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Catanzaro - "La proposta di fissare un tetto agli alunni stranieri nelle classi guarda al problema dal lato sbagliato. In Calabria lo sappiamo bene: l'integrazione non si ottiene spostando i ragazzi da un'aula all'altra, ma dando alle scuole gli strumenti per accoglierli e farli crescere". Così Luca Scrivano, segretario generale regionale della Uil Scuola Calabria, interviene dopo l'annuncio della presidente del Consiglio, condividendo la posizione espressa dal segretario generale Giuseppe D'Aprile. "La Calabria - prosegue - è da anni una terra di primo approdo e di accoglienza, dalla costa ionica alla Piana di Gioia Tauro, dal Crotonese alla Sibaritide. Nelle nostre scuole la presenza di studenti con cittadinanza non italiana è distribuita in modo molto disomogeneo: in alcuni comuni riguarda pochi alunni, in altri rappresenta una parte significativa delle classi. Un tetto rigido applicato in territori con pochi plessi, pluriclassi e scuole già ridotte dal dimensionamento significherebbe costringere bambini e famiglie a spostamenti che le aree interne e i piccoli centri non possono sostenere. Il rischio concreto è allontanare i ragazzi dalla scuola, non integrarli".

"Circa mille docenti di italiano per discenti di lingua straniera in tutta Italia - afferma la sindacalista - sono un numero del tutto insufficiente. In Calabria la presenza di questi insegnanti nelle scuole del primo e del secondo ciclo è marginale, e il peso dell'alfabetizzazione ricade quasi interamente sui Cpia e sulla buona volontà dei docenti curricolari, che fanno un lavoro straordinario senza ore, formazione e risorse dedicate". La Uil Scuola calabrese chiede quindi, tra l'altro, "il potenziamento dell'organico della classe A-23 con posti specificamente assegnati alla Calabria, a partire dagli istituti con maggiore presenza di alunni neoarrivati; la riduzione del numero di alunni per classe, superando le cosiddette 'classi pollaio'; la presenza stabile di mediatori linguistico-culturali". 

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