L’Odissea prog dei Syndone approda a Pizzo

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Pizzo – Quattro mesi dopo l’esibizione a Lamezia Terme nella serata conclusiva della prima edizione del “Suoni del Sud Lamezia Festival”, l’Odissea dei Syndone, alfieri del neoprogressive italiano, torna a far tappa in Calabria nell’evento organizzato ieri sera a Pizzo Calabro dalla stessa associazione guidata da Marcello Nicotera. Non male per una rassegna che al primo colpo è riuscita a portare dalle nostre parti anche James Senese con i Napoli Centrale e, soprattutto, Richard Sinclair, istituzione del prog di Canterbury, leader di band fondamentali quali Caravan, Hatfield and the North e Camel.

D’altronde, l’Italia è sempre stata tra i paesi più ricettivi alle intuizioni d’oltremanica che sul finire degli anni ‘60 -grazie a band come Pink Floyd, Yes, King Crimson o Genesis- diedero il via a quella rivoluzione musicale, mirata ad elevare il rock a vera e propria forma d’arte, denominata progressive. Partendo dalla psichedelia, dal jazz, dalla classica e da tutta la musica colta, il nuovo genere portò in dote un concetto di canzone diverso, dalla struttura libera, diluita e complessa, prediligendo arrangiamento e architettura alla classica formula strofa/ritornello. Teorie che, nel decennio successivo, trovarono terreno fertile in gruppi  come PFM, Banco del Mutuo Soccorso e Area, tra i pochi esponenti della musica italiana a riscuotere successo a livello internazionale. Nella splendida cornice del lungomare Cristoforo Colombo, i Syndone si sono confermati degni eredi di questa tradizione, tra i consensi dell’entusiasta pubblico calabrese.

Buona parte della setlist dedicata all’ultimo “Odysseas”, concept album di chiara derivazione omerica incentrato sul tema del viaggio, celebrato dalla critica come una delle migliori uscite del 2014, grazie anche alle straordinarie collaborazioni del grande Marco Minnemann alla batteria e di John Hackett al flauto in “Penelope”.

La resa live del disco è impeccabile e colpisce per impatto, originalità ed eleganza esecutiva: un prog sinfonico estremamente moderno, vicino ai riferimenti nazionali e albionici ma teso alla ricerca di nuove soluzioni sonore ispirate dal notevole background tra classica, teatro e balletto contemporaneo del tastierista e compositore Nik Comoglio. A completare la line up, Marta Caldara (vibrafono e tastiere), Gigi Rivetti (piano e moog), Maurizio Dellacqua (basso e taurus bass), Martino Malacrida (batteria) e Riccardo Ruggeri (voce e chitarra acustica).

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L’ensemble torinese parte subito forte con l’esaltante overture di “Invocazione alla Musa”, opening track dell’album, seguita dal grintoso hard rock di “Focus” (la loro “21th Schizoid Man”) e dai riverberi fusion dello strumentale “Circe”, con i suoni vintage e analogici di hammond, moog e juno distorto in grado di non far rimpiangere l’assenza della chitarra elettrica, scelta che incontrerebbe l’approvazione dei Van Der Graaf Generator.

Uno dei punti di forza dei Syndone è, però, la capacità di sperimentare con disinvoltura registri diversi, in perfetto equilibrio tra digressioni elettriche e momenti più intimi, raggiungendo vette di lirismo assoluto. Merito di una band tecnicamente ineccepibile, abile nell’esplorare con gusto le possibilità armoniche e melodiche di un genere universale.

Menzione speciale per l’intensa performance di Riccardo Ruggeri, ipnotico menestrello dotato di un’estensione vocale formidabile e di un’attitudine melodrammatica in bilico tra l’enfasi di Freddie Mercury e gli psicodrammi di Peter Hammill. È lo stesso frontman a introdurre i temi di brani ricchi di sfumature in cui sofferte trame pianistiche lasciano il posto a trascinanti fughe di matrice jazz-rock: è il caso di “Ade”, neoprog alla Pain Of Salvation, “Daimones”, “Melapesante” (titletrack del primo lavoro di questo nuovo corso) e “Il fiele e il limite”, tratto da “La Bella È la Bestia”, in cui Ruggeri dimostra di aver assorbito l’istrionismo teatrale di Peter Gabriel e Fish. Particolarmente riusciti, poi, i medley “Il tempo che non ho/Magritte”, vertice emotivo dell’intera serata, e “Poseidon/Mercanti di gioia”, intervallate da un ottimo drum solo del talentuoso Martino Malacrida. Le peregrinazioni prog dei Syndone culminano nell’esplosiva “Mela pensante”, primo encore, e in “Tu non sei qui”, struggente nenia in pieno stile BMS.

Un’autentica odissea che testimonia l’inesauribile vitalità di un genere protagonista dell’ennesima rinascita dopo i fasti degli anni ’70, bruscamente interrotti dalla rivoluzione punk. Ne è prova l’interesse riscosso dall’ultima fatica del gruppo torinese che, come sottolineato a fine concerto dal leader Nik Comoglio, "incarna e attualizza l’esigenza umana del viaggio, inteso come rinascimento spirituale, come emblema del movimento interiore. Perché, come dice Proust, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Del resto rinnovarsi è forse una delle condizioni essenziali per il prog. Il nostro intento è quello di svecchiare il genere, puntando sulla riconoscibilità del nostro sound, attraverso il cantato creativo di Riccardo, le peculiarità della nostra timbrica e scelte non convenzionali come la rinuncia alla chitarra elettrica in favore delle tastiere che, usate in un certo modo, possono garantire più possibilità espressive. Stiamo cercando di dare un valore aggiunto al progressive cavalcando quest’onda positiva, nella speranza che non si esaurisca troppo in fretta".

Francesco Sacco

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