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di Virna Ciriaco.

Catanzaro - Conferenza stampa al centro polifunzionale della polizia di stato a conclusione dell’operazione Andromeda contro la cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte. Operazione coordinata dalla Dda catanzarese diretta dal procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo e condotta dalla Squadra Mobile di Catanzaro diretta da Rodolfo Ruperti e dalla Dia di Catanzaro. L'operazione, che ha visto la partepazione anche della Guardia di Finanza, arriva al termine di un'attività info-investigativa durata oltre due anni. Una conferenza stampa che ha avuto un unico coro, più volte ripetuto, ovvero che con l'operazione "Andromeda si è data una grande opportunità ai lametini che da oggi non hanno più alibi per dire lo Stato non c’è”. Sempre nel corso della conferenza stampa si è aggiunto, inoltre, che potrà ancora esserci chi chiederà il pizzo per i detenuti o per infilarsi negli spazi lasciati ora vuoti ma il grosso delle cosche, ed i capi, sono in prigione e la città ha una grande opportunità per denunciare senza più paura di eventuali nuove minacce.

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Racca: Attività lunga due anni che ha portato a brillanti risultati

“Si  tratta di un’attività che giunge a conclusione di una fase prolungata di polizia giudiziaria durata circa due anni che ha portato a brillanti risultati. L’attività, lo ricordo, è stata coordinata dalla Procura Distrettuale, dalla Squadra Mobile, dalla Direzione Investigativa Antimafia e Guardia di Finanza portando a questi brillanti risultati”.

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Procuratore Lombardo: speriamo di aver dato più libertà a politica, imprenditori e tutti i cittadini

"L’operazione Andromeda conclude lavoro Procura Distrettuale condotto con il supporto di tutte le forze di polizia giudiziaria che hanno operato su Lamezia dandoci, in questi anni, un grande sostegno. Tutto parte da una sentenza che si chiama “Tabula Rasa” che costituisce precedente dell’operazione di oggi. Devo dire che quando venni qui alla Dda trovai su Lamezia una situazione desertificata. Noi abbiamo aggredito in maniera, non dico violenta che non appartiene allo Stato, ma significativa e intensa la cosca Giampà e poi, dopo tante operazioni contro cosca Giampà e dopo tutti i pentimenti (prima dei gregari e poi del reggente) siamo riusciti a colpire tutta la cosca e anche i Torcasio. Questi contributi, assieme a tutta una serie di altri elementi e attività tecnico-investigativa ci hanno consentito di delineare con successo tale risultato. C’è da dire che diversi soggetti che oggi colpiamo hanno precedenti di 416 bis ma oggi cosa rivelano le indagini? Innanzitutto che questa è la cosca che colpiamo per ultimo. Perché è una cosca di mafia imprenditrice, di elite, che sfugge di più. L’operazione di oggi dimostra un'incerta definizione nei rapporti con gli imprenditori. La cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte è in situazione di costante non belligeranza con la cosca Giampà per il comune interesse nel limitare quella dei Cerra-Torcasio-Gualtieri. Le indagini hanno fatto luce su due omicidi ed un tentato omicidio rivolti proprio nei confronti della cosca Torcasio scaturiti dopo omicidio di Cannizzaro Giuseppe. Qui noi troviamo che gli imprenditori sono succubi del potere di questa cosca e pagano, ma non solo. Vanno anche a casa e gli presentano il “fiore”, che consiste in 3.000 o 6.000 euro. Casi in cui un imprenditore viene spolpato dalla cosca e che imprese di quest’ultima fiorivano proprio perché, ad esempio, prendevano il materiale da Mazzei e non lo pagavano. C’è un imprenditore che ha dovuto pagare albergo anche alle donne. Abbiamo altri imprenditori che pagavano anche 30.0000 euro. In questi reati come le estorsioni, gli Iannazzo spesso agiscono insieme ai Giampà e si spartiscono proventi.  Abbiamo poi la vicenda dell’imprenditore Perri che, per risolvere i conflitti finanziari con fratello diventa mandante della gambizzazione del fratello stesso.

Poi c’è anche la vicenda del Lidl che non è solo contro ordine civile e sociale della città ma anche contro libertà d’impresa. Infatti, l’imprenditore che aveva pagato 500.000 euro per il terreno dove far sorgere il supermercato è stato intimidito da cosca per cercare di fargli vendere. Una portata internazionale visto che c’è anche un prestanome dall’Irlanda. C’è poi anche imprenditore del Veneto originario di Lamezia che è tra gli imprenditori collusi. Si potrebbe dire che ci sono imprenditori collusi, quelli vittime e quelli che, pur essendo vittime, parlano solo se sono costretti e negano perchè sperano nella protezione.
Gli Iannazzo sono cosca potente, con potenza vicino a quella delle cosche della Piana di Gioia Tauro e del reggino più importante e che, pur in assenza di gradi di ‘ndrangheta (loro infatti dicono in delle intercettazioni “noi delle doti non ce ne frega niente”), i loro rapporti con i capi di queste altre cosche sono intensi e stretti. Ad esempio Fiarè dice che “quando uno chiama a Iannazzo non gliene frega niente ma quando lo chiamo io…”. Ecco, spero oggi di avere una Lamezia più libera, di avere assicurato più libertà alla politica, agli imprenditori ed a tutti i cittadini. Mi auguro che questa operazione contribuisca a far stringere la società lametina vicina allo Stato nel suo complesso. Un punto fermo, una situazione che può diventare duratura ma se si calano le braghe e si presentano con il cappello in mano a chi gli chiederà ancora la mazzetta allora nona avremmo risultati duraturi”.

Bombardieri (procuratore aggiunto): ora cittadini hanno condizione ideale per ribellarsi e denunciare chi proverà ad infilarsi in spazi lasciati vuoti

“Si tratta di un’azione dura, riflessiva, decisa, ferma e determinata nei confronti della criminalità del lametino. Importante perché ci dà idea delle forze in campo. Argomento fondamentale che ha impegnato tanto la polizia che la magistratura. Sono attività coordinate dal procuratore Romano mentre ordinanza è a firma del dottor Commodaro. Romano, devo dire, ha lavorato anche durante i dibattimenti attualmente in corso di Medusa e Perseo. Noi non possiamo non far sapere che abbiamo sei sostituti per sette circondari. Se ci fosse stato organico più numeroso avremmo risparmiato qualche mese. Le indagini hanno evidenziato un' importantissima collaborazione tra le forze di polizia in fasi d’ investigazione pura e  accertamenti patrimoniali con ricadute nel capo societario e che ha riguardato diverse zone in Italia e all’estero. Iannazzo, ad esempio, è stato monitorato all’estero che dava indicazioni a società intestate fittizziamente. Si sovrappongono vari piani. Daponte-Cannizzaro più militare mentre Iannazzo dedita a ramo imprenditoriale e reinvestimento nella famiglia. Ci sono, a questo riguardo, tutta una serie di elementi che saranno sviluppati successivamente. Si tratta di un risultato importante che ci ha consegnato che tutte le famiglie sono state oggetto d’indagini da parte della Dda.  C’è da dire che ancora si mettono le bombette, ci sono dei rigurgiti. E’ vero. Ma è altrettanto vero che con tutte le operazioni effettuate negli ultimi anni i cittadini di Lamezia si trovano nella condizione ideale per ribellarsi e denunciare le nuove leve che cercheranno adesso d’ infilarsi negli spazi lasciati vuoti. Per Lamezia c’è la possibilità di denunciare senza il timore di una criminalità organizzata tale da poter veramente intimidire. Quindi i commercianti ed imprenditori inizino subito a denunciare, sin dalla prima bottiglia che qualcuno metterà per riappropriarsi del territorio  o per chiedere i soldi per i detenuti”.

Cortese (direttore dello Sco): Da domani i cittadini non hanno più alibi, lo Stato c’è

“Volevo, con la mia presenza qui oggi, lanciare l’auspicio dell’importanza di liberare spazi di libertà e democrazia. Oggi possiamo dire che il popolo lametino non ha più alibi nel dire 'siamo soggiogati'. Con questa composizione lo Stato ha detto di esserci nonostante spazi che altri dovrebbero o vorrebebro occupare da domani. La gente pensa che noi sappiamo chi sono e non li arrestiamo. E' un luogo comune. Ma non è che anche se sappiamo chi sono o sappiamo si chiama  chiama Iannazzo è automatico che dobbiamo arrestarli. Ci vogliono prima le prove. Oggi ci siamo arrivati. Quindi da domani mattina il cittadino di Lamezia non ha più alibi per dire lo Stato non c’è. Ci auguriamo come Stato che chiunque da domani si presenti in Procura per denunciare quello che sta subendo, o continua a subire o potrebbe subire in futuro dalla criminalità”.

Ruperti (capo squadra mobile Catanzaro): per Giampà gli Iannazzo erano modello perché non si sporcavano mani

“Io appena arrivai a Catanzaro alla Mobile ricordo c’era il procuratore aggiunto della Dda Borrelli e la prima delega che mi diede fu quella sulla famiglia Iannazzo che era una cosca, dal punto di vista giudiziario, che non era mai stata toccata. Con l’attività investigativa abbiamo ricostruito due distinte cosche di cui quella Cannizzaro-Daponte è satellite alla cosca Iannazzo che è cresciuta molto per non essere mai stata “toccata” ma che ha un passato di morti anche nella loro famiglia. Gli Iannazzo hanno stretto alleanza con cosca avversa, i Giampà, in nome di un comune nemico, i Torcasio. Abbiamo ricostruito i legami attraverso  i racconti dei collaboratori di giustizia, tra cui Giuseppe Giampà per il quale, la cosca Iannazzo rappresentava un modello, un punto di riferimento, un modello perché non si sporcavano le mani. Il punto di svolta è l’omicidio di Antonio Perri nel 2003 perché costruendo il centro commerciale a Maida, si spostavano gli interessi commerciali della cosca. Il pizzo gli imprenditori che pagavano ai Torcasio, dopo lo avrebbero dovuto pagare all’altra cosca perché competente su quella parte di territorio. I Torcasio iniziano a fare telefonate minatorie a tutti i commercianti del centro commerciale. Questi commercianti non pagano, perchè comunque si sentono protetti, e vengono a fare denunce. I Torcasio hanno ucciso Antonio Perri e lo uccide Paciullo Nicola con la complicità di un altro elemento della cosca Torcaiso, ovvero Governa. Poi c’è l’episodio della sottrazione della bara di Perri. Intervengono diverse cosche calabresi per aiutare faida a Lamezia. In questa circostanza gli Iannazzo non accettano compromessi e bara esce fuori e c’è la tregua. E questo sancisce ‘matrimonio’ tra famiglia Perri e la cosca Iannazzo. La nostra ricostruzione poi ha permesso, anche grazie a collaborazione imprenditore, di vuotare il sacco con rapporti cosca Iannazzo.  L’ imprenditore che pensava di essere protetto da Iannazzo, ma erano loro che gli facevano estorsione tramite i Giampà. Oggi abbiamo preso anche Gennaro Pulice che pensava di stare tranquillo in Piemonte ed è autore di omicidi e in passato voleva anche farsi una sua famiglia di ‘ndrangheta. Era fuori ora e pensava di essersela scampata, ma noi oggi siamo andati a prenderlo”.

Scillia (capo Centro Dia di Reggio Calabria): cosca capace di relazionarsi con incisività e pericolosità che deve far riflettere

"L’importanza e la straordinaria pericolosità della cosca Iannazzo, oltre che per le attività illecite, emerge  anche in altri aspetti d’ alleanze che mettono in evidenza  ottimi rapporti con i Bellocco e Pesce oltre che con i Mancuso e la cosca di Filadelfia. Una cosca capace di relazionarsi a tutto tondo con incisività e pericolosità che deve fare riflettere. C’è proiezione imprenditoriale della cosca Iannazzo che ha dimostrato di avere nell'intera vicenda criminale. In particolare, ha instaurato un ruolo nell’imprenditoria locale con interposizione fittizia di società e la capacità di gestione con prestanomi insospettabili intestatari formali delle aziende e che saranno sempre sotto controllo del capo cosca Iannazzo, Oltre a questo aspetto c'è anche la realizzazione di un centro commerciale e come estromettere un imprenditore nella fase di realizzazione mettendo suoi uomini. Ultimo aspetto è quello di aver stigmatizzato la convivenza di un medico per falsi certificati a componente cosca Iannazzo per finalità della cosca stessa”.

Turi (Direttore Dia Catanzaro): falsi certificati per agevolazioni in materia di legislazione sul lavoro

“Le nostre indagini sono partite sin dal 2008 quando Iannazzo Vincenzino era in territorio estero per evitare vincoli di natura giudiziaria ma aveva un reticolato fitto messo in luce e che con compartecipazioni organiche riusciva a gestire non solo “Tirrena Costruzione” e “Cascina della bontà”, ma anche procacciare affari mediante sodali che erano in contato con il capo cosca. Tutto questo con il classico metodo dei pizzini, messaggi recapitati al capo cosca che arrivavano in terra d’origine con istruzioni alle società a cui facevano capo. Si tratta di area grigia, fatta da professionisti. Abbiamo scoperto anche attività di due professionisti funzionali alla cosca che facevano in modo di favorire medico che attestava patologie di alcuni dipendenti di Iannazzo per avere agevolazioni in materia di legislazione sul lavoro. Si tratta, quindi, di confini labili e c’è stata difficoltà ad individuare interessi definiti della cosca”.

 

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