Catanzaro - "Hai capito che va trovando Gratteri? I soldi dove sono!". È la preoccupazione per le indagini della Dda di Catanzaro e per la possibile aggressione ai patrimoni illeciti a emergere dalle conversazioni intercettate tra presunti esponenti della 'ndrangheta nella Sibaritide e nell'area di Corigliano-Rossano. Nelle carte dell'ordinanza cautelare del Gip di Catanzaro che, ieri, ha portato all'applicazione di 41 misure cautelari nella Sibaritide, di cui 24 in carcere e 17 ai domiciliari, il nome dell'allora procuratore della Dda Nicola Gratteri ricorre più volte, associato al timore di nuove operazioni e provvedimenti giudiziari. A suscitare particolare apprensione - secondo quanto trapela dai brogliacci dell'operazione Ginestra - sarebbe stato il pentimento di Nicola Acri, storico boss della cosca di Rossano e collaboratore di giustizia. I sodali temevano che le sue dichiarazioni potessero alimentare nuove indagini e portare ad arresti. "Ora è un anno che si è pentito Nicola... dopo sei mesi partono le indagini e da giugno ci si aspetta qualche provvedimento cautelare", dicevano, facendo riferimento ai tempi previsti per il deposito delle dichiarazioni dei collaboratori. Ma, oltre alle misure restrittive, a preoccupare era soprattutto la possibilità che gli investigatori individuassero e sequestrassero i patrimoni accumulati illecitamente. "Va a cercare i soldi dove sono, come fatto a Cirò con l'operazione Stige", osservavano, richiamando la maxi-inchiesta contro la 'ndrangheta crotonese.
La tensione emergeva anche nei discorsi sui sistemi di sorveglianza. Nei pressi di un bar di Rossano i sodali avrebbero individuato una telecamera installata per monitorare i loro incontri, reagendo con preoccupazione e valutando come impedirne il funzionamento.
Tra le ipotesi quella di coprirla con vernice o nastro adesivo; altri suggerivano di sollecitare i residenti dello stabile a rivolgersi direttamente alla Procura per ottenerne la rimozione. "Perché non la cacciano quelli del palazzo... dicono: caccia questa telecamera da là... a Gratteri", si sente in una delle conversazioni.
Click day manipolati e nulla osta venduti in nero
Duemilacinquecento euro in nero per ogni lavoratore straniero, in cambio del solo nulla osta all'ingresso in Italia e senza alcuna reale assunzione. Sarebbe stato questo il meccanismo attraverso cui la cosca della Sibaritide riconducibile a Damiano Pepe avrebbe trasformato le procedure del Decreto flussi in un business milionario, manipolando i cosiddetti click day. Secondo l'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ieri ha portato a 41 misure cautelari, attraverso una rete di aziende agricole e cooperative compiacenti sarebbero state inoltrate 1.254 domande, senza che seguissero contratti di lavoro o effettive prestazioni occupazionali.
Per gli inquirenti al vertice dell'organizzazione ci sarebbe stato Damiano Pepe, affiancato dal fratello Marcello, da Vincenzo Sibarella, detto Mario, da Rocco Azzaro e dal figlio Antonio. Un ruolo operativo sarebbe stato svolto da Antonio Angiò, conosciuto come "il professore", incaricato di raccogliere la documentazione e inserire le istanze sulla piattaforma ministeriale.
Tra gli imprenditori indagati per il coinvolgimento nel sistema figurano Domenico Arcidiacono, Luigi Benincasa, Walter Giovanni La Fauci, Giovanni Maulicino, Sandro Sibarelli e Santo Straface. Le intercettazioni documenterebbero le aspettative di guadagno del gruppo nelle giornate dedicate all'invio delle domande.
"Mangiamo e mangiamo un po' per ciascuno", dice Azzaro in una conversazione, mentre Marcello Pepe, commentando i conteggi delle somme incassate, parla di "duemila e cinquecento euro che ci entrano a noi". Le carte dell'inchiesta ricostruiscono anche le intimidazioni che sarebbero state utilizzate per riscuotere il denaro.
Il 16 gennaio 2024, a Marina di Sibari, Damiano Pepe, insieme al fratello Marcello e a Sibarella, avrebbe affrontato e picchiato Angiò, accusato di non aver consegnato tempestivamente le somme raccolte. "Ti ammazzo io", avrebbe gridato il boss, secondo quanto registrato dalle microspie.
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