Lamezia, processo su tentato omicidio Vincenzo Torcasio del 2002: al via discussioni avvocati

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Catanzaro – Davanti al gup di Catanzaro Caré, si è tenuta la discussione dell’avvocato Gambardella per Aldo Notarianni, degli avvocati Gambardella e Larussa per Francesco Giampà e dell'avvocato Ferraro per Vincenzo Giampá. Il processo è stato rinviato al 23 settembre per le repliche del pm sulla posizione di Vincenzo Giampà e per le repliche al Pm dell'avvocato e, a seguire, la sentenza. Si tratta del processo con il rito abbreviato nei confronti di sei esponenti della cosca Giampà scaturito nell’ambito del procedimento sul tentato omicidio di Vincenzo Torcasio, “Carrà”, risalente all’8 luglio 2002. “Carrà” fu poi ucciso in un altro agguato il 7 giugno del 2011. Francesco Giampà “il professore”, Vincenzo Bonaddio “ca-ca”, Aldo Notarianni “Alduzzu”, Vincenzo Giampà, 40 anni, Pasquale Giampà, 54 anni, e Domenico Giampà, 37 anni, (questi ultimi due ora sono divenuti collaboratori di giustizia), sono imputati in questo processo per rispondere, quindi, del tentato omicidio di Vincenzo Torcasio. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Francesco Gambardella, Aldo Ferraro ed Enrico Tucci.

Oggi, inoltre, nel tribunale di Lamezia si è tenuto il processo con il rito ordinario nei confronti di Vincenzo Bonaddio (difeso dall’avvocato Antonio Larussa). Nel corso dell’udienza sono stati acquisite le dichiarazioni di Giuseppe Giampà e il processo è stato rinviato al 5 novembre. Proprio dalle dichiarazioni dei collaboratori, gli inquirenti hanno ricostruito e contestato agli imputati il tentato omicidio di Vincenzo Torcasio, classe ‘53, detto “Carrà” all’indomani della scissione del clan Giampà dal clan Cerra-Torcasio, nell’ambito di quella che è stata definita “la terza guerra di mafia” nella quale furono uccisi anche Pasquale Giampà “Buccaccio” (il 22 agosto 2001) e poi Vincenzo Giampà “u monacu” (il 6 luglio 2002), entrambi fratelli del boss Francesco Giampà “il professore”, ragion per cui gli stessi avrebbero deliberato l’uccisione di un esponente della cosca avversa in risposta o all’omicidio di Vincenzo Giampà, da effettuarsi proprio mentre venivano eseguiti i suoi funerali. Sarebbero loro, secondo gli inquirenti, i mandanti e gli organizzatori.