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Lamezia Terme - La Corte di Cassazione, quinta sezione penale, ha accolto il ricorso presentato dalla Procura Generale di Catanzaro contro l’assoluzione di Peppino Daponte, disponendo così un nuovo processo d’appello bis davanti a una diversa sezione della Corte d’Assise d’Appello.

Per Daponte (difeso dagli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino e Renzo Andricciola) dunque la vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Pietro Bucchino non è conclusa. Dopo due condanne a 30 anni di reclusione e una successiva assoluzione, i Supremi giudici hanno rimesso in discussione l’intero impianto processuale relativo al delitto avvenuto a Lamezia Terme il 10 ottobre 2003.

Secondo l’accusa, Daponte sarebbe l’uomo che esplose cinque colpi di pistola calibro 38 contro Pietro Bucchino, 32 anni, uccidendolo tra le 21 e le 23.30 lungo una strada sterrata in località Savutano. I colpi sarebbero stati sparati da distanza ravvicinata. L’assoluzione era stata pronunciata nel luglio del 2025 dalla Corte d’Assise d’Appello, che aveva scagionato l’imputato con formula piena. Decisione contestata dalla Procura Generale di Catanzaro, che aveva impugnato la sentenza davanti alla Suprema Corte ottenendo ora l’annullamento con rinvio. Daponte era stato arrestato circa sedici anni dopo l’omicidio. Successivamente era stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, venendo meno i presupposti per la detenzione. Nelle udienze precedenti all’assoluzione, il procuratore generale aveva chiesto la conferma della condanna a 30 anni di carcere.