
Catanzaro - I ritardi registrati dalla regioni meridionali sulla spesa e la progettazione dei fondi Pnrr scatena la polemica fra presidenti di Regione, con uno scontro a viso aperto fra il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che in ultimo ha richiesto lo spostamento delle risorse verso regioni più virtuose e la reazione del presidente Occhiuto che ha rispedito al mittente accuse e provocazioni. Resta, però, il punto di sostanza sulla certificata difficiltà delle regioni di far tesoro di questi finanziamenti. Nei numeri della relazione della Corte dei conti alle Camere sullo stato di attuazione del Pnrr sono certificate tutti i ritardi e la strada in salita: a fine 2022, secondo i dati forniti dal sistema Regis, era pari a oltre 23 miliardi – il 12% delle risorse complessive del Piano, ovvero 191,5 miliardi – legati a 107 delle 285 misure previste – 2 riforme e 105 investimenti -, in accelerazione rispetto ai 20,4 miliardi previsti nel triennio 2020-2022 grazie ai crediti d’imposta del piano Transizione 4.0 e ai bonus edilizi. Al netto di queste misure “il livello di attuazione finanziaria” precipita al 6%.
Nel Sud e nelle Isole va il 39,2% delle risorse (28,6 miliardi), il 29,9% al Nord (21,7 miliardi) e il 15,2% al Centro (11 miliardi). Circa il 16% delle risorse (11,5 miliardi) non può essere individuato in una regione specifica. “Emerge con evidenza la corsia preferenziale attivata per il Mezzogiorno”, si rileva, dal momento che in tutte le regioni del territorio la quota di risorse assegnata supera peso demografico. La ragione sta nelle condizioni di svantaggio rilevate da tutti gli indicatori economici e sociali. La Corte sottolinea, poi, come di fronte “alle tendenze declinanti” del Mezzogiorno non siano stati messi in campo risorse ad hoc, anzi, sia sul fronte della spesa per consumi finali, sia su quello degli investimenti, le quote di risorse destinate al Meridione si sono ridotte. La minore capacità di spesa è concentrata dunque nelle regioni meridionali, a partire dalla Calabria. Uno studio recente realizzato dal professor Gianfranco Viesti dell’Università di Bari e commissionato dalla Fondazione “Con il Sud” permette di entrare più nel dettaglio e misurare le criticità nei centri con più di 60 mila abitanti e in cima alla classifica per la Calabria vi sono Catanzaro e Lamezia Terme, che pagano anche una cronica carenza di personale.
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