
Lamezia Terme - Ritorna a riunirsi il consiglio comunale dopo la presentazione di dimissioni del Sindaco. Diciotto i consiglieri in aula. La seduta si apre con il presidente Francesco Muraca che avanza la proposta che il professor Ettore Jorio spieghi la sua relazione in merito alla situazione in cui versa il Comune in materia economico-finanziaria. Proposta che viene subito messa ai voti e che viene accolta dal Consiglio con 15 voti favorevoli e 10 contrari. Il professore Jorio, però, declina l’invito e il Sindaco prova a dissuaderlo. Poi prende la parola: “Deve essere chiara una cosa per ognuno di noi: il professore Jorio - dice Speranza - non prendendo la parola non ha fatto un atto irriverente verso il Consiglio. Ma ha dimostrato la mortificazione di un professionista che ha dato gratuitamente una mano al nostro Comune e che nelle dichiarazioni di voto ha notato un dissenso nei suoi confronti e un’offesa. Il gesto che ha compiuto è un gesto limite”. Così il sindaco, commentando la decisione del professore. Subito dopo, il consigliere Spinelli chiede che venga approvata la mozione di decadenza del consiglio comunale. Si chiede una breve pausa per trovare 16 consiglieri disposti alle dimisisoni ed attuare così lo scioglimento del consiglio comunale.

AGGIORNAMENTO
Si torna in aula dopo un’ora e mezza di pausa, durante la quale non è mancato il nervosismo tra i consiglieri dell’opposizione, che avrebbero dovuto firmare le dimissioni per far cadere l’Amministrazione comunale. Prende la parola il consigliere Spinelli che aveva avanzato la proposta:”La fumata è nera. Non abbiamo raggiunto il numero di sedici consiglieri. Abbiamo deciso che qualora non si fosse raggiunto il numero di consiglieri dimissionari, allora ci saremmo impegnati a bocciare il bilancio. A mancare delle sedici firme, è solo una”. Spinelli, quindi, oltre a chiedere l’appoggio all’opposizione, chiede alla maggioranza di valutare la possibilità di dimettersi, così da garantire alla città un’uscita indolore e pensare, quindi, al bene della città.
“Siamo entrati nel vivo del dibattito – spiega Grandinetti – la nostra decisione, sofferta, va al di là di quello che vorremmo. Ieri sera non credevo che una decisione che portava alla fine di un’era politica e amministrativa dovesse essere presa a cuor leggero. L’eventuale dissesto, che naturalmente non auspichiamo, deve essere attribuito all’amministrazione e, quindi, le colpe non possono e non devono ricadere sulla minoranza. Se ci sono 16 consiglieri firmatari cade l’amministrazione comunale e questo è stato l’obiettivo di oggi: trovare sedici persone che fossero disposte a firmarle, lasciando quindi al sindaco la responsabilità dell’approvazione del bilancio. Dopo l’approvazione le avremmo presentate facendo cadere l’amministrazione con un bilancio approvato. Per una sola firma non riusciamo a portare avanti il progetto che avevamo prospettato già da ieri sera. Se avessimo firmato non ci sarebbe stata l’amministrazione, il sindaco sarebbe decaduto e il bilancio sarebbe stato comunque approvato”.
I quindici firmatari sono: tutto il gruppo di Lamezia Indipendente (Aiello, Falvo, Isabella, Spinelli e Bruno Tropea); l’Udc (Chirillo, De Biase e Ruberto); tutto il gruppo di Forza Italia (Chirumbolo, Mastroianni, Caruso e Tedesco); Mario Benincasa e Grandinetti (Terzo polo) e Teresa Benincasa (Gruppo Misto). Due i consiglieri dell’opposizione che hanno deciso di non appoggiare la proposta di Spinelli e quindi firmare le dimissioni: si tratta di Mazzei del Nuovo Centro Destra e Cristiano de La Destra.
Chirillo (capogruppo Udc), si rivolge alla sinistra chiedendosi come possa ancora difendere un bilancio del genere, “tenendo conto – aggiunge – della situazione in cui siamo costretti a decidere”. Prende la parola poi Chirumbolo (Forza Italia) : “le dimissioni che sono state firmate per evitare un commissariamento alle future amministrazioni e per preservare il bene della città. Non si è raggiunto il numero e pertanto abbiamo deciso di votare contro tutti i punti del bilancio”. E come Spinelli, chiede anche alla maggioranza di apporre la sedicesima firma necessaria affinché decada il sindaco e l’amministrazione. Parla poi Mazzei (Nuovo Centro Destra) : “la situazione non la può salvare nessuno e diciamo basta con gli inciuci! C’è chi vuole addossare i debiti alla città e ai cittadini di Lamezia, mentre non deve essere così. Il Bilancio non deve essere approvato. Sono disposto a firmare e ad apporre la sedicesima, ma prima voglio vedere le altre. La città ha già subito la cattiva amministrazione”.
Cristiano (La Destra), che ha deciso di non firmare la proposta di dimissioni, prende la parola, spiegando la sua decisione: “Basta stampelle e basta inciuci. Non sono d’accordo con Grandinetti che troppe volte ha fatto da stampella a questa amministrazione”. “La mia firma è qui, - aggiunge Cristiano – ma allora vorrà dire che dovremmo dimetterci prima della votazione e non dopo. Spero che questo Bilancio non sia approvato e voterò no fino alla fine”. E chiude il suo intervento chiedendo un rinvio della seduta e la presentazione immediata delle dimissioni dei sedici.
Paola (Progetto Lamezia): “ Questa amministrazione non ha i numeri per approvare il bilancio, ma vuole che sia approvato perché è un atto necessario e pertanto dobbiamo consentire che si approvi. I ragionamenti che si stanno facendo mi sembrano un po’ capziosi”. Il capogruppo di Progetto Lamezia propone inoltre di votare oltre al Bilancio anche il Psc, se necessario ad oltranza e di dimettersi solo dopo la votazione.
Petronio (capogruppo Pd) comincia il suo intervento ribadendo ancora quanto sia necessaria l’approvazione del bilancio, “perché – aggiunge – si tratta di un bilancio che contiene tutti gli elementi per evitare il dissesto” . Aggiunge inoltre che “Come gruppo aggiungeremo le nostre firme un minuto dopo la decisione della Giunta di presentare ricorso al Tar nel caso in cui venisse dichiarato il dissesto”.
Speranza: “Il nostro consiglio comunale è completamente frantumato. Non ci sono due schieramenti che si fronteggiano, ma c’è una situazione di tutti contro tutti. Abbiamo cercato di dare dignità a Lamezia in Calabria e in Italia. È assurdo che questo momento venga sfruttato per dire cose non vere. Ho dovuto tollerare moltissimo, anche molte calunnie che sono state dette su di me. Le ho tollerate perché ricoprivo un ruolo istituzionale, ma d’ora in poi non sarà più così. Il problema di oggi è delicato ed è dovuto ad errori. Ora la questione è se abbiamo e se vogliamo riparare questi errori. Se volete dimettervi, potete farlo tranquillamente”.
Alla fine del suo intervento Speranza propone una breve sospensione per la riunione dei capigruppo per decidere sulle eventuali dimissioni, da presentare prima o dopo il bilancio e in quanti vorranno firmare la proposta. Proposta he viene accolta con 19 favorevoli e 10 contrari.
“La sospensione che si è determinata – spiega Muraca – era per riunire tutti i capigruppo, cosa che non è avvenuta perché alcuni non hanno voluto partecipare. È mio senso di responsabilità annunciare che intendo essere la sedicesima firma se esiste ancora il documento dei quindici. Questa la mia decisione affinché questo consiglio possa approvare il bilancio”. Così annuncia il presidente del consiglio comunale Muraca alla riapertura della seduta e lo fa con un colpo di scena che stupisce tutti i presenti.
Il gruppo Udc e Forza Italia però annunciano il loro ritiro dal documento dei quindici preferendo votare punto per punto il Bilancio, cosa che ha irritato il presidente dl consiglio e alcuni dei consiglieri comunali presenti. Teresa Benincasa del Gruppo Misto afferma che sia inconcepibile “continuare il massacro per non rendere più candidabile un personaggio scomodo”, riferendosi alla figura del sindaco e alla questione della sua incandidabilità.
Dopo un momento di bagarre in aula, si riprende a votare sul secondo punto all'ordine del giorno: “Proposta di deliberazione per l’aumento dell’Irpef allo 0,80%, senza esenzioni per i redditi sopra i 12.000 euro”.
Speranza chiede infine, per un’ultima volta, di votare favorevolmente i punti dei provvedimenti. La proposta viene respinta con 16 voti contrari e 12 favorevoli e tre assenti (tra cui Teresa Benincasa che ha deciso di uscire dall’aula). Arriva quindi la bocciatura anche del secondo punto, quindi non c’è più equilibrio e per continuare è necessario un emendamento. Il sindaco Speranza annuncia che sul Bilancio si dovrà decidere assolutamente entro questa notte, “senza se e senza ma”, perché “non c’è più tempo per procrastinare”.
Il sindaco dopo le dichiarazioni dei consiglieri in merito alla discussione sull'approvazione o meno (i consiglieri di opposizione avevano dichiarato il voto contrario anche agli emendamenti), stupisce tutti e ritira il Bilancio dalla discussione. Con questa decisione si chiude la seduta e si rimanda a nuova discussione. Il sindaco lascia l'aula tra l'incredulità dei presenti, mentre i consiglieri di opposizione discutono del comportamento del sindaco e della sua decisione.
In un secondo momento Speranza convoca i giornalisti per rilasciare una dichiarazione: “La legge dà la possibilità di ritirare l’ordine del giorno. Prima ero pronto al dialogo, ma ora ho subito la mia ultima umiliazione e adesso rispetto solo la legge e non ho altro rispetto se non questo. Quindi visto che il consiglio comunque boccerà il Bilancio, allora invieremo tutte le carte approvate dalla Giunta. La giunta farà ciò che in suo potere per la Corte dei Conti e invierà le carte. Successivamente presenteremo il Bilancio in consiglio, che sicuramente, vista la situazione, lo boccerà. L’Udc e Forza Italia hanno messo in dubbia la lealtà del sindaco. C’è una guerra interna, loro non si fidano l’uno dell’altro e questa guerra sta portando la città ancora di più verso il dissesto, che sta diventando un rischio sempre più reale”.
Il sindaco non lesina commenti sulle decisioni dei consiglieri “Il loro è stato un comportamento barbaro. Vedrete quello che succede in città se questa è la politica che si vuole fare. Quello che temo è che ci sia un’involuzione del linguaggio”.


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