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Lamezia Terme - Si è tenuta a Palazzo Nicotera, nell’ambito delle manifestazioni per il Maggio dei Libri, la conferenza “Fabrizio De Andrè, La Buona Novella e i Vangeli Apocrifi”. Relatore unico l’avvocato Lino Grandinetti che, a causa dell’assenza del correlatore Pino La Scala, ha condotto da solo la conferenza, incentrata sul rapporto fra l’opera antologica di De Andrè “La Buona Novella” e il vangelo di Giacomo e dello Pseudo-Matteo, entrambi apocrifi ma ampiamente accreditati dalla tradizione popolare lungo tutto il Medioevo e parte del Rinascimento, tanto da essere presi a modello da Giotto per i famosi affreschi della Cappella degli Scrovegni.

Secondo le parole di Grandinetti “scritti di grande potenza immaginifica ed evocativa”, i vangeli apocrifi furono successivamente accantonati per via dei contenuti fantastici, perché d’ignota provenienza e d’autore ignoto. Ma il loro fascino ha colpito fortemente la fantasia del celebre cantautore genovese che ha, infatti, ricalcato fedelmente su di essi l’intera prima parte dell’Album “La Buona Novella”. La seconda parte del lavoro - molto più libera e, secondo Grandinetti, “quasi blasfema”- è quella in cui si ravvisano però in maniera più esplicita elementi della sua poetica umana e dissacrante: testi come “ Il Testamento di Tito” ne sono la dimostrazione.

“Non si può fare un’interpretazione etica delle canzoni di De Andrè” dice ancora Grandinetti, “si può tentare invece una lettura del suo mondo poetico”. Quel mondo poetico Grandinetti lo incontra a Pisa, negli anni della contestazione, quando ancora molto giovane si avvicina ai testi di De Andrè e decide di studiarli per comprenderne la genesi. Frutto del suo percorso di ricerca, la conferenza è stata supportata dalla proiezione degli affreschi di Giotto e dai quadri della mostra “Le Nuvole di Fabrizio De Andrè” allestita in collaborazione con la Provincia di Cosenza   nella sale di Palazzo Nicotera.

Giulia De Sensi

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