
Catanzaro – Regna il caos nel capoluogo di regione in vista delle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale in programma, salvo altre disposizioni governative per il contenimento della pandemia, nella prossima primavera. Il “ventennio” che ha visto Sergio Abramo alla guida della città di Catanzaro per ben quattro mandati (intervallati dalla consiliatura guidata da Rosario Olivo e dalla breve esperienza di Michele Traversa culminata con le dimissioni anticipate) volge al termine e lascia dietro di sé un quadro politico quanto mai frastagliato tanto nel centrodestra, quanto nel centrosinistra. L'appuntamento elettorale che dovrebbe costituire il primo importante banco di prova per il centrodestra che governa la Calabria, vede la maggioranza uscente divisa in tanti rivoli dopo la debacle delle passate elezioni regionali quando l'unico catanzarese eletto è stato l'attuale presidente del Consiglio Filippo Mancuso e in perenne attesa che si riunisca il tavolo tra Berlusconi, Salvini e Meloni deputato a decidere le candidature nei principali centri chiamati al voto.
Particolare attivismo si registra, invece, nel campo dei progressisti e in particolare in casa Pd. Sono già tre gli aspiranti primi cittadini che hanno annunciato di volere tentare la scalata allo scranno più alto di Palazzo De Nobili, a cominciare dal docente Unical Nicola Fiorita sostenuto da una coalizione autodefinitasi Nuovo centrosinistra composta da Pd, M5s, Psi e varie sigle da Volt a Catanzaro Vivace. Ma il metodo che ha portato l'assemblea degli iscritti Pd all'indicazione di Fiorita è entrato nel mirino in particolare del presidente della fondazione Umg Valerio Donato prima e di Aldo Casalinuovo poi che con accenti e motivazioni politiche per molti versi differenti hanno annunciato la loro discesa in campo: il primo in forma autonoma e al di fuori delle sigle ufficiali del Pd pur essendone un militante di lungo corso, il secondo alla guida del movimento civico Catanzaro Futura. L'indicazione di Fiorita viene contestata anzitutto perché il docente non è un iscritto al Pd ma guida un movimento civico, Cambiavento, che alle passate amministrative raggiunse un sorprendente 23%, e poi per la scarsa rappresentatività di molte delle sigle che lo hanno espresso. Queste ultime – secondo i contestatori – non avrebbero favorito un leale confronto tra aspiranti sindaci ma avrebbero “preconfezionato” la proposta che vede in Fiorita la figura in grado di unire il centrosinistra. In tutto questo caos, l'ultima parola spetterà alla segreteria nazionale del Pd, a cui tocca esprimersi in merito all'indicazione degli iscritti oppure procedere verso il terreno minato delle primarie di coalizione.
Bruno Mirante
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