Lamezia, inaugurata IX Fiera del libro calabrese con "Il portico della luna" di Pina Majone Mauro

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Lamezia Terme – Si apre con la poesia di Pina Majone Mauro la IX edizione della fiera del libro calabrese portata avanti, nel ricordo di don Natale Colafati, dall’associazione Sinergie Culturali, che nei locali di Palazzo Nicotera animerà diversi incontri fino a sabato 13 maggio. La Fiera, per restare nelle storiche parole di don Natale Colafati, vuole essere una vetrina per le librerie, gli editori e gli autori per venire alla luce, ma anche luogo fisico oltre che culturale, che diventa punto d’incontro con i potenziali lettori.

Stand espositivi allestiti presso le sale affrescate, 20 le case editrici a comporre una fiera di colori e di giovani volontari. Ad animare, infatti, la fiera anche gli studenti del Liceo T. Campanella, alcuni facenti parte dell’indirizzo musicale ad allietare invece con la loro voce e con più strumenti l’attesa in Sala Perri. Come lo scorso anno si è voluta mantenere viva la volontà circa la trasmissione della bellezza in versi. La poesia di Pina Majone Mauro, con la sua ultima raccolta pubblicata da Rubbettino “Il portico della luna” cinquantaquattro poesie per Carlo, in presenza della professoressa Carmela Dromì – presidente di Sinergie Culturali, e dell’avvocato Antonello Bevilacqua – presidente dell’Ordine degli avvocati di Lamezia Terme, ha dato il via ad un momento inaugurale segnato da enorme commozione per tutti i presenti.  

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La poesia non può essere spiegata. Al massimo percepita, vissuta, con tutte le cose che hanno a che fare con i sentimenti. Ed è così che la poesia di Pina Majone Mauro tocca le corde dell’anima. I suoi versi diventano un tutt’uno con la sensibilità, l’umanità, la raffinatezza d’altri tempi della poetessa. “Pina Majone Mauro, sempre attiva nel dibattito culturale italiano come in quello calabrese, vicina a Costabile, Calogero, Alvaro – afferma Carmela Dromì – saggista, insegnante, donna, madre. Una figura di intellettuale a tutto tondo”. Pina Majone Mauro che stenta a parlare perché troppo emozionata o perché come tutte le grandi persone ama la semplicità. Non sopporta le celebrazioni e le autocelebrazioni. Fa bene Pina. La poesia è come una danza, una musica che inebria i cuori senza necessitare di altre parole. “Non è semplice accostarmi alla sua poesia – prosegue la Dromì – perché le sue opere si muovono all’interno di una personale geometria”. “Gli introvabili” – così aggiunge l’autrice.  “Accostarsi alla sua poesia è spalancare il cuore, nutrirsi senza mai saziarsi” – ancora la Dromì.  

Madre/matrigna/maga maliarda. Alcuni suoi versi. Nell’ultima raccolta di Pina Majone Mauro riaffiorano le gioie di un tempo passato, immagini nostalgiche, di stelle nel cielo, di estati passate sotto lo stesso portico, al faro, dove tutta la sua famiglia si riuniva. Ed erano racconti orali fino a tarda notte, era il tepore di una casa unita, erano risate, saluti, rimandi a spiagge mattutine, cornetti caldi o insalate di pomodori fresche. La poesia nel racconto di Pina Majone è piena d’amore, ricordi colmi di bellezza e colmi di dolore. Adesso che Carlo non c’è più, quale senso può dare alla vita una madre? “Col tempo tutte le cose belle finiscono – dice con voce lieve l’autrice – e sono belle perché finiscono, la passione più grande era il mare – dice ancora ricordando il figlio – era quella di spingersi sempre oltre, diceva sempre che gli squali quelli veri sono sulla terra e quelli del mare sono miti”.

“Carlo era il migliore di noi – afferma l’avvocato Bevilacqua – tutti coloro che lo hanno conosciuto hanno avuto un rapporto intimo con lui, non abbiamo mai saputo quanto grave fosse la sua malattia, lui sapeva di non guarire eppure era perennemente allegro”. Medaglia d'oro Calabria a Roma nel 1998, numerosi i prestigiosi premi ricevuti, Pina Majone Mauro, accolta in sala da vecchie alunne, restituisce il senso puro della letteratura, porta a pensare ai valori universali di cui la sua poesia è intrisa, e nel suo dolore avvicina ad una inedita visione di bellezza. “Gli spartani morivano prima dei padri – continua la Majone – è una cosa contro natura, il dolore è sempre più profondo”.   

V.D.

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