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filippo_veltriDI FILIPPO VELTRI 

Il 2012 è iniziato nel peggiore dei modi con intimidazioni e violenze a raffica in ogni angolo della regione: Lamezia, Cosenza, Catanzaro, Isola Capo Rizzuto, Rosarno, San Giovanni in Fiore, Vibo Valentia. Presi di mira cittadini normali, imprenditori, amministratori, giornalisti, sindaci. Un’escalation che la dice lunga sul fatto che l’emergenza andava attenuandosi come qualche buontempone aveva sostenuto sul finire dello scorso anno. Ci sono dati ora inoppugnabili, chiari, che seguono del resto il trend degli anni scorsi, che indicano come questa regione debba fare i conti con un tasso altissimo di violenza e di illegalita’ che ne frena la crescita e lo sviluppo e che si accoppia a quell’altro tasso di illegalita’ diffusa che e’ dentro la politica e le istituzioni.

Sono due cancri eguali, due facce della stessa medaglia, che rischiano di far fallire ogni ipotesi di mutamento e di svolta che timidamente fa capolino e che rischia, ancora, di far regredire tutto il dibattito anche sulla possibilita’ di una narrazione ‘normale’ della Calabria, cioe’ dei risvolti positivi che pure fanno capolino in vari campi ma che ovviamente rischiano di non decollare mai, nemmeno nell’immaginario collettivo e nel senso comune. I dati sono assolutamente impressionanti: saltano in aria bar e auto in citta’ capoluogo e che si consideravano piu’ o meno tranquille, taglieggiati imprenditori piccoli e grandi, massacrati di intimidazioni sindaci e assessori in ogni parte, messi sull’avviso giornalisti (e siamo alle solite anche in questo caso). Emerge un dato che e’ comune al di la’ delle matrici varie: in questa regione la violenza e’ il convitato di pietra con il quale si punta a far fare i conti, sapendo che alla fine chi quella violenza la usa vince. Cosi’ che: non si puo’ avere un lavoro o quel lavoro e’ finito a ditte concorrenti? Nessun problema, gli facciamo saltare in aria mezzi e affini. Quel comune usa un metodo di azione politica che taglia le unghie alla discrezione e quindi al malaffare? Nessun problema, gli facciamo saltare in aria il portone del Municpio. Quel commerciante non paga il racket? Nessun problema, gli spariamo prima alle cose e se poi non si convince pure a lui. Sui giornali si pubblicano non le solite giaculatorie inutili sulla lotta roboante e mondiale alla illegalita’ ma dati e fatti precisi su un determinato fatto? Nessun problema, prima intimidiamo il cronista e poi passimo alle vie di fatto.

E’ altrettanto evidente rispetto allo stato sopra descritto che non si puo’ andare avanti per molto in questo modo. Il rischio, in alcuni casi gia’ la realta’, e’ che si sgretoli quel poco di tessuto sociale e democratico che regge, che non ci sia il senso di un normale svolgimento della vita pubblica e che tutta la regolazione dei rapporti, in ogni angolo della Calabria, sia determinato dalle bombe e dalle intimidazioni. Questo rischio, che – ripetiamo- in alcune zone della regione e’ gia’ oggi realta’, puo’ avere la meglio se non si fotografa in maniera esatta quel che da troppo tempo sta avvenendo in un silenzio reale della collettivita’, al di la’ ed oltre le parate di facciata e le targhe sui Comuni. Qui ci sta il ruolo della politica, se non fosse per il piccolo particolare che l’altro lato della medaglia e’ rappresentato proprio dalla politica corrotta, mentre quella sana – che c’e’ – fa fatica a farsi largo. Qui ci sta il ruolo delle associazioni di categoria, a partire dalla Confindustria, che da pochi giorni ha un nuovo presidente regionale dopo un interminabile vuoto per lotte intestine di potere. E’ evidente che da qui deve venire un monito non solo a parole ma nei fatti, di sostegno agli imprenditori tartassati (siano o meno associati a Confindustria), una battaglia di civilta’ innanzitutto, di lunga lena, con indicazioni chiare.

Qui ci sta il ruolo delle istituzioni politiche, della Regione e giu’ per i vari gradi. L’attentato al Comune di Isola Capo Rizzuto ha destato scalpore e preoccupazione, li’ sono stati messi in atto dei movimenti seri contro gli interessi materiali delle cosche della zona che sono tra le piu’ potenti dell’intera Calabria. Ci chiediamo: ma non sarebbe un gesto forte se per una settimana, due settimane, un mese la Giunta Regionale svolgesse alcune delle sue periodiche riunioni in quel municipio? O se una o piu’ sedute del Consiglio Regionale e del Consiglio Provinciale di Crotone si svolgessero in quello stesso Municipio oggetto della violenza mafiosa? Solo fatti simbolici? Certo, poi ci vogliono le concrete azioni, ma intanto andiamo oltre i comunicati indignati che ormai non li legge piu’ nessuno. Facciamo – come dice don Ciotti – il salto in avanti dalla solidarieta’ alla condivisione e poi andiamo avanti. L’impressione e’ che, invece, si assista da impotenti ad uno stillicidio senza fine, ad una sorta di inevitabilita’ del male, ad una soddisfatta piu’ o meno autoanalisi che ‘meno male, non si e’ fatto male nessuno’ e via con la prossima. Si tratta, in definitiva, del futuro di un vivere civile rispetto al quale troppi sono i silenzi, gli ammiccamenti, il voltarsi dall’altra parte, ‘ad altri spetta agire’, ‘noi che possiamo fare’ e via discorrendo. Cosi’ si finira’ con il consegnare il buono che c’e’ al male che dilaga.

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