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Catanzaro - “Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare” diceva Jorge Luis Borges, alludendo anche all’alone non indifferente di mistero dal quale è circondato. Eppure, esso è sempre stato, col passare degli anni e dei secoli, fonte d’ispirazione dei più svariati poeti e letterati, tra cui Verga, Leopardi e Ungaretti. E questo importante elemento della nostra esistenza è stato anche al centro dell’incontro di venerdì pomeriggio dal titolo “Mare e poesia: dal naufragio al porto”, tenutosi presso la Piadineria Romagnola di Catanzaro Lido, durante il quale l’avvocato, giornalista e poetessa Daniela Rabia ha allietato i presenti con interessanti riflessioni che, partendo dalla sua opera poetica “Naufragio alla vita”, hanno attraversato le più disparate pagine di letteratura e poesia aventi come fulcro del pensiero proprio l’immensa distesa d’acqua. L’incontro, organizzato con la collaborazione di Kalabrian H2O e Alba Calabra e introdotto da Gianluca Bellacoscia, ha cercato di risaltare la particolarità, ma nello stesso l’essenzialità dell’elemento acqua=vita, in tutte le sue sfaccettature. “Il poeta è un naufrago”, ha citato la Rabia, “il quale a un certo punto della sua esistenza si smarrisce e ottiene una reductio ad unum attraverso i suoi versi, dunque un sicuro riscatto”.

Del resto, ha spiegato la poetessa alludendo al titolo della sua raccolta, il naufragio alla vita non è una visione pessimistica delle cose, ma proprio questo riscatto che viene offerto al poeta e di conseguenza ai suoi lettori. Del resto, la prima poesia della sua opera, che dà il titolo alla stessa, rispecchia anche questo concetto, nonostante apparentemente lasci trasparire il contrario. La stessa disposizione delle poesie all’interno del volume è stata organizzata secondo il colore: partendo dal nero, in rappresentanza dei pensieri cupi, attraverso il viola (smembramento interno della persona), il bianco (annullamento dei colori e purezza) e il rosso (il cui emblema fondamentale è il papavero), si giunge infine alla cera, come per rappresentare la tenuità della tinta, in modo da plasmare l’umanità attraverso le nostre idee. Sembrerebbe dunque che il mare e le sue sfumature siano le principali fonti ispiratrici dell’autrice. Eppure non è realmente così: la Rabia ha infatti spiegato come, dopo un periodo di amore e contemplazione del mare, la sua osservazione si sia spostata verso la montagna, specificando altresì come nella prospettiva che va dalla montagna al mare non siano visibili barriere, che invece è più probabile incontrare con lo sguardo rivolto dal mare verso la montagna. Ma entrambi gli elementi hanno qualcosa in comune, come la concentricità del tronco degli alberi che ritorna ad esempio nei cerchi concentrici formati dal lancio di un sasso nell’acqua. Dunque il mare che ritorna attraverso la poesia e si fa purificatore dell’anima: queste tre parole chiave hanno poi come anello di congiunzione il concetto di infinito, come ha anche magistralmente dimostrato il poeta di Recanati nell’ultimo verso dell’omonima poesia, in cui “il naufragar mi è dolce in questo mare”. Perché il mare, come lascia intendere Leopardi, è anche silenzio, un silenzio che ha una sua musica interna e una dolcezza tali che nessuna parola potrebbe eguagliarli. E da qui è facile ricollegarsi infine alla spiritualità, che costituisce un altro nesso tra mare e poesia, così come lo è l’identità, quella di ciascuno di noi, l’unica capace di valorizzarci singolarmente pur all’interno della collettività.

M.L.

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