Lamezia, Giuseppe Smorto racconta la Calabria 'tra diavoli e resistenti' nel libro "A Sud del Sud"

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Lamezia Terme - Un nuovo modo di narrare il territorio nel libro “A Sud del Sud. Viaggio dentro la Calabria tra diavoli e resistenti” scritto dal giornalista Giuseppe Smorto, già vicedirettore di Repubblica, ed edito dalla casa editrice milanese Zolfo. Smorto, ne ha discusso un incontro presso l’Oasi Bartolomea con i rappresentanti di due delle realtà positive descritte nel testo, ovvero don Giacomo Panizza di Comunità Progetto Sud e Vincenzo Linarello di GEOL-Gruppo Cooperativo. Durante l’incontro, moderato da Maria Pia Tucci, Smorto, reggino di origine, ha chiarito di essersi reso conto, nella sua ricerca di una casa editrice, di come l’argomento Calabria non sia considerato minimamente attrattivo in Italia dal punto di vista editoriale, e forse, in fin dei conti, da nessun punto di vista. Una constatazione amara, annotata nel libro, che non lo ha scoraggiato nell’intraprendere un viaggio fra paradiso e inferno, con l’intento di tracciare un ritratto giustamente definito da Linarello “in chiaroscuro”, che cioè racconti il buio senza negare la luce, affondando l’inchiostro nella verità.

E se il buio è rappresentato, prima di tutto, dalla ‘ndrangheta, dalla sua collusione con la massoneria deviata che infiltra le istituzioni, dalla fuga delle giovani generazioni, dai mostri edilizi e dalla sanità carente, a bloccare la risalita è una mentalità che impedisce di “fare le cose insieme” – un punto sul quale sia Linarello che don Panizza convergono, nella loro pluridecennale esperienza nel sociale. Da qui il desiderio e la necessità di “unire i puntini”, cioè di creare una rete fra le realtà che davvero funzionano e che mettono a frutto delle competenze sul territorio. “Bisogna farlo senza credere che parlare di ‘ndrangheta 'danneggia il turismo' – sottolinea ancora Linarello – perché l’esperienza della Primavera di Palermo ha dimostrato il contrario, facendo emergere un popolo con un’identità forte, il cui coraggio è stato premiato”. Dunque è il caso di evitare “l’effetto Muccino”, e piuttosto, per costruire il futuro, don Panizza si sofferma su alcune parole chiave: “Partecipazione, co-progettazione, ma anche co-verifica degli obiettivi raggiunti”, in modo da non lasciare che persistano le dinamiche di governi in cui la fedeltà conta più della competenza. 

Le conclusioni di Giuseppe Smorto a questo punto sono semplici, e di facile comprensione: “La Calabria non ha bisogno di azioni straordinarie, bastano poche cose normali per cambiare: una politica 'normale', strade, collegamenti, gestione ordinaria, manutenzione ordinaria, essere meno 'fedeli' e avere più fiducia. Sogno un momento in cui di scrivere libri come questo non ci sia più bisogno”.

Giulia De Sensi

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