Com’è difficile trovare una soluzione pacifica tra Russia e Ucraina

Scritto da  Pubblicato in Pino Gullà

© RIPRODUZIONE RISERVATA

pino_gulla_865eb_a280e_8b2cb_708ae_7bd60_dbe72_1b2ed_af80b_ab265_f0cb0_ec3b1_4918c_cd7de_e6a0f_21afb_73869_8db0a_bc2ae.jpg

Xi Jinping aveva promesso a Macron di sostenere la tregua olimpica, promossa dalla Francia, durante le Olimpiadi di Parigi e che ne avrebbe discusso con Putin al fine di un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. Ne aveva parlato con il Presidente della Federazione Russa senza, però, ricevere risposta. Come se non bastasse la proposta francese è stata completamente vanificata dalla successiva bocciatura del premier ucraino Zelensky che considera inaffidabile il capo del Cremlino. Intanto l’esercito di Mosca avanza su Karkiv, la seconda città dopo Kiev, anche se Putin cerca di tranquillizzare la politica e l’opinione pubblica mondiale affermando che la sua l’intenzione è di creare una zona cuscinetto tra i due Stati. La belligeranza continua; difficile la tregua.

Il saggio, Fine e Fini della guerra d’Ucraina, di Orietta Moscatelli e Mirko Mussetti, analisti di geopolitica, nel numero di aprile di Limes ci dà un quadro della situazione, a dir poco drammatica, attraverso le parole del direttore della Cia William Burns: “Esiste il rischio reale che l’Ucraina possa perdere sul campo di battaglia entro la fine del 2024”. Pertanto sono necessari ulteriori aiuti militari considerato <<il quadro alquanto disastroso>>. In particolare la mancanza di munizioni. È prioritario, a detta del funzionario degli Usa, difendere l’Ucraina; la guerra potrebbe durare a lungo <<con la stabilizzazione del fronte>>.  Così è stato votato l’ultimo pacchetto di aiuti militari “supplementari” dal Parlamento statunitense. Miliardi di dollari in armi con la disponibilità a tali finanziamenti pure della Spagna, del Canada e della Norvegia. E non bastano: “I nuovi aiuti militari dell’Occidente mirano ad impedire una totale sconfitta dell’Ucraina e contemporaneamente a convincere il Cremlino che conviene trattare mettendo sul piatto delle concessioni. (…) I 60,8 miliardi di dollari in aiuti militari (…) costituiscono una cifra notevole, ma certamente non sufficiente ad imprimere una svolta bellica. (…) Sono infatti inferiori a quanto messo a disposizione dalle Forze armate ucraine alla vigilia della fallimentare <<controffensiva >> della scorsa estate volta a liberare i territori”. Della carenza sono consapevoli i moscoviti: “[il nuovo pacchetto è] un modo per prolungare la guerra (…) piuttosto che ripristinare l’integrità territoriale del Paese invaso”. Molti fondi saranno stanziati per nuove munizioni e per la costruzione di nuove linee difensive. Gli Stati della Nato sono disponibili a dare armi ed equipaggiamento militare, ma non soldati, al massimo istruttori e volontari, ad eccezione di Macron che si trova isolato. È senz’altro significativo un passaggio del saggio di Moscatelli e Mussetti: “La retorica adottata tra i più bellicosi sostenitori della causa ucraina sulla necessità di approvare ulteriori stanziamenti economici e militari in favore di Kiev si lega spesso alla dicitura <<per non trovarci in futuro a inviare i nostri ragazzi>>”. Per quanto riguarda i due eserciti, il rapporto è di 5 a 1 a favore della Russia.

L’Ucraina ha bisogno di uomini per continuare la guerra; dopo due anni migliaia sono i morti e i feriti in entrambi gli schieramenti: “Diversi reparti andrebbero ricostruiti. Ma un conto è arruolare volontari attaccati a un forte sentimento patriottico (…) altro conto è indurre i cittadini meno coraggiosi (…) a imbracciare le armi”. E allora si cercano altri mezzi legali per l’arruolamento. Le nuove normative al riguardo approvate dal Parlamento ucraino: “Alcune norme negano l’accesso ai servizi pubblici (per esempio all’assistenza sanitaria) (…) per coloro che non abbiano effettuato la registrazione obbligatoria presso i centri di reclutamento. Sarà inoltre possibile revocare loro la patente di guida e a ogni famiglia dotata di due automobili potrà essere confiscato un veicolo affinché entri nelle disponibilità delle Forze armate. Soprattutto, il Parlamento ha approvato l’emendamento che abroga il paragrafo sulla smobilitazione dopo 36 mesi. Ai militari è dunque tolta la possibilità di congedarsi dopo tre anni di combattimento. Ai connazionali di genere maschile, residenti all’estero privi della documentazione che attesti la registrazione sarà negato il passaporto, costringendoli di fatto al rimpatrio (salvo clandestinità permanente o richiesta di asilo politico). Per questo motivo, prima dell’entrata in vigore della contestata legge (11 maggio 2024), si è assistito alla formazione di diverse code fuori dalle sedi consolari dell’Ucraina in Europa”. È stato deciso, inoltre, di abbassare l’età di leva da 27 a 25 anni. Il Parlamento ucraino ha approvato una legge in favore dei detenuti con reati non gravi di arruolarsi nell’esercito e combattere contro la Russia. Alla fine della guerra otterranno la libertà condizionale. Esclusi i condannati per pedofilia e per corruzione.

Con tali norme, sinteticamente elencate, il governo di Kiev mira alla “formazione di 500 mila uomini destinati alla difesa armata della Patria”; il servizio militare verrà sostituito “con soli cinque mesi di addestramento (tre mesi in tempo di guerra)”; in tal modo, però, difficilmente si potranno formare reparti attrezzati “alla totale riconquista territoriale”. Per quanto riguarda la situazione dei parlamentari: “Sono esentati dal servizio militare. Ma se non vogliono rischiare che il Parlamento venga sciolto è bene approvare ogni decreto presidenziale. L’attuale legislatura è scaduta nell’autunno del ‘23 e nessuna consultazione popolare è stata indetta in conformità ai dettami della legge marziale vigente. Questo permette a Zelensky di fare affidamento (…) alla maggioranza assoluta detenuta dal suo partito Servo del popolo. Ma se il Parlamento dovesse rifiutarsi di sostenerlo, [il presidente] potrebbe sempre sospendere la legge marziale per l’allestimento delle urne nelle regioni non occupate e relativamente sicure”. E in caso di sconfitta elettorale molti legislatori dovrebbero andare a combattere. Gli autori del saggio sottolineano: “Le elezioni del presidente si sarebbero dovuti tenere entro il 31 marzo di quest’anno. La democrazia in Ucraina è tecnicamente sospesa”. E Zelensky potrebbe “rimanere al potere a tempo indeterminato”. Le probabili prospettive certamente non positive: “In molti a Mosca si chiedono se non sia il caso di disconoscerlo come Capo di Stato legittimo, avendo esaurito il proprio incarico. Questo permetterebbe a Putin di ripagare con la stessa moneta l’omologo rivale, firmatario del decreto presidenziale 679/2022 che sancisce il divieto di intrattenere negoziati di ogni sorta con la Federazione Russa fintantoché il leader pietroburghese ne sarà il presidente”. Un tale futuro renderebbe legalmente impossibile qualsiasi negoziato e la guerra continuerebbe all’infinito, al netto di colpi di Stato contro l’attuale governo ucraino o di vittoria di Kiev sul campo di battaglia. Potrebbero, però decidere Usa e Russia un cessate il fuoco e si creerebbe uno <<scenario coreano>>, una divisione dell’Ucraina in due come è avvenuto nel 1953 con la partizione della penisola di Corea. Soluzione a cui Kiev non vuole neanche pensare.               

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Altro in questa categoria: « L’Italia minacciata dagli Huthi