Salta al contenuto principale

giuia1.jpg

Lamezia Terme – Si chiama “La casa sull’altopiano” il romanzo di Giulia De Sensi presentato, in un’anteprima intima e partecipata, nella biblioteca comunale di Pianopoli, con a fianco Daniela Lucia e Marco Dattilo. Una storia forte, nella quale è il ‘segreto’ circondato dal ‘mistero’ a fondarne la traccia che inchioda il lettore in una dimensione di suspense, e che ne resta affascinato. Un romanzo che l’autrice ha tenuto per lungo tempo nel cassetto, e che aveva quasi rimosso, poi ritrovato e posizionato tra realtà e fantasia a suscitare emozioni e riscoperte personali. 

L’altopiano e il bosco rappresentano il luogo, dunque l’habitat naturale nel quale si cala la storia, luogo particolarmente conosciuto da Anna che lì nasce e lì continua a vivere, luogo ritrovato da  Sandro. I due protagonisti , infatti, seppur in momenti differenti, saranno legati per sempre all’altopiano. Da qui emerge l’altro fondamentale dato di lettura: la memoria. “Cos’è la memoria rispetto ai luoghi” – alla domanda di Daniela Lucia, l’autrice afferma “Sono le linee direttrici nel romanzo, sono due cose interconnesse, e grazie alle quali ci si orienta. Mi sono ispirata al paesaggio della Sila e al Golfo di S. Eufemia”. Ma oltre al luogo fisico c’è anche il luogo simbolico. “L’altopiano è l’infanzia, un luogo mitico e bellissimo ma anche il luogo in cui risiede la radice del male” – dice ancora la De Sensi.

In tema di letteratura e di scrittura, l’autrice ribadisce un concetto importante “La scrittura è spremere e filtrare qualcosa che hai dentro, ma anche sterilizzare, a volte la scrittura fa anche soffrire. Anna parla di ‘sangue’, nei libri veri c’è il sangue. Lungi da me dal voler affermare che tutti i libri siano uguali, anche perché tutti i tipi di sangue sono diversi”. Tra i due personaggi, l’autrice afferma di essersi attaccata maggiormente a Sandro, che rispetto alla staticità di Anna risulta essere più dinamico. Quanto alla forma e alla cifra stilistica, Giulia De Sensi afferma di aver scelto quella che più si adatta al suo essere e al suo sentire “La storia con tutti i suoi linguaggi è il percorso naturale della mia scrittura, non c’erano altre possibilità”. Marco Dattilo, poco prima della conclusione conduce l’autrice al tema dell’altrove. Un tema che nella contemporaneità del presente risulta sfuggente. “C’è un altrove ovunque, c’è la possibilità di immaginarlo – continua Giulia De Sensi – la fantasia a volte può essere il modo per giungere alla realtà”. Un po’ come restare ‘prigionieri’,  un po’ come restare incantati da un altro popolo.

La casa sull’altopiano ricorda il ‘ritorno’ alla letteratura, quella un po’ scomparsa negli ultimi tempi. La casa dai mattoni rossi dentro la quale è celata una verità divisa in due. Un segreto che coincide con il male. “Il male non viene mai mostrato – conclude l’autrice – anche nei manoscritti bizantini, lo stigma, il male non veniva mai nominato perché equivaleva al non evocarlo. Il lato oscuro che sublimato da vita a qualcosa, e spesso sono le immagini migliori”. Chissà che attraverso La casa sull’altopiano l’autrice abbia inciso la linea di demarcazione tra realtà e fantasia cogliendo sottili aspetti autobiografici?

V.D.

giulia2.jpg

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.