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Reggio Calabria - "Ho apprezzato tutti gli interventi, e quasi tutti quelli di minoranza, in cui c'è stato quel senso istituzionale che è dovuto dopo una tragedia del genere. Qualcuno ha detto, e faceva bene a dirlo, che non è questo il momento per dividerci o per cercare responsabilità o per additare responsabilità". Così il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha concluso il dibattito sul fenomeno del caporalato dopo la strage di Amendolara. "Noi non abbiamo aspettato la tragedia di Amendolara sulla quale c'è da attendere gli esiti delle indagini. Ma al di là di quelli che sono gli esiti - ha affermato Occhiuto - ciò che è successo deve comunque interpellare le nostre coscienze su due questioni, che riguardano lo sfruttamento dei lavoratori e la mancata inclusione".

Occhiuto ha precisato di aver voluto gli interventi di Straface e Gallo "per indicare al Consiglio le azioni che abbiamo svolto, perché non è vero che noi diciamo, vedremo, faremo. Noi molte cose le abbiamo fatte senza aspettare i fatti di Amendolara". Il presidente della Regione ha ricordato lo sbaraccamento di San Ferdinando, "che era una vergogna nazionale". Ed ancora le social house. Quindi una serie di situazioni che riguardano lo sfruttamento, il lavoro nero e la filiera del trasporto, oltre alle degenerazioni e i ricatti che riguardano il vitto e l'alloggio dei lavoratori stessi. Altro tema quello dei flussi, "perché l'immigrazione incontrollata comporta anche l'importazione di forme di mafie di cui non abbiamo assolutamente bisogno - ha detto Occhiuto - . Ma mancano specifiche figure professionali, per le quali serve una immigrazione a domanda, senza subirla. Quello che manca è la capacità di fare sistema tra tutti gli organo dello Stato". Il governatore ha quindi rimarcato la sensibilità della Calabria nei confronti di quelli che scappano dalla fame e dalla guerra. "Perché questa Regione che oggi si interroga - ha detto - è la stessa regione che è stata di esempio all'Italia qualche tempo fa dopo la strage di Cutro, quando tutta la regione e tutti i calabresi hanno dimostrato grande solidarietà e hanno dimostrato che non c'era nessuno, né da una parte, né dall'altra, della politica che soffiava sul fuoco dell'intolleranza rispetto a certi fenomeni". Ed a questo proposito, Occhiuto ha annunciato l'idea di una piccola variazione di Bilancio, "da discutere nella prossima seduta di Consiglio regionale, per facilitare il riconoscimento da parte dei familiari, quando saranno individuati, dei quattro migranti uccisi ad Amendolara. "Per facilitare tutto questo - ha spiegato - vorrei che potessimo nel prossimo consiglio fare una norma che dà la possibilità alla regione di finanziare il viaggio in Italia per le famiglie che devono riconoscere le salme e poi consentire il rimpatrio delle salme".

Minuti di silenzio per le vittime

Si è aperta con la discussione sulle misure di contrasto al caporalato, allo sfruttamento del lavoro e alle condizioni dei lavoratori migranti in Calabria, la seduta del Consiglio regionale in programma oggi a palazzo Campanella. Dopo la strage dei braccianti avvenuta ad Amendolara, il vertice presieduto a Reggio Calabria dalla ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, e le iniziative seguite in commissione consiliare, il presidente del Consiglio Salvatore Cirillo ha accolto la richiesta del presidente della Giunta Roberto Occhiuto di dedicare una parte della seduta all'argomento. L'ordine dei lavori si completa con altri sei punti, a partire dal provvedimento amministrativo di iniziativa dell'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, per l'Approvazione del rendiconto dell'esercizio finanziario 2025, della relazione sulla gestione 2025 e del Piano degli indicatori di bilancio e dei risultati attesi.

Si è aperta con un minuto di silenzio in onore dei quattro giovani braccianti bruciati vivi lunedì scorso ad Amendolara (Cosenza) - Waseem Khan, pachistano, e gli afghani Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad - la seduta del Consiglio regionale della Calabria.

"Apriamo questa seduta del Consiglio regionale - ha detto il presidente del Consiglio Salvatore Cirillo - con un punto all'ordine del giorno che abbiamo voluto inserire su invito con il presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Il gravissimo episodio accaduto nei giorni scorsi ad Amendolara ha scosso profondamente l'intera comunità calabrese e richiama tutti noi a una maggiore responsabilità e a un'azione istituzionale più forte sui temi del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela della dignità delle persone".

"Mi auguro - ha aggiunto - che dal dibattito odierno in Aula possa emergere una risposta condivisa, chiara e ferma: un segnale concreto di vicinanza alle famiglie delle vittime e un rinnovato impegno della Calabria a favore della legalità, del lavoro dignitoso e della difesa dei diritti umani". "Prima di avviare la discussione - ha concluso Cirillo - chiedo all'Aula e a tutti i presenti di alzarsi in piedi e osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime".

Dibattito in Consiglio sul caporalato, maggiore impegno nel contrasto

È stato il consigliere Ferdinando Laghi (Tridico Presidente), ad aprire il dibattito del Consiglio regionale dedicato alla strage di Amendolara. In tutti gli interventi è emersa, comunque, la necessità di un maggiore impegno al contrasto al fenomeno del caporalato in agricoltura. Laghi ha denunciato la mancanza di investimenti che caratterizza gli Ispettorati del lavoro e gli stipendi poco appetibili per chi è chiamato a svolgere questo ruolo, mentre è sempre più urgente intercettare i fenomeni di vera macro illegalità nel comparto e integrare le banche dati di diversi Enti "che oggi - ha detto - non sono integrate tra loro". Ernesto Alecci ha raccontato del disagio provato alla manifestazione di Amendolara, "perché - ha spiegato - sentivo sulle mie spalle anche un pezzo di responsabilità per quello che è accaduto come rappresentante di una istituzione". Alecci si è detto rammaricato per l'assenza alla manifestazione dei consiglieri della maggioranza. Per il gruppo Tridico Presidente, Vincenzo Bruno, chiedendo la convocazione urgente della Commissione anti 'ndrangheta, ha condiviso la sensazione di disagio di Alecci, "perché parlare 365 giorni l'anno e per decenni e discutere oggi, determina, evidentemente, in ciascuno di noi, una precisa responsabilità".

"Il primo compito delle Istituzioni - è stato l'intervento di Elisabetta Santoianni (FI) che ha ricordato di aver immediatamente convocato la VI Commissione Agricoltura, di cui è presidente - non è alimentare divisioni o polemiche, ma assumersi fino in fondo la responsabilità di ascoltare, comprendere, agire". Per Filomena Greco (Casa Riformista - Italia Viva), nell'affermare che la politica deve dare risposte dentro le istituzioni, ha affermato che è necessario capire, "visto che gli strumenti di contrasto al caporalato esistono, se sono stati e quanto utilizzati". Dai banchi dalla maggioranza, Giuseppe Mattiani (Lega), ha esortato tutti a lavorare insieme, "senza casacche di partito, per raggiungere gli obiettivi insieme e non dimenticando - ha aggiunto - che l'azione di lotta e di contrasto al fenomeno del caporalato e del lavoro nero, spetta agli organi di controllo".

Sono stati l'assessore all'inclusione sociale, alla sussidiarietà e welfare, pari opportunità, benessere animale, Pasqualina Straface e l'assessore all'agricoltura Gianluca Gallo a replicare, per primi, al dibattito in Consiglio regionale sul caporalato e la tragedia di Amendolara. Straface ha ripercorso l'azione e la risposta immediata del governo regionale alla vicenda di Amendolara. Una tragedia, ha detto, "disumana, che ha scosso le coscienze di tutti. Che ci richiama - ha aggiunto - ad un senso di responsabilità di verità e di azione concreta. Dietro questa tragedia non ci sono numeri, ci sono persone che hanno lasciato la loro terra i propri affetti le loro famiglie per trovare un futuro migliore e che si ritrovano in una situazione di precarietà e di sfruttamento. È stato detto che il caporalato non nasce ad Amendolara o la sola Calabria. Riguarda più regioni e si inserisce in contesti che non sono solo legati all'agricoltura. Sono legati all'edilizia, alla logistica, ai servizi. Ecco perché siamo di fronte ad una responsabilità collettiva - ha sottolineato -. Ed è proprio in questa direzione che come regione Calabria su impulso del presidente Roberto Occhiuto abbiamo voluto riattivare subito il tavolo anti caporalato. E l'abbiamo fatto il 30 di aprile con la presenza dei prefetti, della direzione regionale dell'ispettorato del lavoro, dell'Anci, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria, degli enti locali del terzo settore. Ed è proprio in quell'occasione che è venuta fuori l'idea di istituire una cabina di regia permanente che potesse monitorare il fenomeno con lo scambio di informazioni". "Oltre al tavolo anti caporalato - ha aggiunto - abbiamo riattivato progetti importanti e mi riferisco al progetto 'Supreme due'. Un progetto che nasce per la prevenzione, per il contrasto al lavoro sommerso e per il contrasto al caporalato". L'assessore all'Agricoltura Gianluca Gallo ha invitato tutti ad avere un atteggiamento responsabile e ad essere corresponsabili "rispetto alle azioni da mettere in atto su una questione di strettissima attualità che ha portato ancora una volta la nostra regione agli onori della cronaca". Citando l'episodio di Fondi in provincia di Latina "quando un operaio migrante - ha ricordato Gallo - ha avuto il braccio tranciato durante il lavoro e non è stato soccorso dal proprio datore di lavoro, nostro connazionale ed è stato lasciato davanti ad un pronto soccorso poi è deceduto non è stata criminalizzata quella regione. Non è stata criminalizzata l'agricoltura di quella regione. Allora il tentativo di criminalizzazione della nostra agricoltura, del nostro settore agricolo, del sistema delle imprese è un una sensazione alla quale devo dire nella quasi totalità questo consiglio regionale non ceduto. E non c'è stata, strumentalizzazione. Credo che il richiamo alla responsabilità debba essere un richiamo comune non debba riguardare gli altri ma debba riguardare ognuno di noi".