Omicidio Di Spena nel 2001 a Lamezia, le motivazioni dell'assoluzione di Pasquale Torcasio: "Mancanza di riscontri"

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Catanzaro – Nel luglio scorso, il Gip distrettuale antimafia di Catanzaro, ha assolto il 40enne Pasquale Torcasio detto Carrà, dall’accusa del delitto e di reati di armi, a termine del processo scaturito dall’omicidio Enzo Di Spena avvenuto il 7 novembre 2001. Nel febbraio scorso il Pm aveva invece chiesto l’ergastolo per l’imputato. Per il delitto, sono imputati anche Vincenzo Torcasio e Antonio Villella, che hanno scelto il rito ordinario. Oggi, sono state pubblicate le motivazioni della sentenza che hanno accolto la tesi della difesa di Torcasio, rappresentata dall’avvocato Antonio Larussa.

Dalle indagini che sono state svolte nell’immediatezza dei fatti e sulla base delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia rese successivamente, sarebbe emerso come l’agguato - secondo l’accusa -sia stato attuato dalla cosca Torcasio. Tuttavia, si legge nelle motivazioni della sentenza che ha assolto Pasquale Torcasio: “sono solo tre i collaboratori che ne parlano, e cioè: il Pulice, Torcasio Angelo e il Muraca”. E, ancora “i riferimenti a Torcasio Pasquale, seppur presenti, sono connotati da genericità e spesso formulati in termini dubitativi”. 

Sulla base degli elementi raccolti, il giudice Alfredo Ferraro del tribunale di Catanzaro ribadisce e conclude che: “permane un dubbio più che ragionevole in merito alla partecipazione del Torcasio all’omicidio del Di Spena (nello specifico con il ruolo di aver studiato le abitudini della vittima). Tale dubbio viene pacificamente integrato dalla mancanza di dichiarazioni individualizzanti e dei relativi riscontri e, conseguentemente, la mancanza di prove” relativamente ai capi di imputazione. Per tali ragioni l’imputato è stato assolto per non aver commesso il fatto.

L’omicidio di Enzo Di Spena 

I tre erano stati ritenuti dalla Dda, i responsabili della morte di Di Spena del 2001: Torcasio (insieme allo zio Nino Torcasio, ucciso nell’ambito della guerra di mafia a marzo del 2002) in qualità di mandante, mentre Villella e Pasquale Torcasio (insieme a Domenico Zagami, ucciso nella guerra di mafia alla vigilia di Ferragosto del 2004) come esecutori materiali. Di Spena fu ucciso di sera mentre ritornava a casa colpito da diversi proiettili di una pistola calibro 45 esplosi da una persona con il volto coperto. La vittima era alla guida di uno scooter. L'uomo fu trasportato in ospedale ma morì successivamente nel corso di un intervento chirurgico. Le indagini si indirizzarono subito sulla pista mafiosa anche per via delle modalità tipiche di un agguato e in particolare si focalizzarono su un episodio che coinvolse Di Spena e Vincenzo Torcasio. Per motivi forse di carattere personale, ci fu un acceso diverbio fra i due e Di Spena colpì ripetutamente Torcasio. Una sorta di affronto che avrebbe portato i Torcasio alla decisione estrema di uccidere Di Spena, anche per affermare - secondo l'accusa - un pieno controllo del territorio.

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