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Lamezia Terme - Prosegue in Corte di Assise a Catanzaro il processo a carico di Francesco Rosario Aloisio Giordano. Una terribile storia alle spalle, su violenze e abusi scoperta in un casolare a Gizzeria che lo vedrebbero responsabile nei confronti della convivente. La vicenda, nel novembre del 2017, ebbe anche un grande risonanza mediatica per i fatti ricostruiti dalle forze dell’ordine. Il 52enne è ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia, riduzione in schiavitù e violenza sessuale pluriaggravata, reati che sarebbero stati commessi nei suoi confronti tra il 2007 e il 2017 alla presenza dei figli minori di 9 e 3 anni in una baracca a Gizzeria.

Dopo l’udienza dello scorso 24 gennaio, dove erano stati ammessi i mezzi di prova richiesti dalle parti, si è tenuta anche oggi un’altra udienza nella quale sono stati sentitii testi della pubbica accusa. Presente anche Aloisio, difeso dagli avvocati Salvatore e Simona Sisca. L’udienza è stata poi rinviata al prossimo 7 maggio per l’audizione di altri testimoni.

La vicenda

I militari sono venuti a scoprire l’ambiente angusto, insalubre, infestato da topi e insetti, con servizi igienici ricavati nei secchi della spazzatura e letti in cartone, dove i 4 vivevano. Le indagini hanno poi consentito di accertare come la donna, già badante della precedente compagna dell’indagato (deceduta), era segregata, da circa 10 anni, prima all’interno di diversi appartamenti e poi nella baracca a Gizzeria, venendo costretta in stato di schiavitù, subendo reiterate e crudeli violenze sessuali (dalle quali sono nati i due bambini) e inaudite e gravi lesioni (anche alle parti intime e anche durante i periodi di gravidanza), alcune delle quali saturate con una lenza da pesca direttamente dall’uomo. Una vicenda durata 10 anni che ha avuto fine con l'intervento dei carabinieri. 

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