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Reggio Calabria - Sono iniziati, con oltre 5 ore e mezza di ritardo rispetto all’orario prefissato, i lavori del Consiglio regionale della Calabria, chiamato ad affrontare 15 punti all’ordine del giorno, gran parte dei quali relativi alla sessione di bilancio. L'Assemblea legislativa calabrese, infatti, esaminerà, tra gli altri, il Rendiconto 2019 della Regione, l'assestamento del bilancio di previsione della Regione per il 2020-22, il Documento di economia e finanza (Defr) e la Legge di Stabilità 2021 e il bilancio di previsione della Regione per il triennio 2021-2021: completa l'ordine del giorno l'approvazione del Piano sociale regionale 2020-2022. Il ritardo nell’avvio dei lavori è stato determinato dal protrarsi di alcune riunioni, soprattutto della maggioranza di centrodestra, dopo la Conferenza dei capigruppo.

È rientrato in Consiglio regionale, da semplice consigliere, Domenico Tallini, ex presidente del Consiglio regionale dimessosi dopo il suo arresto disposto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro a seguito dell'operazione "Farmabusiness". L'assemblea, nella riunione convocata per l'approvazione del bilancio, ha infatti preso atto della sentenza del Tribunale della Libertà del capoluogo regionale che ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. Tallini era indagato per concorso esterno e voto di scambio politico mafioso. "Non è facile prendere la parola in quest'Aula - ha detto Tallini - dopo le tristi vicende che mi hanno riguardato. Una vicenda surreale un brutto incubo, una sorta di film dell'orrore che non auguro a nessuno, nato da accuse infamanti e senza fondamento. Posso gridare forte in quest'Aula che non ho mai tradito la vostra fiducia. Io sono lontano anni luce dagli ambienti criminali. Io disprezzo la 'ndrangheta e la considero la principale causa di arretratezza della nostra terra". "Tengo a dire - ha aggiunto Tallini - che non sono animato da nessuno spirito di rivalsa. Non serbo alcun rancore nei confronti di chi ha emesso e chiesto per me l'infamante provvedimento della misura restrittiva ai domiciliari, sulla base di accuse inconsistenti, discutibili, superficiali, e di conclusioni investigative basate sul nulla. Ma guai a delegittimare la Magistratura nemmeno quando si è vittime come nel caso mio. La Magistratura rimane un baluardo nella lotta alle mafie e alla illegalità. Per questo motivo ho parlato di abbagli, di errori, di errati interpretazioni, di mancati approfondimenti, facendo salva la buona fede di una Procura ed escludendo così ogni ipotesi di inchiesta ad orologeria o di afflato politico".

"Ho avuto così tanta fiducia nella Magistratura - ha ancora detto Tallini - da ricorrere con i miei difensori di mettermi subito a disposizione dei giudici e rispondere immediatamente a tutte le loro domande e a tutte le loro richieste. Mi sono sottoposto al giudizio del Tribunale del Riesame che non mi ha soltanto restituito la libertà, ma ha anche annullato in toto l'ordinanza della misura cautelare. Attendo con serenità le motivazioni del Giudice terzo che, evidentemente, ha ritenuto insufficienti, se non inesistenti gli elementi che hanno indotto la Procura ad un provvedimento tanto umiliante". "Tutto ciò non mi basta. Non avrò un attimo di pace - ha concluso Tallini - fino a quando non avrò dimostrato la mia assoluta estraneità ai fatti criminali ai quali sono stato ingiustamente accostato, fino a quando non mi sarà restituita totalmente la mia onorabilità".

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