
Lamezia Terme - “Da tempo il Partito Democratico, almeno in Calabria, non riesce ad esprimere una proposta politica unitaria, coerente e di qualità - dichiarano Mario De Grazia, Lino Grandinetti, Nicola Purri e Gioacchino Tavella - fa molta fatica a contrastare l’evidente malgoverno della giunta Scopelliti e a cogliere l’estrema necessità di arrestare il decadimento economico e sociale in cui sembra precipitare da molti anni l’intera regione, restando del tutto disattento ai bisogni reali della gente, dei giovani e delle categorie più deboli e meno garantite che chiedono con forza di fare qualcosa per il lavoro,lo sviluppo e i servizi. Come del resto le ultime consultazioni elettorali avevano già evidenziato, il P.D. si rivela incapace di intercettare consensi e costituire il punto di riferimento credibile per una reale alternativa sociale per ridare speranza e colmare il distacco sempre più crescente tra la politica, le istituzioni, i giovani e i cittadini tutti. A Lamezia, in particolare, dove si governa da diversi anni, si avvertono i limiti del centro sinistra e del P.D. che esprimono una politica del tutto anonima senza alcun reale segnale di cambiamento e, del tutto rassegnata a gestire, alla men peggio, questa ultima parte di consiliatura. Eppure, dopo l’ultimo terremoto elettorale che ha visto la vittoria della protesta sociale e dell’antipolitica, si annunciava, almeno da parte del partito democratico, una rivoluzione culturale e si sottolineava a gran voce che: nulla doveva essere considerato allo stesso modo di prima! Per questo c’era la stagione dei congressi, si diceva, che doveva costituire il momento decisivo per rifondare e rilanciare un partito rinnovato, partecipato e innovativo, capace di riprendere un costruttivo rapporto con i cittadini, con il comprensorio e con tutta quest’area centrale della Calabria. I congressi, almeno quelli locali, si sono celebrati, tutti si sono riposizionati e molti hanno fiutato l’aria che tira per salire sul carro del presunto vincitore, e il P.D. ha perso un’altra grande occasione per riflettere seriamente su se stesso e sul malessere e il disagio che lo attraversano e si è ritrovato provato e stanco prima di cominciare a correre. Così anche questa scadenza congressuale si è trasformata in una ennesima resa dei conti per conquistare postazioni di comando individuali e collettive, senza scrupoli nell’utilizzo di metodi discutibili e poco trasparenti nel tesseramento, che nulla hanno a che fare con la concezione di un partito che dovrebbe basare la sua forza sulle idee, i programmi e la partecipazione responsabile e democratica! Serviva ben altro congresso! Poteva essere, almeno per Lamezia, l’occasione di discutere della città, dei suoi problemi, del suo futuro. Per capire meglio le gravi difficoltà della politica e dei partiti e cercare quali concrete risposte occorre dare alla difficile situazione dell’economica e del lavoro. Poteva essere l’occasione per riflettere senza slogan o vuote enunciazioni, sul perché una realtà come quella in cui viviamo, l’area centrale della Calabria, dotata di potenzialità enormi, che sono continuamente menzionate nei vari comunicati stampa di tutti i rappresentanti politici, non riesce a decollare e trovare reali sbocchi attuativi. Poteva essere l’occasione di individuare una classe dirigente più attrezzata e affidabile per affrontare al meglio la sfida che, forse in via ultimativa, i tempi richiedono per costruire un soggetto politico attrezzato e capace di recuperare il senso vero dello stare insieme basato sulla condivisione di valori, ide e progetti che possano contribuire a trasformare in meglio la realtà dei nostri territori. Sono queste le considerazioni che hanno spinto molti militanti, e noi tra questi, a ritenere inutili queste assemblee congressuali e a non partecipare alle votazioni per il rinnovo degli organi statutari dei circoli e della provincia”.
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