
Catanzaro – “Da difensore di oltre settanta medici convenzionati del 118 che si sono rivolti alla magistratura del lavoro, continuando ad impegnarsi senza risparmio nel delicatissimo e pericoloso servizio loro affidato, pur tra le mille difficoltà provocate dalla gestione commissariale, avverto forte l’esigenza di intervenire a tutela della loro dignità professionale”. Ad affermarlo è Antonio Pileggi, avvocato e ordinario di diritto del Lavoro, Università di Tor Vergata. “I 'disservizi' provocati dal presunto assenteismo dei pochi medici presunti “malati immaginari” – spiega il legale - risalgono ai primi mesi del 2020, mentre l’enorme disservizio lasciato in eredità dalla gestione commissariale è cronico, essendosi dimessi ben 25 medici per non sottostare alla decurtazione della loro retribuzione (di oltre € 1000,00 al mese: i medici del 118 vanno avanti con 1800/2000 euro al mese!). É la triade commissariale ad avere “messo in ginocchio il servizio”, provocando una vera e propria diaspora di medici che si sono sentiti puniti ed offesi”.
“I fatti – precisa ancora - coinvolgono soltanto una minima parte dei medici convenzionati del 118 (17 medici del 118: gli altri medici coinvolti nell’inchiesta sono quelli che ne avrebbero falsamente attestato lo stato di malattia). La stragrande maggioranza dei medici convenzionati del 118 (che ha subito la brutale e drastica riduzione del proprio stipendio in piena pandemia) è totalmente estranea ai fatti, ed ha coperto i turni dei colleghi assenti con grande senso di responsabilità e sacrificio (altro che assenteismo), nonostante la brutale decurtazione stipendiale subita in piena emergenza pandemica e nonostante in tutto il mondo civile si parlasse di potenziare la medicina territoriale e d’emergenza e di premiare i medici in prima linea. Peraltro, alcuni dei medici presunti assenteisti sono affetti da gravi patologie anche oncologiche, o sono stati esonerati dal servizio in ambulanza dal medico competente. La stragrande maggioranza dei medici del 118 ha protestato civilmente: presentando quattro diffide cui la triade non s’è nemmeno degnata di rispondere; presentando una diffida al Commissario Longo, parimenti ignorata; presentando ricorso ai Tribunali del lavoro di Lamezia Terme e Catanzaro per far accertare l’illegittimità della mancata erogazione (e del recupero mediate trattenuta in busta paga) dell’indennità aggiuntiva; presentando due esposti alla Procura della Repubblica di Catanzaro contro la triade commissariale ed i dirigenti del servizio (che nei decenni passati non si erano accorti del presunto indebito)”.
“Come risulta dagli stessi atti dell’inchiesta penale – prosegue l’avvocato Pileggi - la “motivazione” delle assenze per malattia di quasi tutti i pochi medici coinvolti non è stata affatto la “protesta” o la “vendetta” o la “ritorsione” per la mancata erogazione dell’indennità aggiuntiva. Niente affatto. La motivazione è stata di natura sanitaria: il terrore di contrarre la pandemia e di contagiare i propri figli, per non avere l’ASP di Catanzaro fornito loro i dispositivi di protezione, a fronte di un rischio elevatissimo per medici in prima linea. Due medici del 118 hanno contratto il virus. Nessun assenteismo per vendetta, dunque, nella stragrande maggioranza dei (pochi) casi. Stupisce che possa essere “sentenziato” che l’indennità aggiuntiva (erogata dal 2006 in sostituzione di altre integrazioni retributive riconosciute da decenni) non spetti e sia stata percepita “illecitamente”, senza nemmeno considerare che quella medesima indennità aggiuntiva continua ad essere percepita dai medici convenzionati delle ASP di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Cosenza (mentre l’ASP di Crotone, non sta procedendo al recupero dell’asserito indebito”.
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