diventare insostenibile: il rischio di burnout tra gli operatori è reale e va affrontato", spiega Senese.
"Si dia struttura a una formazione certificata e digitale: serve un portale regionale unico che consenta di tracciare ogni percorso formativo e rendere ogni attestato consultabile e verificabile. «Ogni anno troppi lavoratori perdono la vita perché non hanno ricevuto una formazione adeguata o perché i loro attestati sono falsi, compilati solo per accontentare la burocrazia. È ora di dire basta», è il commento della segretaria. Si rendano obbligatorie nelle imprese le più avanzate tecnologie per la sicurezza: è un obbligo morale e civile. Infine, si intervenga finalmente con una riforma degli appalti che vieti il massimo ribasso nei settori ad alto rischio, che imponga la tracciabilità dei subappalti e che limiti le esternalizzazioni selvagge. È la stessa richiesta che la UIL porta avanti a livello nazionale con il Segretario Generale PierPaolo Bombardieri, insieme all'istituzione di una Procura specializzata per i reati sul lavoro. "Chiediamo, dunque, al presidente Roberto Occhiuto e all'assessore Giovanni Calabrese di riaprire quel tavolo tecnico regionale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro - conclude Senese -. Un tavolo che non sia di rappresentanza ma un calendario di lavori, con obiettivi misurabili e risorse reali. Il Sud non sia territorio di diritti ridotti, ma laboratorio di legalità e sicurezza. La Calabria sta investendo miliardi. Non può farlo senza rafforzare le tutele della vita di chi quei cantieri li realizza. Chi governa e chi gestisce la cosa pubblica deve scegliere da che parte stare". La UIL Calabria esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime.
Fillea Cgil: "Ennesima strage annunciata"
"Siamo davanti all'ennesima 'strage' annunciata". La Fillea Cgil Calabria, in una nota firmata dal segretario generale Simone Celebre, "esprime dolore, rabbia e profondo cordoglio per la morte dell'operaio di 53 anni originario di Reggio Calabria, deceduto nel cantiere del depuratore consortile di Francavilla Angitola, schiacciato da un camion-gru durante le attività di manutenzione e adeguamento dell'impianto e per il 46enne deceduto ad Anoia superiore dopo essere caduto dal terzo piano di un abitazione". Il sindacato mette in evidenza che "a distanza di poche ore, la Calabria conta due morti sul lavoro. Non possiamo più parlare di fatalità. È un vero e proprio operaicidio che continua a consumarsi nel silenzio generale, mentre lavoratori e lavoratrici continuano a uscire di casa senza avere la certezza di farvi ritorno. Queste persone sono vittime del dovere, cadute mentre svolgevano il proprio lavoro, spesso in condizioni difficili, sotto pressione, tra appalti, subappalti, ritmi insostenibili e controlli insufficienti. Ogni volta assistiamo allo stesso copione, cordoglio, dichiarazioni di circostanza, tavoli istituzionali, promesse. Poi tutto torna come prima, fino al prossimo morto. Basta slogan. Basta passerelle. Basta tavoli inutili regionali che non producono alcun cambiamento reale".
Secondo la Fillea calabrese, "serve una presa di coscienza collettiva e immediata. Serve il coraggio di dire che la sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità assoluta e non un costo da comprimere. Bisogna aumentare i controlli nei cantieri. Rafforzare gli organici ispettivi. Garantire una formazione vera e continua. Fermare la logica del massimo ribasso e pretendere il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza in ogni appalto pubblico e privato. Non si può continuare a morire nel 2026 per guadagnarsi da vivere. La Calabria sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e dignità del lavoro". "Ogni morte sul lavoro - sottolinea Celebre - rappresenta una sconfitta per le istituzioni, per le imprese che non investono in sicurezza e per un sistema che troppo spesso considera la prevenzione un fastidio burocratico invece che un dovere morale e civile. La Fillea Cgil Calabria chiede che venga fatta piena luce su quanto accaduto e che siano accertate rapidamente eventuali responsabilità. Ma soprattutto chiede che questa lunga scia di sangue venga fermata subito. Perché dietro ogni casco c'è una persona, una famiglia, una vita che non può essere sacrificata sull'altare del profitto e dell'indifferenza".
Filcams CGIL Calabria: "Pronta a mobilitarci"
"La Filcams CGIL Calabria sostiene la proposta di mobilitazione generale del mondo del lavoro lanciata da Simone Celebre, Segretario Generale della Fillea CGIL Calabria, dopo l’ennesima strage sul lavoro che, negli ultimi due giorni, ha provocato tre vittime nella nostra regione. Proprio ieri, alla presenza del Segretario Generale della CGIL Maurizio Landini, abbiamo rilanciato le proposte di legge su sanità e appalti. Le tragedie di questi giorni dimostrano, con drammatica evidenza, quanto sia urgente intervenire sul sistema degli appalti, rendendolo più responsabile, meno precario e più attento alla condizione concreta di chi lavora, a partire dalla salute e dalla sicurezza" così in una nota Giuseppe Valentino Segretario Generale Filcams Cgil Calabria
"Serve una mobilitazione generale delle categorie sindacali, delle associazioni e della società civile per chiedere controlli rigorosi, responsabilità vere e una nuova centralità del tema della sicurezza sul lavoro. L’ultima tragedia, avvenuta a Paola, ha visto morire un ragazzo di soli 23 anni mentre lavorava all’allestimento di un lido turistico. Un luogo pensato per lo svago, le vacanze e la felicità si è trasformato in un luogo di morte. La Filcams CGIL Calabria è pronta a mobilitarsi. Il lavoro deve tornare a essere sicuro, stabile, umano. Siamo in campo, insieme, per l’umanità del lavoro".
Tridico: "Nella Giornata dell’Europa un richiamo amaro ai diritti negati"
"Oggi celebriamo la Giornata dell'Europa. Settantasei anni fa Robert Schuman pronunciava le parole che avrebbero gettato le fondamenta di un progetto di civiltà senza precedenti: pace, cooperazione, solidarietà tra i popoli. Un progetto nato, non va dimenticato, attorno al lavoro. Dalla condivisione di carbone e acciaio, infatti, prese forma la CECA: nacque, così, l'Unione. Il lavoro era la il trait d’union prima della pace. Eppure oggi, mentre ricorre questa giornata simbolica, in Calabria si continua a morire sul lavoro. Nelle ultime ore, due lavoratori hanno perso la vita. Due tragedie che non possono essere archiviate come sola fatalità. Dietro questi episodi troppo spesso si intrecciano carenze nei controlli, sottovalutazione dei rischi e una cultura della sicurezza che fatica a radicarsi".
"Esprimo piena vicinanza alle famiglie delle vittime. Ma il cordoglio, da solo, non basta più. Serve una discontinuità vera rispetto all’immobilismo che continua a caratterizzare la sicurezza sui luoghi di lavoro. I numeri confermano una situazione allarmante. Ogni anno in Italia le morti sul lavoro sono circa mille. Nel 2024 in Calabria se ne sono registrate 26, a fronte di oltre 8.800 denunce di infortunio. Dati che la Fillea Cgil Calabria ha definito "assolutamente inaccettabili" e che collocano la regione tra quelle con la più alta incidenza del fenomeno nel Paese. Anche il 2025 ha mantenuto alta l’attenzione sul fronte della sicurezza. Le rilevazioni più recenti indicano un aumento del 30% degli infortuni in itinere nel primo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente".
"A pagare il prezzo più alto continua a essere soprattutto il comparto delle costruzioni, in una fase in cui la nostra regione è interessata da una forte crescita dei cantieri legati al Pnrr, alle infrastrutture ferroviarie e agli interventi di ammodernamento stradale. Più cantieri senza un rafforzamento dei controlli significa, però, aumentare il rischio. Gli organi ispettivi, dall’Ispettorato nazionale del lavoro agli Spisal fino alle Asp, continuano a operare con personale insufficiente e strumenti limitati. Ogni morte sul lavoro, quindi, rappresenta un fallimento delle istituzioni. L'Europa, in tutto questo, ha costruito uno dei sistemi normativi più avanzati al mondo in materia di salute e sicurezza sul lavoro, dalla direttiva quadro 89/391/CEE fino alle più recenti strategie europee per il periodo 2021-2027".
"Ma le norme non bastano se non vengono applicate con continuità e rigore. Bruxelles può indicare standard e obiettivi, ma l’attuazione dipende dagli Stati membri. E l’Italia continua a mostrare ritardi evidenti, soprattutto nelle aree più fragili del Paese, in cui precarietà e lavoro irregolare aumentano l’esposizione ai rischi. Per questi motivi chiedo al Governo italiano e alla Regione Calabria un piano straordinario di rafforzamento degli organi ispettivi, con risorse adeguate e obiettivi misurabili. Chiedo e chiederò, inoltre, alle istituzioni europee di intensificare il monitoraggio sull’applicazione delle direttive comunitarie in tema di sicurezza sul lavoro, con particolare attenzione ai territori più esposti. È necessario anche accelerare sul riconoscimento dell’omicidio sul lavoro come fattispecie penale autonoma: il dibattito va avanti da anni, mentre il conto continua a essere pagato in termini di vite umane. Il 9 maggio dovrebbe essere il giorno dell’orgoglio europeo. Quest’anno, dopo quanto accaduto in Calabria, è anche il giorno delle domande che non possiamo più rimandare. Morire di lavoro nel 2026, in un Paese dell’Unione europea, non può essere considerato destino". È quanto dichiara l’europarlamentare Pasquale Tridico, capo delegazione del M5S a Bruxelles, già candidato alla presidenza della Regione Calabria.
FenealUil: "Non possiamo più tollerare che il lavoro si trasformi in tragedia"
Prima l'operaio 46enne è caduto da un ponteggio ad Anoia Superiore, ieri il decesso di un operaio 53enne a Francavilla Angitola e stamani quello di un operaio 23enne che lavorava all'allestimento di un Lido a Paola. In poche ore in Calabria tre vite spezzate, in altrettanti incidenti sul lavoro. Tragedie che riaccendono i riflettori sul tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, sicurezza che, ribadisce la FenealUil Calabria, non può essere considerata un costo da ridurre.
“Ogni incidente mortale – sottolinea Giacomo Maccarone, Segretario Generale FenalUil Calabria, rappresenta una sconfitta per la società, per le istituzioni e per il mondo del lavoro tutto. È inaccettabile che nel 2026 si continui a morire lavorando”. Per il sindacato sono necessari controlli più capillari, formazione continua e una cultura della prevenzione che coinvolga imprese ed enti locali. “Come Feneal Uil -aggiunge Maccarone - chiediamo da tempo che ci sia un rafforzamento dell'organo ispettivo, affinché possa vigilare con attenzione sulla reale applicazione delle norme sulla sicurezza. Chiediamo che venga istituito un organo preposto sul controllo dei cantieri nel comparto dell'edilizia, che risulta essere ancora oggi il settore maggiormente colpito da questi eventi tragici. Non possiamo più parlare di fatalità, non possiamo più parlare di incidenti: questi sono dei veri e propri omicidi ed è per questo che chiediamo che venga istituito il reato dell'omicidio sul lavoro, affinché si raggiunga al più presto il tanto atteso risultato di zero morti sul lavoro”.
Scalese: "Non possiamo continuare a chiamarle fatalità"
Tre morti sul lavoro in poche ore. Un operaio di 46 anni precipitato da un ponteggio ad Anoia Superiore, nel Reggino. Un lavoratore di 53 anni morto a Francavilla Angitola, nel Vibonese. Un giovane operaio di appena 23 anni deceduto mentre lavorava all’allestimento di un lido a Paola. Tre tragedie ravvicinate che riportano la Calabria davanti a una realtà che continua a ripetersi con una frequenza ormai insopportabile: si continua a morire mentre si lavora. Una sequenza che, ancora una volta, non può lasciare indifferente il mondo del sindacato, che resta in prima linea nelle battaglie per luoghi di lavoro sicuri e, prima ancora, per l’attuazione di misure preventive imprescindibili per la tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Per il segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese, non è più possibile affrontare questi drammi soltanto con il cordoglio e con le dichiarazioni di circostanza.
Già negli anni scorsi la Cgil, insieme a Cisl e Uil, aveva chiesto con forza l’attivazione di un tavolo permanente con istituzioni, parti datoriali, Inail, Asp, Inps e Ispettorato del lavoro per affrontare in maniera strutturale il tema della sicurezza. Un confronto nato dalla consapevolezza che il problema non può essere affrontato solo dopo l’ennesimo incidente, ma richiede prevenzione, formazione continua, controlli e assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti.
Un impegno che si inserisce anche nella mobilitazione nazionale lanciata dalla Cgil, che il 15 e 16 maggio darà avvio in tutta Italia alla raccolta firme per due proposte di legge popolari su sanità e appalti, con particolare attenzione proprio alla sicurezza nei luoghi di lavoro, alla qualità degli appalti e al contrasto del lavoro precario e irregolare. Per il sindacato, infatti, come ha detto proprio ieri da Lamezia Terme il segretario nazionale Maurizio Landini, il tema delle morti sul lavoro non può essere separato dalle condizioni in cui troppo spesso vengono gestiti appalti, subappalti e organizzazione del lavoro.
"La strage silenziosa continua – afferma Scalese –. In Italia, lavoratori e lavoratrici di ogni età e in ogni contesto continuano a perdere la vita. La sicurezza sul posto di lavoro non può essere considerata un tema secondario o burocratico, ma una vera questione di ordine pubblico. Un concetto che oggi torna drammaticamente attuale davanti all’ennesima scia di sangue. Serve un rafforzamento degli organi ispettivi, controlli più capillari nei cantieri e l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro. Non possiamo più parlare di fatalità".
Per Scalese, il nodo centrale resta quello della prevenzione. "Ogni volta che un lavoratore esce di casa e non vi fa ritorno, non fallisce soltanto un’azienda o un sistema di controlli: fallisce un intero modello sociale che troppo spesso considera la sicurezza un costo e non un diritto. La Calabria, già segnata da precarietà, lavoro nero e fragilità occupazionale, continua a pagare un prezzo altissimo. La sicurezza sul lavoro non è un costo, ma un diritto fondamentale. E oggi – conclude Scalese – davanti all’ennesima sequenza di morti, quelle parole assumono un peso ancora più forte. Perché dietro ogni numero ci sono vite spezzate, famiglie distrutte e comunità costrette a convivere con un dolore che si ripete troppo spesso. E perché continuare a morire di lavoro nel 2026 non può più essere considerato accettabile in un Paese civile".
Pap: "Tre morti in due giorni: in Calabria è una strage sul lavoro"
"La morte di tre lavoratori in Calabria nel giro di appena due giorni non può essere derubricata a tragica fatalità. Siamo di fronte a una vera e propria strage che impone una presa di coscienza collettiva e interventi immediati. Non si può più parlare di “morti bianche”: quando sicurezza, controlli e diritti vengono sacrificati in nome del profitto, si tratta di omicidi sul lavoro. Il caso del giovane El Hadji Mamadou Diallo, morto a Paola a soli 23 anni mentre lavorava alla preparazione di uno stabilimento balneare, è emblematico di una realtà che in Calabria conosciamo troppo bene. Secondo quanto emerso nelle prime ricostruzioni, il ragazzo potrebbe essere stato impiegato senza un regolare contratto. Un giovane migrante, costretto alla precarietà e al lavoro senza tutele, che perde la vita mentre cerca semplicemente di costruirsi un futuro".
"Ma non è un caso isolato. Ad Anoia Superiore un operaio di 46 anni è morto precipitando da un ponteggio durante lavori edili. A Francavilla Angitola un altro lavoratore, di 53 anni, ha perso la vita schiacciato durante operazioni con mezzi da cantiere. Tre morti in poche ore, tre famiglie distrutte, tre tragedie accomunate da un sistema che continua a considerare la sicurezza un costo da tagliare e i lavoratori carne da sfruttamento. Nella nostra regione il lavoro irregolare, nero e grigio continua purtroppo a essere una realtà diffusa e strutturale. Un sistema di illegalità presente in troppi luoghi di lavoro, davanti al quale nessuno può permettersi di restare in silenzio. Si continua a risparmiare sulla sicurezza, sui controlli, sulla formazione e perfino sulla dignità delle persone. Come Potere al Popolo, insieme all’Unione Sindacale di Base, siamo promotori della proposta di legge per l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e continueremo questa battaglia fino a quando tale norma non verrà approvata. Chi sfrutta, viola le norme e mette a rischio la vita dei lavoratori deve risponderne penalmente". "Servono subito più ispettori del lavoro, controlli veri nei cantieri e nelle aziende, il superamento del sistema degli appalti e subappalti al massimo ribasso e maggiori tutele per chi denuncia sfruttamento e illegalità. Alle famiglie delle vittime va la nostra vicinanza e il nostro cordoglio. Morire di lavoro, nel 2026, è una vergogna che non possiamo più accettare".
Filcams Cgil Calabria: "El Hadji Mamadou Diallo, 23 anni, morto di lavoro"
"El Hadji Mamadou Diallo, 23 anni, morto di lavoro. Questa frase dovrebbe essere impressa davanti alle porte delle Istituzioni: sorde, disattente, complici di un sistema che la Filcams CGIL Calabria denuncia da anni. Concessioni balneari, turismo e lavoro oggi hanno il volto di un giovane ragazzo morto ammazzato in questa Calabria straordinaria che avrebbe invece bisogno soltanto di normalità, diritti, sicurezza, legalità. E invece no. Per la politica regionale il turismo deve essere pomposo, attrattivo, patinato, deve raccontare una Calabria da cartolina utile alla propaganda del Presidente della Regione, dell’assessore al ramo e della maggioranza che governa questa terra. Dietro quella narrazione, però, continuano ad esistere lavoro nero, precarietà, sfruttamento, ricattabilità e assenza di controlli".
"Proprio una settimana fa il Segretario Generale della Filcams CGIL Calabria, Giuseppe Valentino, aveva avviato personalmente un percorso di informazione ed incontro in un centro SAI, con l’obiettivo di prevenire situazioni di sfruttamento, illegalità e rischio nel lavoro turistico e stagionale. Sappiamo bene che molti lavoratori migranti finiscono a lavorare senza contratto, senza tutele e spesso senza alcuna sicurezza nei settori del turismo, dei servizi e della stagionalità. Per questo abbiamo scelto di intervenire prima. Per questo denunciamo da tempo ciò che oggi qualcuno finge di scoprire soltanto davanti all’ennesima tragedia. Ma quando il primo ostacolo è rappresentato da Istituzioni sorde, incapaci persino di aprire un confronto serio con le parti sociali sul tema del turismo, delle concessioni balneari e della qualità del lavoro, allora non resta altro che denunciare, mobilitarsi e lottare. È finito il tempo delle interlocuzioni di facciata".
"La Filcams CGIL Calabria denuncia il rifiuto della Regione Calabria di aprire un confronto vero sul lavoro turistico, sulle concessioni balneari, sulla sicurezza e sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Non siamo disponibili a partecipare a tavoli inutili, passerelle o relazioni finte che non producono risultati concreti. Siamo in mobilitazione contro queste politiche e contro una visione dello sviluppo che considera il lavoro un costo da comprimere e non la dignità da difendere. Non saremo complici di una burocrazia e di una irresponsabilità che uccide. Lo facciamo nel nome dei tanti Mamadou morti di lavoro e di indifferenza. Lo facciamo per cambiare un sistema che ogni giorno affossa ed uccide la Calabria".
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