
Lamezia Terme - Si respira un’aria tesa all’assemblea regionale Pd convocata a Lamezia in preparazione del congresso del partito che dovrebbe svolgersi fra maggio e giugno – “e non più tardi d’allora” ammoniscono fra gli altri Ernesto Magorno ed Enzo Bruno – in maniera da arrivare “non solo alle elezioni regionali, ma anche alle prossime europee e alle amministrative con un partito coeso e rappresentativo del territorio”.
Naturalmente ci si interroga ancora, doverosamente e con amarezza, sulla recente debacle elettorale, definita da Giuseppe Vallone “più che una sconfitta un vero e proprio cataclisma”. Si susseguono a questo proposito svariate opinioni non sempre concordi.
Secondo Giovanni Puccio si sarebbe “perso il contatto fra cittadini, politica e istituzioni” pensando e lavorando in maniera troppo individualista. Anche Vallone riprende il tema del mancato legame con gli elettori mentre Magorno, in un lungo discorso teso ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla disfatta - ma anche a condividerne il peso, per quel che è giusto, con la classe dirigente e i soci di partito – si concentra prima di tutto sul presente, ovvero sul congresso, e dichiara: “Il mio intento ora è di accompagnare il partito nella scelta di un nuovo segretario regionale. Non posso dimettermi, perché il mio mandato è comunque già scaduto e se la sede restasse vacante ora verrebbe nominato un commissario. E’ invece necessario andare al congresso, per il bene del partito”.

Magorno, pur ammettendo errori e mancanze, propri e di livello generale, rispetto all’organizzazione, alla gestione e alla comunicazione, dichiara di aver agito in coscienza e si proclama ancora orgogliosamente renziano: “Non abbandono la nave ora – dice infatti – lo lascio fare ai topi”.
Per lui quello del 4 marzo non sarebbe stato un voto di rabbia, come è stato detto da molti, ma il sentore di un malcontento sociale profondamente diffuso e motivato, dovuto a problemi gravissimi come la disoccupazione giovanile, il basso reddito delle famiglie, le carenze della sanità. E c’è già chi, come Giulia Veltri, pensa di ispirarsi, per quanto si può, ad alcune idee dei pentastellati, anche in merito all’utilizzo ragionato delle nuove tecnologie. Nel dibattito emerge comunque una forte necessità di cambiamento radicale, un cambiamento per molti ormai inscindibilmente legato alla sopravvivenza politica del partito.
Giulia De Sensi
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