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Lamezia Terme - È stato organizzato in preparazione del convegno nazionale che si terrà in gennaio su tema analogo, l’incontro dal titolo “Crisi della Democrazia e della Rappresentanza” indetto a Lamezia dal coordinamento regionale dell’Associazione ex Parlamentari della Repubblica. Ospiti del presidente regionale onorevole Costantino Fittante, tre relatori d’eccezione: l’onorevole Massimo Villone, professore emerito di Diritto Costituzionale presso l’Università Federico II di Napoli, l’onorevole Giuseppe Gargani, già sottosegretario al Ministero della Giustizia e vicepresidente nazionale dell’Associazione, il professor Giap Parini, docente e ricercatore al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Unical. La discussione si è focalizzata sui sintomi, sulle cause e sui possibili sbocchi o soluzioni della crisi della democrazia, una crisi dai connotati sempre più ampi e allarmanti, sia in rapporto al dilagante fenomeno del populismo, sia in rapporto al fenomeno correlato delle infiltrazioni mafiose, trattato in particolare da Parini.

Secondo Villone, espressione della crisi sarebbero anche “i contrasti tra gli esponenti dell’alleanza di Governo che esplodono ormai in maniera pubblica ed evidente”, e tali forme di opposizione, ribattezzate, parafrasando una definizione propria della prima Repubblica, come “divergenze parallele”, non sembrano più trovare un terreno comune. Tale terreno era costituito a quei tempi da una “condivisione di valori fondamentali, di confini non valicabili che avevano come premessa comune la presenza di cultura costituzionale condivisa, che teneva insieme i soggetti politici pur nella inevitabile conflittualità.”  Una tesi unanimemente condivisa dal tavolo dei lavori, quella di Villone, il quale aggiunge che nei primi anni ’90 il terreno si sgretola con l’ingresso in campo di forze politiche nuove, che non hanno conosciuto la genesi nè la stesura comune della carta costituzionale e che antepongono ai suoi valori l’ottenimento del consenso popolare. Si parla, in un primo momento, della Lega e di Forza Italia, e delle modifiche alla Costituzione successive alla dodicesima legislatura, in particolare l’introduzione del sistema maggioritario, che “se può andar bene in un sistema bipolare, inserito in un contesto tripolare rischia di portare al potere una minoranza del paese con l’attribuzione di un premio di maggioranza tale da stravolgere la rappresentatività dell’assemblea.” Questo potrebbe portare, sotto un governo leghista, ad una sotterranea e irreversibile “secessione dei ricchi”, con danni irreparabili per il Mezzogiorno d’Italia.

E si rischia il tracollo anche secondo Gargani, soprattutto qualora si commetta l’errore di dare per scontato il proseguire eterno di un fenomeno umano come la democrazia, e il conseguente mantenimento delle libertà individuali, che “non vanno solo mantenute ma costantemente riconquistate, perché sono sempre diverse in relazione ai tempi che cambiano.” Tempi che purtroppo recherebbero attualmente impresso il marchio del populismo, termine che secondo una definizione pubblica offerta dal premier Conte, significherebbe scandalosamente “interpretare il popolo che ci ha votato”. Non secondario per importanza il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nella politica. Infatti, secondo Parini, a parte il “capitale della violenza” e del “capitale economico”, fra le frecce al suo arco la mafia gode di un non indifferente “capitale sociale”, ovvero della capacità di entrare in rete con altre entità, in primis politiche, per ottenere consenso. In particolare Parini ricorda i 110 provvedimenti di scioglimento per infiltrazioni mafiose posti in essere in comuni calabresi dal  ’91 ad oggi, ovvero più di quanti se ne sono verificati in Campania, che ha una popolazione tre volte maggiore, nello  stesso arco di tempo. Ma perché la ‘ndrangheta infiltra anche piccoli comuni? Se non è solo per ottenere altrettanto piccoli benefici – di cui non ha bisogna avendo un fatturato annuo miliardario – lo fa per “avere i piedi ben piantati nella sua terra”, dice Parini, una caratteristica che appunto le apporta una rete di contatti tale da garantirne l’affidabilità: una caratteristica molto gradita sul mercato transnazionale del traffico di droga.

Giulia De Sensi

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