
di Francesco Sacco
Lamezia Terme – È trascorso un anno dalla fine delle riprese de “L’Afide e La Formica”, opera prima del regista lametino Mario Vitale, girata interamente a Lamezia e interpretata, tra gli altri, da Beppe Fiorello, Cristina Parku e Valentina Lodovini. Un anno necessario non solo a metabolizzare quanto accaduto nell’estate 2020 in città, divenuta un set cinematografico en plein air, ma soprattutto a ultimare un lavoro di post-produzione che finalmente porterà il film d’esordio di Vitale nei cinema di tutta Italia. Se la data zero per l’intero stivale è però quella di oggi, 4 novembre, nella serata di ieri, Lamezia ha avuto invece la sua anteprima assoluta al Teatro Grandinetti, già location della presentazione di “Al Giorno D’Oggi Il Lavoro Te Lo Devi Inventare” nel 2016. E al di là delle statistiche, i punti di contatto tra quel fortunatissimo corto e “L’Afide e La Formica”, concepito proprio in quel periodo, sembrerebbero non finire lì. Sin dal suo primo cortometraggio, “Il Tuffo”, cinema da camera imbevuto di surrealismo e teatro dell’assurdo, Vitale ha infatti intrapreso un interessante discorso esistenziale su tematiche sempre attuali legate al mondo del lavoro, al coraggio di mettersi in gioco, al rapporto genitori/figli, ma anche al superamento di barriere e cicatrici emotive provocate dall’eterno ritorno dei fantasmi di un passato traumatico (l’ultimo “Prenditi Cura Di Me”).
Sono tutte tappe fondamentali di un percorso sempre più cinematografico che ha permesso al regista di sviluppare una sensibilità rara nell’indagare la dimensione emotiva dei suoi personaggi, ora messa definitivamente a fuoco nel rapporto simbiotico tra i protagonisti de “L’Afide e La Formica” (Michele e Fatima), inizialmente divisi da un gap generazionale inconciliabile, alimentato da radici culturali diverse, ma ben presto uniti da un obiettivo comune. L’espediente narrativo è una semplice maratona di paese, una competizione sportiva che diventa però metafora di quelle sfide anzitutto interiori, non solo fisiche, con cui ciascun individuo è costretto a fare i conti per progredire, maturare, (ri)nascere. È il caso di Fatima, immigrata di seconda generazione alle prese con le classiche problematiche adolescenziali, e soprattutto di Michele, logorato dalle tragiche conseguenze di un evento luttuoso, inasprite dal senso di impotenza dinnanzi al muro di omertà tipico di certe realtà.

Un dramma, quello del protagonista, suggerito per buona parte del film attraverso digressioni oniriche divenute ormai un marchio di fabbrica, tra i principali guizzi autoriali di un melò moderno che riesce a emozionare e coinvolgere senza annaspare nella retorica e nel politically correct (l’autoerotismo in vasca di Fatima), mostrando senza filtri sia i limiti umani dei protagonisti che di un milieu corrotto dalla microcriminalità. Pur apparentemente distante dal background di Vitale, “L’Afide e La Formica” si rivela, a conti fatti, un debutto nel segno della continuità, ancora una volta frutto della collaborazione con altri talenti lametini: Francesco Governa (co-autore di una sceneggiatura scritta a otto mani con lo stesso regista, Saverio Tavano e Josella Porto) e il compositore Francesco Strangis, autore di una colonna sonora quanto mai complementare che diventa autentico valore aggiunto dell’opera. Un Vitale che non rinuncia, dunque, ai suoi feticci (dal suo team alle allucinazioni à la David Lynch) ma inizia a volgere lo sguardo verso il cinema morale di Clint Eastwood (“Mystic River” e “Gran Torino” su tutti), donando alle sue ambizioni da Bildungsroman un valore transgenerazionale.
"Dopo un anno di lavoro, è finalmente arrivato questo giorno – dichiara Vitale sul palco – e sono molto orgoglioso di far vedere, per la prima volta, il film a Lamezia, non solo la mia città natale, ma anche la città che ha ospitato le riprese. Era quasi d’obbligo fare l’anteprima qui e sono contento di esserci riuscito, anche perché il progetto vede coinvolti tanti artisti lametini, da Francesco Strangis a Francesco Governa, passando per gli attori Achille Iera, Gianluca Vetromilo, Dario Natale e Pino Torcasio".

Un film girato in tempo di pandemia, il che ha reso ancor più provvidenziale il supporto di Indaco Film (con la collaborazione di Rai Cinema, Mibact e Calabria Film Commission), rappresentata sul palco del “Grandinetti” dal presidente Luca Marino: "Quando Saverio Tavano mi propose la sceneggiatura, non conoscevo ancora Mario, ma leggendola capii quanto fosse grande il suo cuore, convincendomi subito della bontà del progetto. Un progetto costruito con grandi sacrifici, ma fortunatamente abbiamo trovato l’appoggio della Calabria Film Commission e del Ministero della Cultura con RAI Cinema. Va detto, però, che anche tutta la cittadinanza di Lamezia è stata vicina al film, a partire dalle istituzioni, vi ringrazio enormemente per questo".
Istituzioni presenti nelle figure dell’assessore alla Cultura, Giorgia Gargano, e del sindaco Paolo Mascaro, particolarmente emozionato per il debutto di un film girato interamente a Lamezia Terme: "Sono stato su questo palco molte volte – ammette il primo cittadino – ma questa sera provo un’emozione davvero particolare. All’inizio sembrava una cosa impossibile da realizzare: un film girato per le strade di Lamezia, tra l’entusiasmo della nostra comunità, da un regista lametino al 100%. Ma, alla fine, è successo. Ecco perché essere qui questa sera e, dunque, esser riusciti a realizzare un sogno, acquista un enorme valore. Questo film è uno spot per Lamezia, qualcosa che testimonia quanto di buono ha da offrire questa città. E Mario Vitale ha consegnato all’eternità la vera immagine di Lamezia Terme".


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