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Catanzaro - Il coordinamento provinciale di Art.1 Mdp porta avanti la sua lettura politica del voto delle recenti elezioni provinciali e punta il dito, da una parte, contro il neoeletto presidente Sergio Abramo, dall'altra, contro il Pd. Sergio Abramo ha vinto e sarà il presidente della Provincia di Catanzaro per i prossimi anni (forse…) - scrivono da Art.1 Mdp - ma il sindaco di Catanzaro, proprio a casa sua, rischia di non riuscire a tenere a bada la sua maggioranza che proprio sul voto all’Ente intermedio ha dato dimostrazione di non essere coesa e compatta come il centrodestra vorrebbe far credere. Protagonismi, correnti e desideri personali dei singoli emergono giorno dopo giorno. Il tradimento politico che non ha permesso il trionfo contro Alecci ma solo una vittoria di misura è un messaggio chiaro: Abramo può essere messo in discussione in qualsiasi momento".

"Ma i numeri di queste elezioni provinciali dicono ancora diverse cose. Innanzitutto che, per poco, Ernesto Alecci - sostiene il coordinamento provinciale - non ha fatto un miracolo: il sindaco di Soverato, per il quale Art.1-Mdp si è speso sia al tempo della scelta del candidato sia nel sostegno elettorale, è la dimostrazione plastica di come il centrosinistra possa contare su uomini e donne nuovi, capaci di costruire un progetto credibile e che quindi può essere proposto all’elettorato con entusiasmo. Da lui e da amministratori come lui, il centrosinistra deve ripartire stimolando il confronto e la discussione, con la consapevolezza che la classe dirigente attuale ha fallito gli appuntamenti degli ultimi anni e deve essere rimpiazzata da volti nuovi e competenti".

"L’ultima considerazione riguarda il Pd. O meglio, quel che ne rimane. Posto che sia un bene che i dissidenti che fino a ieri hanno sfruttato il Pd per il proprio tornaconto personale, ora lo abbiano abbandonato, non si può sorvolare sul ruolo da comprimario cui ormai è relegato il partito che a livello nazionale sarebbe la terza forza politica. I numeri -affermano ancora da Art.1 Mdp - già alle comunali 2017 il Pd non riusciva ad andare oltre uno sconcertante 5,14%, oggi, l’unico consigliere comunale Pd di Catanzaro, si candida alla Provincia con una lista diversa dal suo partito e lo relega ad un triste 0% nel capoluogo. Come se non bastasse, in tutta la provincia, la lista del terzo partito d’Italia arriva terza tra le forze di centrosinistra e addirittura quinta su sei liste totali. Ecco quindi che Catanzaro e la Calabria hanno dimostrato ancora una volta come l’impostazione autoreferenziale voluta dai gerarchi locali del Pd non sia affatto premiante, anzi venga puntualmente bocciata anche quando a votare sono gli stessi amministratori eletti in quota Pd. Un controsenso politico che merita un’assunzione di responsabilità piena e consapevole e provochi quella tanto attesa apertura alla pluralità del centrosinistra che anche a livello nazionale si auspica da tempo".

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