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Raimondo Galeano nasce a Catanzaro nel 1948. Giovanissimo si trasferisce con la famiglia a Bologna, dove, negli anni Settanta, lavorerà come tecnico del suono presso un’azienda importatrice di strumenti musicali dall’America che gli consentirà di conoscere cantanti della musica leggera come Mina e Gianni Morandi. Segue i loro concerti anche a Roma, e qui avviene il suo ingresso nel mondo dell’arte: erano gli anni della vivace stagione artistica della Pop Art italiana.

Conosce Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, ma nonostante ciò Galeano matura uno stile del tutto personale basato sull’impiego di pigmenti luminosi. Il suo percorso prende avvio con un iniziale approccio alla pittura tradizionale, basata sull’uso della tela, del pennello e del colore; ma la sua profonda conoscenza in materia d’arte, consolidata da approfonditi studi fisico-scientifici su Isaac Newton, portano l’artista a intuire che “il colore non esiste, poiche’ rivelato dalla luce, la quale costituisce l’unico strumento valido per dar vita alle forme degli oggetti che ci circondano”. Ed è sulla base di questo credo che egli comincia lentamente a distaccarsi dal colore per giungere, intorno agli anni Novanta, ad una vera e propria rottura. In questi anni emerge a livello internazionale, partecipando a numerose fiere e mostre.

Non ha mai perso il contatto con la sua città natale, infatti, nel 1974  prende parte ad una mostra collettiva svoltasi presso il Circolo Unione di Catanzaro, per poi ricomparire nell’Aprile del 2015 presso il museo Marca. Da domani, le sue opere saranno presenti presso la prestigiosa Biennale di Venezia. (fv)

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