
Reggio Calabria - La Calabria, sempre ultima nella graduatoria delle positività nazionali, acquisisce – a sorpresa - un primato, quello della scrittura o, meglio, scrittura creativa. Chi ha seguito lo svolgimento della seconda edizione del Premio letterario nazionale “La Giara”, promosso da Rai e Rai Eri, dalla conferenza stampa di fine marzo al convegno di San Luca, dove sono stati presentati i risultati regionali del Concorso di narrativa, avrà colto come la partecipazione dei giovani scrittori abbia fatto registrare, per quantità, picchi superiori ad ogni altra regione d’Italia. Abbiamo a disposizione i dati ufficiali forniti dalla sede regionale della Rai sulla base di quelli scaturiti a livello nazionale. Il Premio – va ricordato – è articolato su base regionale ed è riservato ai giovani scrittori dai 18 ai 39 anni. L’iniziativa, assunta dalla massima azienda culturale del Paese, è considerata la più grande operazione di scouting letterario in Italia.
Ebbene, dai dati risulta che la Calabria è al quarto posto della graduatoria, dopo il Lazio, la Sicilia e La Lombardia e prima della Campania, della Puglia, della Toscana e del Piemonte. Non solo. Nella graduatoria delle province, Cosenza è al terzo posto, dopo Roma e Palermo e prima di Napoli, Firenze, Genova, Milano e Torino. Le cifre diventano ancora più clamorose nel rapporto tra il numero delle opere partecipanti e quello degli abitanti: la Calabria, tra le regioni, e Cosenza, tra le province, si attestano al primo posto delle rispettive classifiche. Già lo scorso anno, c’erano stati segnali molto significativi, che ponevano la Calabria al quinto posto. Evidentemente, gli sviluppi sono stati tanti e tali da incentivare nei giovani scrittori la voglia di confrontarsi, di saggiare le proprie qualità, di comunicare. La Calabria legge poco, ma scrive molto. Sarebbe un errore enfatizzare tali esiti e magari giungere a conclusioni fuori misura. Tuttavia, i dati non possono essere ignorati e se, da una parte, devono – come devono - restare svincolati da ogni interpretazione interessata e da qualsivoglia tentazione di stampo provincialistico, dall’altra, devono passare al vaglio di qualche non inutile riflessione.
E’ vero: quantità non significa qualità. Ma perché liquidare tutto sotto il peso schiacciante del velleitarismo? Perché sbarazzarsi di un segnale, se non proprio di un fenomeno, che evidentemente è emerso – come mai prima – dal mondo delle nuove generazioni di questa periferia? Perché fischiettare indifferenza e incoraggiare disimpegno delle istituzioni? Il presidente della giuria regionale, Mario Bozzo, già docente di Lettere al Liceo classico “Telesio” di Cosenza, uno che la materia la mastica, eccome!, ha più volte ripetuto che nella quantità c’è molta qualità, “una qualità – ha annotato – che, non di rado, viene compromessa da errori di ortografia e di sintassi, riconducibili ai limiti della scuola più che alle lacune di questi giovani scrittori”. Spesso ci sono idee, capacità di narrazione e acume tecnico, ma, altrettanto spesso, mancano attrezzi elementari, tutti ancora riparabili. Dal Premio è stata lanciata un’idea: la istituzione di un Laboratorio di scrittura creativa in Calabria. Un Laboratorio che assuma il ruolo di una vera e propria scuola di livello universitario che possa formare operatori culturali d’ogni genere per l’affinamento di professioni e di sensibilità che, altrimenti, rimarrebbero inespresse e relegate definitivamente nei cantucci delle frustrazioni. Ne prendano nota le istituzioni.
R.P.
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