
Cosenza - Parte a Cosenza la caccia al tesoro di Alarico. I “lavori preliminari”, programmati per un semestre, saranno, da qui a poco, rivolti alla ricerca della tomba e degli ori di Alarico, il re dei Goti morto nella città dei Bruzi intorno al 410 d. C. e sepolto con le sue ricchezze nel letto del fiume Busento, e questo secondo una leggenda storicamente accreditata da Cassiodoro, letterato e storico calabrese, prima, e dallo storico tedesco Jordanes, poi. Il programma della ricerca, che non esclude operazioni di scavo, è stata presentata stamane alla Camera dei deputati dal sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto. Saranno impegnate risorse limitate ed impiegate tecnologie di ultima generazione. Concorre al sostegno della iniziativa la Fondazione Carical. Stando alle fonti storiche, il re barbaro sarebbe stato seppellito con il suo cavallo e il bottino proveniente dal sacco di Roma, valutato in 25 tonnellate di oro e 150 d’argento. Numerosi ricercatori, che soprattutto dall’ottocento in poi hanno tentato l’impresa, compresi quelli inviati negli anni trenta del novecento da Hitler, non sono riusciti a rinvenire tracce del preziosissimo tumulo. Il sindaco di Cosenza si predispone, verosimilmente, all’ultimo tentativo destinato a rendere storica la leggenda sul tesoro di Alarico.
Il tesoro di Alarico è il più grande tesoro della storia dell’umanità. E’ stato calcolato che il suo valore materiale equivarrebbe a circa un quinto del Pil italiano. Ma la sua importanza storico-culturale è enorme, mentre la sua incidenza circolare nell’indotto, a cominciare dal turismo, sarebbe tale da risollevare, apprezzabilmente, le sorti economiche del Paese. Il sindaco di Cosenza crede possibile il “miracolo”. Il bottino del sacco di Roma, poco prima della morte del re barbaro, comprendeva una gran parte delle razzie di guerra consumate dai Romani in otto secoli di conquiste. I Goti ebbero tutto il tempo per impadronirsene. Nel tesoro sepolto con il cadavere di Alarico si troverebbe uno dei beni più preziosi della storia di sempre, la famosa Menorah, il candelabro a sette bracci simbolo della religione ebraica, 70 chili d'oro e d'argento trafugati dall'imperatore Tito nel 70 dopo Cristo e finiti nel patrimonio di Alarico. Secondo lo storico tedesco Jordanes, per scavare la tomba vennero scelti dei prigionieri che deviarono temporaneamente il letto del fiume Busento. A sepoltura avvenuta, essi ripristinarono il normale corso del fiume. Dopodiché furono uccisi, proprio per mantenere il segreto della tumulazione, realizzata in tutta aderenza alle tradizioni dei Goti.
L.M.P
© RIPRODUZIONE RISERVATA