
Lamezia Terme – Lamentano nuovamente il mancato accoglimento delle istanze dei lavoratori della Daneco, il coordinatore regionale Eugenio Celi e il segretario Fiadel, Giuseppe Triglia, che in una nota spiegano che questa mattina “negli uffici della Regione Calabria è stato sottoscritto l’accordo di transazione tra la Daneco e la Regione Calabria, accordo che ancora una volta ignora le istanze e i diritti dei lavoratori degli impianti di Lamezia, Alli e Pianopoli. Una situazione insopportabile che va avanti da anni – spiegano - e che, come dichiarato persino dal prefetto di Catanzaro nell’incontro di qualche giorno fa con i rappresentanti sindacali in prefettura, ha superato ogni limite. Con una nota inviata nei giorni scorsi al Presidente della Regione Oliverio, all’assessore regionale all’ambiente, ai dirigenti regionali competenti e allo stesso Prefetto, - sottolineano - il segretario regionale della Fiadel domandava di poter visionare i documenti oggetto dell’accordo di transazione tra Daneco e Regione Calabria, chiedendo che tale accordo contemplasse anzitutto la tutela dei diritti dei lavoratori che in questi anni hanno pagato più di tutti il prezzo di una politica aziendale sconsiderata e di una gestione regionale inefficiente: buoni pasto ai dipendenti non erogati da marzo 2015, il tfr dei lavoratori trattenuto dall’azienda da novembre 2011 e non versato sul fondo di ciascun dipendente, rimborsi spese non pagati e arretrati vari.
Da un calcolo approssimativo, ogni lavoratore Daneco ha accumulato in questi anni circa 10mila euro di arretrati dall’azienda”. Secondo quanto affermano i sindacati, Regione e Daneco non avrebbero fatto vedere “al sindacato, che le ha richieste ufficialmente, le carte dell’accordo. Ma nell’ambito dell’accordo coinvolgono un fornitore privato, verso la quale Daneco deve corrispondere qualche milione di euro, mentre ignorano completamente le richieste di lavoratori e sindacati”. Scrivono i rappresentanti Fiadel che “anche la dottoressa Latella ha evidenziato la situazione paradossale di un’azienda che continua ad operare e ad avere rapporti con la Regione in palese violazione del nuovo codice degli appalti e non rispettando quanto stabilito da contratto. Come mai in tutte le altre Regioni in cui la Daneco non rispetta le norme del nuovo codice degli appalti e in cui viene meno alle condizioni del contratto, - puntualizzano - l’amministrazione regionale procede subito alla rescissione del contratto mentre in Calabria si continua come niente fosse? È la domanda che si pone il prefetto e che ci poniamo anche noi e i lavoratori”.
I sindacati aggiungono poi che “le relazioni dell’Asp, dell’ispettorato del lavoro e degli stessi funzionari regionali che hanno messo nero su bianco le gravi carenze tecniche e amministrative negli impianti Daneco di Lamezia, Pianopoli e Allì. Mancano i requisiti minimi di sicurezza degli impianti: non viene garantita la salubrità dei luoghi di lavoratori, i lavoratori sono privi dei dispositivi di protezione individuale, mancano le operazioni di derattizzazione, non vengono sostituiti i biofiltri con potenziali danni per l’ambiente. Queste sono alcune delle gravità, messe per iscritto, che denotano la totale indifferenza della Regione e azienda rispetto alle nostre istanze e l’assenza di una visione di politica ambientale. E, cosa ancora più grave, questa situazione riesce ad andare avanti perché, nonostante quanto previsto dal contratto, la Regione continua a sostituirsi finanziariamente alla Daneco”. “Un vero e proprio mix fallimentare, - continuano - specchio di tante inefficienze calabresi, di cui a pagare le spese sono i lavoratori e i cittadini. Il rischio del blocco degli impianti espone i cittadini di Lamezia e dell’hinterland a disagi inimmaginabili, che vogliamo a tutti i costi evitare, soprattutto in questo momento in cui le temperature stanno aumentando. Ci appelliamo nuovamente alla Regione e alla Daneco perché vengano prese in considerazione seriamente le istanze dei lavoratori, che hanno diritto a vedere corrisposti gli arretrati accumulati in questi anni. Vogliamo continuare a svolgere – concludono - il nostro servizio come lo abbiamo fatto fino ad oggi con serietà e professionalità, chiedendo all’azienda e chi governa la Regione un’assunzione di responsabilità verso i lavoratori e tutti i cittadini calabresi”.
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