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Roma - La senatrice Doris Lo Moro, di Articolo uno – Movimento democratico e progressista, in una nota interviene sulla vicenda di una donna trovata morta nella sua abitazione nel centro di Roma. Sul corpo, disteso sul letto, sarebbero state riscontrate ferite alla testa da corpo contundente. A dare l’allarme il suo compagno che nelle prime ore della mattinata si è presentato presso la Caserma dei Carabinieri di via del Babbuino dicendo che aveva ucciso la donna con cui viveva. Non sono state ancora rese note le generalità della donna: si sa che si tratta di un’insegnante di 47 anni. L’uomo che ha confessato di averla uccisa è un italiano, incensurato.

“Al momento non si sa nient’altro di questa ennesima tragedia - dichiara la Lo Moro - non sappiamo, in particolare, se la donna si sentisse in pericolo, se avesse paura e si sentisse sola, se la morte l’ha colpa di sorpresa, se aveva già vissuto episodi di violenza, se aveva mai denunciato il compagno e chiesto aiuto. Questo è il femminicidio: una strage continua di donne, ciascuna con la sua storia, che hanno in comune di aver incontrato la violenza (e non l’amore) di un uomo che le ha uccise. Il giorno dopo i riflettori si poseranno sull’assassino, sulla sua storia e sulle sue (presunte o reali) fragilità. E in assenza della vittima anche il passato potrà essere raccontato e ricostruito in maniera funzionale alla difesa di chi è ancora vivo. Quest’altra storia non ci può appassionare. La vittima non va rimossa, non va rimosso l’esercito di vittime che ci chiede maggiore consapevolezza e che invoca maggiore presenza dello Stato a tutela di chi ne ha bisogno, anche nelle mura domestiche e nella famiglia. Anche lì lo Stato deve essere più presente per garantire rispetto e sicurezza  e spesso non lo è neanche quando viene richiesto aiuto. Nei giorni scorsi è stata resa nota la denuncia di una donna, torinese, che si preoccupava che l’ex marito, rimesso in libertà, potesse uccidere lei o – come aveva tentato di fare – uno dei suoi figli. L’uomo è rimasto in carcere e lei ha tirato un sospiro di sollievo. Le è stato detto che non è sola. Nessuna riflessione seria sul fatto che non deve essere la vittima, specie quella che ha già denunciato, a reiterare la richiesta di tutela che, tra l’altro, aumenta il suo livello di disagio e di sofferenza. La solidarietà non basta”.

“Serve maggiore collaborazione tra le istituzioni che operano sul territorio - conclude - serve un sistema di controllo automatico delle situazioni di rischio, servono azioni educative e preventive, serve non perdere di vista il fenomeno generale e non perdersi nei particolari con cui gli assassini si autoassolvono e si difendono. Nello spazio di qualche giorno, una donna uccisa a Roma, un’altra che invoca protezione a Torino, e, ancora sabato, una ragazza che, nella periferia milanese, denuncia l’ex fidanzato che viene arrestato per stalking. Solo qualche giorno fa tre donne uccise nello stesso giorno. Fa più vittime la violenza maschile di quella mafiosa”.

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