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Catanzaro - “Nella nostra Regione non è più rinviabile l’adozione di un Piano d’azione Regionale per la Salute Mentale, ispirato ai principi della centralità della persona, della deistituzionalizzazione, della domiciliarità degli interventi, della presa in carico comunitaria e territoriale, e fondato sulla lettura accurata dei bisogni di salute mentale sul nostro territorio superando la mentalità “ospedalocentrica” e istituzionalizzante finora prevalente, dando priorità agli interventi socio-sanitari di prossimità domiciliari e territoriali”. È quanto si legge documento conclusivo della prima conferenza regionale “Salute mentale e welfare di comunità” che si è svolta questa mattina nella sala verde della Cittadella regionale. La conferenza, patrocinata dalla regione Calabria, è stata indetta a seguito di numerosi webinar, iniziati lo scorso ottobre, che si sono avvalsi del contributo di Comunità Competente, Comunità Progetto Sud, il Forum del Terzo Settore, Fish Calabria, Casm, Unasam e molte altre associazioni della società civile.

“In questa prospettiva, - prosegue il documento programmatico - tale strumento potrebbe permettere di uniformare e riorganizzare la rete dei Servizi che, ancora oggi, presenta criticità enormi in relazione alla capacità di adottare efficaci programmi individuali di abilitazione, riabilitazione, formazione e integrazione sociale e lavorativa delle persone prese in carico. Il Piano andrebbe definito anche nella prospettiva di mettere a regime ed utilizzare al meglio le risorse provenienti dal PNRR e dai fondi europei dedicati”. È altrettanto urgente secondo gli estensori del documento “dare applicazione alle norme che da più di venti anni prevedono l’integrazione socio-sanitaria, in modo da ovviare a questo ingiustificabile ritardo e da rendere così concretamente praticabili i percorsi di co-progettazione interistituzionale degli interventi, anche nell’ambito della salute mentale”.

La conferenza sulla salute mentale propone inoltre “la costituzione di un tavolo tecnico, che accompagni e verifichi la sperimentazione del budget di salute, nei territori in cui ci siano le condizioni per poterla avviare. Nelle regioni in cui tale dispositivo viene puntualmente impiegato per sostenere i piani terapeutico-riabilitativi individualizzati, esso permette, di migliorare la qualità della vita delle persone interessate e di conseguire obiettivi di reale deistituzionalizzazione, senza oneri ulteriori per le finanze pubbliche”. Inoltre, l’introduzione in via sperimentale del BdS - prosegue il documento - “dovrebbe essere accompagnata da altri interventi necessari, come: la creazione di strutture intermedie per l’avviamento all’autonomia personale e abitativa; il rafforzamento su tutto il territorio delle équipe dedicate alle attività di recovery ed empowerment presso i Centri Diurni, assicurando la dotazione adeguata di risorse economiche per il loro funzionamento”. Si sottolinea inoltre “l’urgenza di assumere iniziative finalizzate a mettere a regime il personale tramite i Piani del fabbisogno, al fine di rafforzare i Dipartimenti di Salute Mentale e, contestualmente, organizzare una formazione continua specifica”.

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Uno degli ambiti in cui è più drammaticamente evidente la conseguenza della forte carenza di personale è quello della Neuropsichiatria infantile: “la Calabria è priva di una U.O.C. ospedaliera (con notevoli conseguenze sul piano della mobilità passiva). Sarebbe pertanto urgente allestirne almeno una, così come sarebbe fondamentale rafforzare le unità operative neuropsichiatriche infantili territoriali”. La conferenza richiama, inoltre, l’importanza di istituire (ove non presente) e di valorizzare il ruolo della Consulta dei Dipartimenti di salute mentale, con il compito di orientare, con funzioni propositive, le politiche del dipartimento. Inoltre viene rivolto l'invito alle istituzioni competenti ad “assumere l’impegno ad aprire il REMS di Girifalco e, contestualmente, di attuare percorsi di presa in carico condivisa sociosanitaria per pazienti con disturbi psichiatrici autori di reato, sia con misura di sicurezza in REMS che presso strutture residenziali psichiatriche, oltre che con misure diverse, finalizzate al reinserimento sul territorio, potenziando i Centri di Salute Mentale e stimolando la crescita di un privato sociale altamente qualificato”. Si sollecita, infine, l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente per la salute mentale presso il competente dipartimento. A questo tavolo potrebbe essere conferito il mandato di preparare il Piano Regionale”.

B.M

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