Conflenti celebra la Madonna di Visora, Vescovo Parisi: "L’umiltà di Maria come guida per il credente"

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Conflenti - “L'umiltà ha queste caratteristiche: spiazza i nostri ragionamenti umani e piazza nella storia dell'umanità il modo di ragionare di Dio. Ed io, prendendo ad esempio la Madre del Signore, guardando a Maria e chiedendo la Sua intercessione, lo voglio augurare a me ma anche ad ognuno di voi: auguri di una umiltà non detta ma vissuta, perché davvero la nostra vita sia festa di gioia vera, condivisa e regalata a tutti”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere l’omelia durante i festeggiamenti in onore della Madonna di Visora svoltisi nella Basilica di Conflenti.

Il Vescovo, che ha presieduto sia la celebrazione eucaristica della vigilia della festa che il Pontificale di stamani, partendo dalle letture del giorno, ha sottolineato che “abbiamo ascoltato il libro del Siracide che invita ad essere umili, a non inorgoglirci, a non diventare superbi e la riflessione che ci ispira la parola di Dio che abbiamo ascoltato è una delle riflessioni più difficili da fare perché, mentre si pronuncia, mentre viene detta, diventa sempre più impegnativa perché il tema, come abbiamo ascoltato, è quello della umiltà e ci tocca tutti in quanto, almeno una volta nella vita, abbiamo detto ‘più umile di me, non c'è nessuno’. Questa è la dichiarazione che umili non siamo perché il Vangelo ci ha dato da riflettere sul fatto che l’umiltà non bisogna dirla con le parole”.

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“L'umiltà - ha aggiunto monsignor Parisi - è quella caratteristica che ci mette immediatamente in relazione con l'altro. La superbia, per esempio, chiude, alza un muro. Tu non ti trovi a tuo agio se vedi che l'altra persona sta sempre sul piedistallo oppure dice una parola ed è sempre l'ultima parola. Invece, l'umiltà è quella caratteristica che crea delle relazioni immediate perché con una persona umile noi abbiamo la possibilità di interfacciarci in modo veloce, sereno, senza dover fare grandi teorie. Ora, perché questa umiltà è una caratteristica importante? Perché è lo stile di Dio e quando poi si pensa a Dio come quest'essere perfettissimo, in realtà, non si deve perdere quella caratteristica che è la forza di Dio che è quella appunto della umiltà che mette Dio, che è grande, onnipotente, addirittura a disposizione, a servizio di tutta l'umanità”. 

Da qui la sollecitazione a pensare “a due segni che per noi sono fondamentali e li dico perché il riferimento è anche a Maria, la madre del Signore. Il primo segno – ha evidenziato il Vescovo – è quello della mangiatoia: quello che viene interpretato, non solo come umiltà, ma anche come debolezza di Dio perché attraverso ciò che viene percepito come piccolezza, come fragilità, c'è la possibilità di entrare immediatamente in relazione con Dio e all'interno dello stesso mistero di Dio, cioè si entra facilmente in dialogo con il Signore. L'altro segno è la croce. Dio l'onnipotente avrebbe potuto fare tutto quello che gli passava per la testa: salvare il figlio, addirittura non farlo arrivare a quel momento della decisione della morte. Immaginate tutto il travaglio all'interno dell'orto degli ulivi, la via della Croce e poi il calvario. Avrebbe potuto evitarlo. Invece, Gesù Cristo, per manifestare l'amore, la forza, la potenza dell'amore di Dio, sceglie di prendere sulle sue spalle la croce. Papa Leone proprio qualche giorno fa in una catechesi ha fatto questa precisazione che è fondamentale: la croce non cade sulle spalle di Gesù perché il destino ha voluto in quel modo, la croce viene accolta da Gesù sulle sue spalle perché è stata scelta dal Figlio di Dio perché attraverso lo scandalo della Croce si comprendesse la grandezza dell'amore di Dio. Quindi, la croce è il servizio che viene reso all'umanità ed è un servizio attraverso la fragilità perché potesse arrivare ad ogni uomo la forza dell'amore di Dio. San Paolo descrive questo quando parla della kenosis: Cristo che era di natura divina non ha considerato questo come un tesoro geloso, ma si è spogliato divenendo servo. Questa è la grandezza che si percepisce attraverso la debolezza, cioè attraverso le scelte che uno fa e non tanto attraverso le parole che dice”.

“Maria – ha poi affermato monsignor Parisi -, la madre del Signore che noi stiamo prendendo come modello di vita cristiana, di credente, di donna, di madre, nella dichiarazione più spontanea ha messo a disposizione la sua vita alla volontà di Dio: ‘avvenga di me, secondo la tua parola’. Però, prima di dire ‘avvenga di me secondo la tua parola’ ha detto: ‘eccomi, sono la serva del Signore’. Lo stile è sempre quello della disponibilità, dell'apertura, della docilità e del servizio. E che cosa capita? Capita che questa donna che mette a disposizione la sua vita per la volontà di Dio dichiarandosi serva, da Dio, immediatamente, in quel momento, viene considerata non una serva, nel senso dispregiativo del termine, ma piuttosto una alleata. Cioè, Maria viene da Dio, fin dall'inizio, scelta come una chiamata ad allearsi con questo piano di Dio perché la salvezza arrivasse ad ognuno di noi, perché il Figlio concepito nel suo grembo venisse consegnato nelle nostre mani”. 

Maria, quindi, “pur sapendo di essere stata prescelta da Dio – come ha ricordato il Vescovo - non ha vissuto questo come un modo per inorgoglirsi, ma lo ha vissuto come disponibilità piena alla volontà di Dio. E tutto ciò che si realizza dentro la volontà di Dio dà ad ognuno di noi pace, gioia e, soprattutto, capacità di entrare nella linea del servizio dell'amore in relazione con gli altri per farci capire che nella vita, con tutti i nostri limiti, la gioia più grande è quella di poter dire di aver realizzato la volontà di Dio. Questo è il servizio al quale siamo chiamati. Questa è l'umiltà che non viene detta ma viene, invece, testimoniata nella gioia della propria vita che va vissuta - ci ha detto il Vangelo - non soltanto quando ci ritroviamo con le persone che possono ricambiare i nostri inviti ma soprattutto quando alle nostre feste invitiamo ciechi, zoppi, storpi che non hanno nulla da ricambiarci”. 

“Il Signore – ha concluso monsignor Parisi - è colui che ci porta dall'ultimo posto verso il primo. Quindi, l'altra grande lezione che noi apprendiamo è quella di fidarci totalmente di Dio, anche quando le cose non sembrano andare secondo i nostri schemi. Fidarci totalmente di Lui perché la sua gioia è la nostra gioia, come la gioia di Maria è stata la gioia condivisa con quella di Dio e regalata ad ognuno di noi: rallegrati Maria perché dentro questa gioia possiamo un giorno ritrovarci tutti”.

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